Calcio: Solo la guerra, prima del coronavirus, riuscì a fermare la Jesina. Il futuro?

4' di lettura 02/06/2020 - Tutti in attesa di conoscere il futuro della Jesina e l’impressione è che ne vedremo delle belle, anzi, consentiteci l’ironia, delle brutte.

Se non fosse per il campionato fallimentare, sotto tutti i punti di vista, prima ancora che pensare alle vicende societarie, ci sarebbe da arrabbiarsi con la LND, che ha previsto retrocessioni a tavolino in serie D, unico campionato italiano e prendere tale provvedimento.

Ha fatto bene la società a unirsi alle altre trentuno che hanno inoltrato ricorso, contro questa decisione, poi qualcuno dovrà spiegare alla città se e come la Jesina potrà ripartire.

Un paio di giorni fa, mi ha contattato un tifoso, allarmato e arrabbiato, che ha chiuso la telefonata con un commento ironico:

«Potremo dire grazie agli attuali proprietari, perché lasceranno alla Jesina svariate alternative, serie D, Eccellenza, Promozione, Prima, Seconda e Terza Categoria!»

Intanto proviamo a correre indietro nel tempo. Il ciclone coronavirus si è abbattuto anche sul mondo del calcio, lasciando prematuramente Jesi senza la sua Jesina. Forse ci avrà guadagnato l'erbetta del Carotti, anche quest'anno spleacchiato. Non è la prima volta: segnatevi questa data, 24 marzo 1940, esattamente ottanta anni fa, settimana più settimana meno.

Il campionato è quello di serie C; scrive Giuseppe Luconi, nel suo libro “Una squadra chiamata Jesina” - edito dal Gruppo Editoriale Informazione, GEI:

“La stagione 1939/40 è la più sofferta per la Jesina perché la gloriosa società finirà ingloriosamente, travolta da una situazione organizzativa e finanziaria divenuta insostenibile. Già ad una settimana dal via la squadra ha corso il rischio di non partire, per mancanza di quattrini. Ed anche quando è partita, lascia intendere di potersi arenare da un momento all’altro perché le casse della società sono ostinatamente asciutte: in una occasione la troupe dei Leoncelli riesce a prendere il treno per recarsi in trasferta grazie a Sempronio Leoni che, nel tentativo la Jesina, paga per tutti, di tasca propria”.

Una storia che si ripeterà, come ben sappiamo, ai giorni nostri. La rosa di quell’anno viene rivoluzionata, qualche leoncello viene chiamato alle armi, altri decidono di cambiare casacca.

Se ne vanno Bini, Bugari, Gino Cardinali, Giorgi a Santolini, Aldo Longhi, cerca di fare quello che può, intanto arrivano Giulio Apolloni, Livio Belfiori, Brunelli, Dernino Cerioni, Livio Corradi, Renato Della Bella e Stelvio Santarelli.

La Jesina è in un girone che assomiglia a quello dell’anno precedente, con Arezzo, Ascoli, Cagliari, Città di Castello, Fano, Foligno, Gubbio, Maceratese, Montevarchi, Pesaro, Rimini, Sambenedettese, Sangiovannese, Terni.

“In realtà il bilancio delle prima sei giornate non è del tutto disastroso – ricorda Giuseppe Luconi - per la Jesina, che è riuscita a raggranellare 4 punti, grazie anche alla vittoria interna sull’Ascoli (3-2). Ma presto le cose precipitano.

Dopo averle prese in casa dal Pesaro (0-2) nella gara d’esordio, la Jesina le prende sul suo terreno di gioco anche dalla Sangiovannese (1-3) ed è subito penultima. Alle sue spalle c’è solo il Fano, col quale si scontra nel turno successivo: hanno la meglio gli adriatici (4-1) ed il fanalino di coda passa ai Leoncelli, che non lo lasceranno più. Ogni possibilità di recupero, infatti, cade nelle tre gare che seguono e che sono altrettante sconfitte per la Jesina: 1-6 a Foligno, 1-3 col Cagliari in casa e 0-4 a San Benedetto. Platonica la seconda e ultima vittoria stagionale degli uomini di Longhi sul Città di Castello (2-1); anche perché da quel momento infilano una collana di cinque sconfitte consecutive, delle quali ben tre tra le mura amiche: 1-4 a Terni, 0-3 con la Maceratese, 1-3 col Rimini, 0-1 ad Ascoli e 0-4 con l’Arezzo.

Il 24 marzo 1940, dopo venti giornate di campionato, la Jesina è attesa a San Giovanni Valdarno, ma invano: ha gettato la spugna. Al momento del suo ritiro dal campionato, la Jesina ha al suo attivo due vittorie, quattro pareggi e quattordici sconfitte; ha messo a segno 17 goal contro i 56 subiti; in tutto ha totalizzato appena 8 punti, ben 26 in meno della capolista, la Maceratese.

Meno di tre mesi dopo l’Italia è in guerra”.

Corsi e ricorsi storici, ma stavolta non è stata la guerra a fermare la Jesina e a farla cadere così in basso: a fermare il campionato ci ha pensato il coronavirus, a far precipitare la squadra, una gestione societaria fallimentare, simile a quella di allora, ma è pur vero che erano altri tempi...

Nella foto il titolo del libro “90 anni da leoncelli”, curato da Michele Grilli e Carlo Fontanelli, edito dalla GEO Edizioni.






Questo è un articolo pubblicato il 02-06-2020 alle 08:51 sul giornale del 03 giugno 2020 - 481 letture

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