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Jesi: Festival Pergolesi, la compagnia OPERA H in scena con MA BOHEME

4' di lettura 01/10/2020 - Venerdì 2 ottobre ore 21 al Teatro Pergolesi di Jesi debutta lo spettacolo “Ma Bohème”, l’inclusione sociale in scena con la compagnia Opera H.

Venerdì 2 ottobre alle ore 21 al Teatro Pergolesi di Jesi, per il XX Festival Pergolesi Spontini, debutta il nuovo Social Opera della Fondazione Pergolesi Spontini, uno spettacolo in cui l’opera lirica incontra il mondo dell’educazione e della disabilità. Lo spettacolo, dal titolo “Ma Bohème”, vede in scena la compagnia OperaH, un gruppo di 12 persone con disabilità fisica/intellettiva (Cristopher Balercia, Nicola Bartolucci, Valentino Campana, Alessandro Coppari, Maria Rita Di Palma, Lorenzo Cantarini, Francesca Filonzi, Rita Giatti, Daniele Marcellini, Silvia Falappa, Chiara Scortichini, Rebecca Avenali), sul palcoscenico insieme ai loro educatori della Cooos Marche (Mariano Fagioli, Ilaria Stronati) al termine del laboratorio teatrale condotto dal regista Simone Guerro, e da Sara Lippi esperta di danza movimento terapia. In scena, anche, la violinista Giorgia Brancaleon. Assistenti alla regia sono Arianna Baldini e Maria Tombari, visual designer Mario Spinaci, light designer Simone Caproli, datore luci Marco Scattolini. Le scene multimediali sono realizzate dagli studenti del Liceo Artistico “E. Mannucci” di Jesi e di Ancona, nell’ambito del progetto di alternanza scuola-lavoro “Banco di Scena” 2020 sostenuto da REFRESH! Lo Spettacolo delle Marche per le Nuove Generazioni a cura del Consorzio Marche Spettacolo; gli studenti sono Nicole Bonifazi, Linda Casagrande, Claudia Corsa, Gaia Domesi, Laura Gambini, Maria Giampieretti, Sofia Graziola, Luigia Maiello, con il coordinamento di Ilaria Sebastianelli, Simone Guerro, Samuele Verdecchia, Valeria Winkler e Massimo Ippoliti. Il progetto si avvale del contributo di A.S.P. Ambito 9 - Comune di Jesi, e della collaborazione con UMEA Unità Multidisciplinare Età Adulta ASUR MARCHE AV2- JESI, COOSS Marche, ATGTP, Nuovo Spazio Studio Danza.

La compagnia Opera H prende il nome dal progetto di inclusione sociale della Fondazione Pergolesi Spontini che mette in relazione il melodramma con il sociale per costruire percorsi di integrazione e di benessere. Un percorso teatrale e di danza movimento terapia, il cui esito finale sarà appunto lo spettacolo “Ma Bohème” (La mia Bohème), indagine sul concetto di bohémien, l’artista diverso, isolato, che fa della ricerca del bello il suo status simbolo. Di nuovo un lavoro sulle emozioni, sulla bellezza della diversità, da affrontare attraverso “un corpo che parla”.

Spiega il regista Simone Guerro:
“Mà Boheme, la mia bohème, è un percorso che è stato fortemente segnato dalle restrizioni del Covid. Il laboratorio si è fermato per tre mesi, per riprendere poi in condizioni di contingentamento e con un orario ridotto. Abbiamo fatto incontri on-line in periodo lock down nella direzione di non perdere un obbiettivo non secondario come quello dell’essere insieme. Ma di fatto il percorso di creazione dello spettacolo è iniziato a settembre e in soli dieci incontri abbiamo realizzato l’esito che vedrete in scena. Una sorta di miracolo, di cui andiamo fortemente fieri. L’idea artistica che ha generato il nostro lavoro non è il libretto dell’opera di Puccini, ma il concetto di Bohémien: sentirsi stravaganti e meravigliosi, isolati ma per convinta superiorità nei confronti della gente comune, artisti per nascita. L’opera di Puccini è un segno sotterraneo, richiamato nel finale e da alcune musiche che verranno eseguite dal vivo da una partecipazione straordinaria: Giorgia, violinista del Time Machine Ensemble. I ragazzi del laboratorio hanno lavorato sull’essere sé stessi, imparando insieme ad includere ognuno le proprie eccentricità, utilizzando il linguaggio del corpo, della parola, della musica e del costume.

Anche il lavoro della scenografia, storicamente realizzate e ideate insieme agli studenti del Liceo Artistico Mannucci, è stato ripensato sulla linea delle regolamentazioni anti Covid19. Non potendo lavorare in presenza, la Fondazione ha avuto la bellissima idea di video proiettare alcuni lavori grafici degli studenti realizzati attraverso un corso a distanza tenuto da Ilaria Sebastianelli. Insieme è stato possibile andare in scena nonostante le restrizioni. Una rarità a livello nazionale.

Non ultima segnaliamo una scelta fatta a priori, ma ancor più giustificata dagli eventi della pandemia, di lasciare i ragazzi da soli sul palco. Una direzione che è pedagogica per i partecipanti al laboratorio, che affrontano la sfida di gestirsi da soli sul palco, un’autonomia da conquistare che diventa competenza nel teatro. Una direzione anche per il pubblico che può mettere a fuoco il reale lavoro e valore del gruppo, senza aiuti e né filtri. Una sfida per noi operatori teatrali e educatori che investiamo totalmente nella crescita e nelle risorse dei ragazzi per la buona riuscita dello spettacolo”.






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 01-10-2020 alle 22:13 sul giornale del 02 ottobre 2020 - 191 letture

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