vj: Confessa l'omicida della prostituta di Brecce Bianche: è un osimano di 51 anni

30/11/-0001 -
A un mese dall'omicidio della prostituta Victoria Leiva, soffocata con un cuscino nella sua casa di appuntamenti a Brecce Bianche, l'assassino ha un nome e un volto: Luigi Manzotti, osimano di 51 anni, manovratore alla Stazione di Ancona. Insospettabile padre di famiglia, è stato incastrato da un telefonino e dall'esame del DNA.

da Redazione


15 Novembre. Tutto nasce da una discussione sul prezzo: lei, prostituta di origini argentine, chiede al suo cliente più soldi per una prestazione extra. Lui non gradisce questa richiesta, forse perché non era la prima volta che si 'vedevano' e si aspettava un trattamento di favore dalla donna.
Ma la squillo è inflessibile, lui è un cliente come tutti gli altri e come tale deve pagare: cerca perciò di cacciarlo fuori dalla sua casa di appuntamenti, un bilocale in via Brecce Bianche. L'uomo reagisce, non se ne vuole andare; la donna, nel tentativo di cercare aiuto, apre la finestra per attirare l'attenzione dei passanti. E' un attimo. L'uomo l'afferra per i capelli, la blocca, la soffoca con un cuscino.

Lei era Victoria Leiva, 53 anni. Divorziata, abitava con i suoi due figli a Porto Recanati: la mattina aveva un lavoro part-time; nel pomeriggio si recava invece nella sua casa d'appuntamenti ad Ancona.
Lui è Luigi Manzotti, 51 anni, insospettabile padre di famiglia, residente ad Osimo Stazione e manovratore alla Stazione di Ancona.

Nella notte di ieri, domenica, ore 1.15, è crollato sotto le domande sempre più stringenti dei Carabinieri della caserma di Montagnola ed ha ammesso: 'L'ho uccisa io. Ho perso la testa'. Già, perché non tanto la discussione per il prezzo ha alterato l'uomo quanto il tentativo di Victoria di chiedere aiuto. 'Se fosse arrivato qualcuno, che figura avrei fatto?' La vergogna di essere scoperto nel mezzo di una delle sue scappatelle (Manzotti si era recato nella casa di Victoria diverse volte, l'ultima quattro giorni prima del delitto) ha spinto l'uomo al gesto omicida.

A distanza di un mese dal giorno del crimine, l'omicida confessa. I Carabinieri sono giunti a lui seguendo le numerose tracce che l'uomo aveva lasciato dietro di sè. Scappando dalla scena del delitto, Manzotti aveva preso uno dei due cellulari della donna, spento, ritenendo ingenuamente di poter così nascondere le tracce delle sue telefonate. Ma il numero telefonico di Luigi Manzotti risultava comunque dalle analisi dei tabulati dei cellulari di Victoria, così che il ferroviere era già atteso dai Carabinieri sabato per un interrogatorio in qualità di sospettato.

Venerdì, però, proprio alla vigilia dell'incontro, il figlio del ferroviere trova nella borsa del padre il telefonino della donna e, non sapendo di chi sia, lo accende. I Carabinieri rintracciano il segnale e si dirigono a casa Manzotti, un appartamento in un condominio in via Toti 3 a Osimo Stazione, quindi raggiungono il ferroviere sul posto di lavoro.

Durante l'interrogatorio si sommano altre prove: non solo Manzotti ha in casa il cellulare rubato alla donna ma presenta una ferita sul dorso della mano destra causata dalle unghie della donna nell'estremo tentativo di difendersi. Anche il DNA incastra il ferroviere: il sangue sotto le unghie di Victoria è il suo, così come è sua la saliva sul bicchiere abbandonato su un tavolo dell'appartamento di Brecce Bianche.

Luigi Manzotti crolla e confessa dopo un mese in cui, pur avendo commesso un tale gesto, ha continuato a vivere in totale normalità senza destare alcun sospetto. Per famiglia, amici e colleghi è uno shock. Tutti parlano di Luigi come di una persona onesta, gentile, premurosa. La moglie, Tina Grieco, non ha dubbi: il suo 'Gigio' non è un mostro. Le fanno eco i colleghi dell'uomo, sconcertati dalla notizia. Luigi Manzotti è ora nel carcere di Montacuto: su di lui pesa l'accusa di omicidio volontario che gli costerà forse trenta anni di carcere.


immagine di repertorio: il telefono portatile e l'analisi dei tabulati delle chiamate hanno giocato un ruolo centrale nella soluzione del caso.





Questo è un articolo pubblicato il 30-11--0001 alle 00:00 sul giornale del 01 ottobre 2003 - 3293 letture

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