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Lettere al giornale: la parola all'albero caduto
Riusciremo a salvare l'albero rimasto? Ho tentato di dare la parola all'albero caduto, il poveretto fa molta fatica a comprendere l'essere umano: "Grande testa" ripete, perchè ben percepisce la potenza del cervello umano.
"Forte cuore" perchè nella sua lunga vitaha potuto osservare e comprendere le nostre grandi capacità operative e affettive.
"Piccoli occhi" per la cecità con cui ci vede ignorare gli altri esseri viventi.
"Piccolo cuore", in contrasto con "Forte cuore" per la crudeltà dimostrata verso di lui ed il suo compagno.
Non comprende, inoltre la costanza maniacale e dannosa con cui "I parassiti" insistono a tenere quel pezzo di mondo "liscio e nero".
Quel pezzo di mondo che sentiva "MIO" perchè spazio fisico da lui occupato, mentre poi comprende che l'essere devastante lo percepisce come "SUO" esclusivo appannaggio, ignorando ogni altro essere vivente.
Quello che vorrei che emergesse, oltre ad un senso di profonda tristezza, anche una sensazione di enorme vergogna per la stupidità che abbiamo ancora una volta dimostrato, nonostante la" grande testa".
Non so se ci sono riuscito, Saluti Valeriano.
Di seguito la "parola" all'albero caduto.
Liscio e nero
Volevano quel pezzo del MIO mondo
Liscio e nero.
Arrivai qui circa duecento estati fa,
fui piantato in questa buona terra
dagli esseri dalle grandi teste e dal forte cuore,
insieme al mio compagno, ai bordi di una striscia di terra bianca.
Gli esseri percorrevano quella via,
e raggiungevano la bella e troppo grande loro tana in terra secca.
Era bello! i miei vicini gentili, affettuosi e attenti con noi.
Circa quaranta estati fa, grandi rumori! tutto cambiò.
Arrivarono i parassiti,
esseri dalle grandi teste e dai piccoli occhi,
del tutto simili a quelli che mi avevano amato,
cominciarono a minare la mia esistenza.
Rosicchiarono le mie radici dal lato dei venti freddi,
ma non per nutrirsi con la mia linfa nè per fabbricarsi la tana.
Solo per fare una lunga, inspiegabile, fascia di terra liscia e nera.
Fu duro riprendersi,
lentamente le mie radici nuove penetrarono
e mi sentivo meno spaventato,
dai forti venti che mi spingevano da quel lato.
Ma da quel momento fu una battaglia persa.
Appena le mie radici crescendo intaccavano la superficie liscia,
vedevo comparire ferri rossi intorno a me
e poi… i parassiti a rosicchiare e distruggere le mie fatiche,
per rifare la superficie liscia e nera.
Ora è finita, il vento freddo e l’inverno hanno vinto,
combattendo contro il nulla delle mie radici,
lasciate morte, dolorose e distrutte,
dal parassita con grande testa e piccolo cuore.
Strano essere, che vibra, ama, favorisce la vita
e uccide per tenere un pezzo del SUO mondo
liscio e nero.
da Valeriano Tondelli |



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