s2w: Spacca fermi lo smantellamento della Sanità Pubblica regionale

30/11/-0001 -
Con una lettera aperta i lavoratori delle cooperative sociali chiedono di bloccare il progetto di esternalizzazione di servizi sanitari pubblici.

da Francesco Pinto
Responsabile regionale RdB CUB Coop. Sociali - Terzo Settore


Sig. presidente della Giunta Regionale Mario Spacca, nei “Dieci Passi� individuati nel Programma di Governo della VIII legislatura con cui ha chiesto ed ottenuto la fiducia dai cittadini marchigiani, si è impegnato su alcuni punti di estrema importanza alcuni dei quali recitano così:

Più garanzie sociali come protezione da ogni forma di fragilità, pari opportunità nel lavoro e nella società;
Più salute, sostenuta da una sanità attenta ai bisogni reali dei cittadini;
Più sicurezza del lavoro e sul lavoro.


Coerentemente con quanto dichiarato Le chiedo di bloccare il progetto di esternalizzazione di servizi e/o progetti del Dipartimento delle Dipendenze della Zona Territoriale 7 della Azienda Sanitaria Unica Regionale.

I servizi pubblici devono rimanere tali. Essi, per definizione, sono in perdita economica: non sono aziende, che producono profitto, e non possono essere messe sul mercato. Il disagio delle persone e delle famiglie non può essere commercializzato.

L'esternalizazione non è nemmeno vantaggiosa per l'azienda sanitaria; l'appalto in essere al Dipartimento non produce risparmio economico, ma è lo strumento per creare precarietà lavorativa e libertà assoluta di fare e disfare sulla testa dei lavoratori che si ritrovano con la paura continua di perdere il posto di lavoro. È un modo per intimidire e mettere a tacere la voce dei lavoratori e delle lavoratrici.

“Questo passaggio non fu utilizzato come strumento in grado di rendere flessibile l'organizzazione del lavoro, ma, come possibilità di modificare in qualsiasi momento le condizioni del rapporto di lavoro con il proprio dipendente� (fonte Eurispes 2005).

Le condizioni a tutt'oggi per i lavoratori delle cooperative sociali e con contratti atipici sono: stipendi medi 800/850 euro, tutele sindacali dimezzate, certezze del proprio posto di lavoro annullate. Tutto questo con effetti sociali devastanti: “la stragrande maggioranza del campione, 89,7%, è celibe o nubile, così come è estremamente contenuta la genitorialità... infine la maggior parte delle donne lamenta stati d'ansia... così come sono ugualmente diffuse depressione e patologie psicosomatiche� (fonte Eurispes, indagine effettuata dal 25/11/2004 al 05/01/2005).

La precarietà del mondo del lavoro mette in crisi l'azione terapeutica degli operatori.
Gli utenti con problemi da dipendenza da sostanze si troverebbero ad essere, per l’azienda sanitaria, pazienti di serie B così come lo sono i lavoratori in convenzione.
"...anche alcune condizioni materiali derivanti dal rapporto di lavoro che lega l'operatore d'aiuto alla propria organizzazione potrebbero influire, in un senso o nell'altro, sulle condizioni di stress: il grado di flessibilità contrattuale, ad esempio, può indurre un grado di incertezza potenzialmente disfunzionale al benessere soggettivo; una bassa retribuzione è da considerare fra i fattori più comuni di stress lavorativo..." (Del Rio, 1990; Maslasch, 1992). Tratto da: “Rilevazione delle condizioni lavorative degli operatori delle tossicodipendenze: gli aspetti psicologici e sociali di una attività difficile�.
Dati divulgati da una ricerca condotta nelle Marche, Emilia Romagna, Calabria e Liguria in data 03/02/2005 presso il palazzo regionale delle Marche.

Corrono il rischio, oggi, di perdere efficacia o, peggio ancora, di essere smantellati i servizi di alta qualità dell'Ambulatorio Metadone sito all’ex Umberto I, la Comunità Terapeutica di Chiaravalle e la Comunità Diurna di Collemarino.

Nulla esclude che ciò stia accadendo in altri ambiti del territorio marchigiano, che non accadrà adesso o in futuro per altri servizi.
Potrebbe succedere che gli utenti dell'Ambulatorio Metadone, divenendo con la esternalizzazione fonte di ricchezza per chi si dovesse aggiudicare l'appalto, non verrebbero stimolati ad intraprendere un percorso terapeutico che, ad esempio, prevede l'invio ad altra comunità, perché la comunità in questione è di altra cooperativa. Così ruoterebbe sulla testa degli utenti un conflitto economico che niente ha a che vedere con l'azione terapeutica, con il disagio della persona e dei suoi familiari.

Sig. Presidente, fermi lo smantellamento della Sanità Pubblica regionale. Se solo lo vorrà siamo disposti ad incontrarLa per confrontarci sulle soluzioni da noi individuate.

Perché le istituzioni che hanno come mandato quello di promuovere la salute nei cittadini non possono, per nessuna ragione, promuovere il malessere in quei cittadini che per vario titolo lavorano per essa.

Grazie per l'attenzione, buon lavoro.





Questo è un articolo pubblicato il 30-11--0001 alle 00:00 sul giornale del 10 agosto 2005 - 1591 letture

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Anonimo

10 agosto, 01:20
Le questioni di principio che vengono sollevate sono giuste e condivisibili, ma sulle cattive condizioni di lavoro dei dipendenti le cooperative devono solo recitare il mea culpa; ovviamente occorrerebbe analizzare i singoli casi, ma le cooperative, che di fatto sono riunite in un unico "cartello" e in un unico tariffario, stabiliscono tariffe niente affatto streminzite per la fornitura dei loro servizi, quindi sono le cooperative sociali stesse la prima causa delle cattive condizioni di lavoro dei loro dipendenti. <br />
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Anonimo

11 agosto, 18:19
gentile signore la ringrazio per aver prestato attenzione al mio articolo, concordo perfettamente con lei quando parla delle responsabilità delle cooperative, aggiungerei anche le strutture pubbliche. grazie ancora.<br />
dott. Francesco Pinto.<br />
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--francesco pinto