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Fermo: Covid, dott. Ciarrocchi: largo uso dei tamponi e buon senso, queste le armi contro il virus

3' di lettura 23/10/2020 - Al Murri di Fermo, reparto Malattie infettive, i ricoverati, ad oggi, sono 30. Si è nel mezzo di un nuovo picco pandemico, dopo quello di marzo.

Ondate epidemiche, sali e scendi di persone che si ammalano, come per l’influenza in sostanza. A dirlo il direttore del dipartimento di prevenzione, dott. Ciarrocchi. Informare la popolazione sul comportamento da tenere è cosa buona. Che ci sia la possibilità di estendere i tamponi, siano essi molecolari o rapidi, a grandi fette della popolazione, è cosa ancor più importante.

Ma soprattutto - dice - è importante sapere quello che fare una volta eseguito il test: «non si deve aspettare che sia il dipartimento di prevenzione a telefonare per dire che tre giorni fa si è risultati positivi. In questi tre giorni si potrebbero fare un sacco di danni - spiega. Quindi la persona interessata dovrebbe auto isolarsi, informare lui i contatti e in casa adottare comportamenti idonei a evitare contagi». Parole dettate dalla crisi che il sistema sanitario vive. «Risalire ai contatti delle ultime 48 ore del caso non è più possibile quando c’è il picco epidemico». Indica il suo ufficio: «arrivano 60 nuovi casi al giorno di media. Stimiamo che ogni caso si porta dietro 10 contatti stretti. 60 moltiplicato per 10 fa 600. Possibile avvisare 600 persone in un giorno?»

Positività che giungono, tra l’altro, anche dai laboratori privati accreditati, per tamponi andati a fare spontaneamente, a scopo precauzionale.

L’appello è al buon senso. Anche sul fronte scolastico. «Quando mettiamo in quarantena le classi, poiché si è venuti in contatto con un compagno di classe o docente positivo, il genitore deve sapere come comportarsi». Tenere il figlio a casa prima di tutto. Eppure, l’isolamento a volte è impossibile, specie se il bambino è piccolo e non autosufficiente: «il tal caso anche la famiglia dovrebbe adottare tutte le precauzioni possibili, avere accortezza, tenere comportamenti responsabili».

Una popolazione informata e attenta secondo Ciarrocchi varrebbe più di ogni chiusura, sottolineando come la maggior parte dei contagi si verifichi in ambito familiare e come l’immunità di gregge, sostenuta da alcuni, non sia la soluzione poiché non si sa se il virus può essere contratto più volte o no.

«Con il Covid c’è da convivere. Non ci sarà nessun miracolo. La vaccinazione permetterà di controllare meglio l’infezione ma, ad oggi, dobbiamo intercettare i casi positivi aumentando il numero dei test. In alcune regioni stanno sperimentando un utilizzo dei test rapidi attraverso le farmacie».

Avere accesso al test antigenico, saperselo fare da sé, tenere gli opportuni comportamenti in caso di positività (positività che dovrà essere in ogni caso confermata dal test molecolare): questa la sequenza ideale per convivere in modo snello con il virus.

10 giorni e 14 giorni. Qualche precisazione su questi due numeri: «se non si manifestano sintomi, dopo 14 giorni, significa che l’infezione è passata. I 10 giorni invece sono quelli che debbono intercorrere tra il contatto e il tampone, così, se il tampone è negativo, si è sicuri che il contatto non ha l’infezione».


di Benedetta Luciani
redazione@viverefermo.it





Questo è un articolo pubblicato il 23-10-2020 alle 16:50 sul giornale del 24 ottobre 2020 - 247 letture

In questo articolo si parla di attualità, articolo, Benedetta Luciani

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