Martinangeli: "Il referendum costituzionale e le acrobazie della casta"

2' di lettura 17/09/2020 - Mercoledì è stata effettuata, negli studi della redazione di una testata giornalistica locale, la registrazione del confronto tra le ragioni del SI e del NO al Referendum Costituzionale confermativo della Legge Costituzionale per il taglio dei parlamentari, approvata con un plebiscito da tutte le forze politiche l’8 ottobre 2019 con il 97% dei SI (votarono a favore 553 deputati su 567 presenti).

Questa Legge è stata successivamente sottoposta a referendum confermativo da Salvini, con il sostegno di 71 senatori (pari allo 0.00037 degli italiani), nel maldestro tentativo di far cadere il governo, dopo il suicidio politico del Papeete Beach dell’agosto 2019.

Senza rimarcare i motivi del SI al taglio dei parlamentari, ben spiegati dalla collega Elisabetta Palma, portavoce del M5S in consiglio comunale a Senigallia, quello che mi ha colpito è stata l’affermazione della ex senatrice PD Silvana Amati, nella sua veste di presidente del comitato per il NO al referendum confermativo della Legge costituzionale, approvata in parlamento anche dal suo partito.
La Amati ha infatti affermato, in chiusura del confronto, di aver votato NO anche alla riforma costituzionale Renzi-Boschi, sonoramente bocciata dagli italiani al referendum del 4 marzo 2016, senza che però alle vane parole dei proponenti, “Se vincerà il NO considereremo conclusa la nostra carriera politica”, seguissero i fatti.

Nello specifico, andando a controllare una precedente dichiarazione stampa riportata sempre su testate online locali, la stessa affermava di non aver votato la riforma Renzi in data 13 ottobre 2015. In realtà il suo non fu un voto di astensione e nemmeno contrario. La Amati, semplicemente, quel giorno era ASSENTE.
Infatti, su OpenParlamento è perfettamente visibile l’iter del disegno di legge, da cui si evince che il 13 ottobre si verificò solamente uno dei passaggi intermedi dell’atto. Che il suo voto non ci fosse (assente), in quel particolare momento, è del tutto ininfluente, dato che il 20 gennaio 2016, al momento decisivo, la votazione della Amati fu VOTO FAVOREVOLE alla riforma Renzi.
Diciamo, allora, alla ex senatrice del PD, sostenitrice del candidato alla presidenza regionale Mangialardi, che è vero che noi Italiani abbiamo la memoria corta, ma fortunatamente oggi ad assisterci c’è il web, che immancabilmente smentisce le acrobazie della casta.

Se questi sono i pulpiti, votare SI al referendum del 20 e 21 settembre è ancora più necessario.

Informiamoci bene e diamo più fiducia a chi si allea solo con i Cittadini.

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Questo è uno spazio elettorale autogestito pubblicato il 17-09-2020 alle 09:33 sul giornale del 18 settembre 2020 - 263 letture

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