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dalla parte del cons: Centri commerciali o piccoli negozi?

5' di lettura 30/11/-0001 -
Se dobbiamo acquistare un qualsiasi bene, bisogna scegliere se comprare in un centro commerciale oppure in un piccolo negozio: la scelta si basa sul minor prezzo del prodotto, sulla maggior comodità per arrivare con l'auto vicino al punto vendita e sulla possibilità di ottimizzare il tempo per acquistare una molteplicità di beni.

di Corrado Canafoglia
Presidente Regionale Codacons Marche


Di fronte a tali elementi il centro commerciale prevale sul negozio: qui troviamo prodotti a minor costo rispetto a quelli praticati nei singoli negozi, abbiamo una facilità di accesso viario migliore rispetto a quella riservata ai singoli negozi, ed una scelta di prodotti più numerosa rispetto a quella presente nei negozi.
Nel centro commerciale quindi troviamo la convenienza economica, l'ottimizzazione del nostro tempo, posto che al suo interno reperiamo quanto ci occorre, il tutto condito da servizi aggiuntivi (baby sitter, sviluppo foto, lavanderie, etc..).
Tutto ciò non accade solo nella nostra città, ma è un processo comune a tutto il mondo occidentale: in Italia lo viviamo oggi, altri Paesi lo hanno già vissuto (USA).
Spesso cerchiamo dietrologie dietro l'edificazione di centri commerciali, che magari esisteranno pure, ma ci distolgono dal vero problema e cioè che il sistema di distribuzione commerciale è modificato: non più piccoli negozi, ma centri commerciali.
Tale inesorabile trend comporta la distruzione del piccolo commercio e con esso l'impoverimento dell'economia cittadina, che si manifesta tramite:
a.la perdita di posti lavoro non riassorbiti interamente dalla grande distribuzione e quelli recuperati da quest'ultima, spesso hanno il carattere della precarietà;
b.il flusso di denaro dei cittadini che esce dalla città verso società spesso estere, titolari del centro commerciale;
c.difficoltà per il produttore locale ad entrare nel circuito della grande distribuzione ove vendere i propri beni.
d.riduzione delle opportunità di lavoro per tutto l'indotto del piccolo commercio: artigiani che non lavorano più per le ristrutturazioni e/o per i lavori necessari ai singoli negozi; proprietari dei locali ove sono esercitati le attività commerciali che hanno difficoltà a locare gli immobili, non essendoci più soggetti interessati ad aprire oggi un negozio.
Tale evoluzione del mercato presenta due ulteriori aspetti importanti:
1.la qualità del prodotto: il consumatore è sempre più attratto dal prezzo e sempre meno dalla qualità, oggi ancor di più data la crisi economica che viviamo. All'interno del centro commerciale, nell'intento di attrarre masse di acquirenti, si vendono beni di consumo non sempre di elevata qualità, ma di prezzo conveniente: ciò non vale per tutte le catene commerciali e per tutti i prodotti, ma di certo questo è il trend generale.
2.impoverimento del nostro "Sistema Paese": la maggior parte della grande distribuzione è nelle mani di società estere, che impongono bene che vada i prodotti provenienti dai loro Paesi ( es. i tedeschi vendono i loro biscotti e i loro wurstel), se non quelli provenienti dalla Cina o da altri Paesi dove la manodopera costa meno.
Ciò rende più difficile ai nostri produttori la vendita dei loro prodotti tramite i canali distributivi della grande distribuzione.

In realtà tale trend nasce da molto lontano, non è un fatto nuovo e improvviso, soltanto che i nostri imprenditori non hanno colto al momento giusto il mutamento in atto del sistema distributivo ed oggi si trovano a rincorrere posizioni perdute.
Quando si parla di "Sistema Paese" si fa riferimento alle Istituzioni, alle imprese produttrici, a quelle dei servizi ed a quelle distributive: è inutile essere bravi a produrre se poi non si vende, vuoi perché il prezzo finale del prodotto è alto rispetto a beni prodotti altrove, vuoi perché i nostri prodotti non trovano spazio negli scaffali dei centri commerciali.
Se poi a ciò aggiungiamo che le nostre grandi imprese che riescono ad entrare nei canali della grande distribuzione, hanno delocalizzato la loro produzione in altri Paesi, è chiaro concludere che la situazione è estremamente grave e di difficile soluzione.
Emerge pertanto chiaro che il nostro Sistema Paese mostra tutte le sue deficienze ed ogni singolo soggetto vi ha partecipato: nessuno può chiamarsi fuori.
Tutto ciò è un danno per ogni singolo cittadino, che nell'immediato trova nel centro commerciale un prezzo conveniente, ma nel lungo periodo è ignaro partecipe dell'autodemolizione del sistema italiano: in tal senso può essere colto l'invito del nostro Presidente delle Repubblica ad acquistare italiano.
Abbiamo invero delle realtà italiane, poche in realtà, che operano nella grande distribuzione, ma queste non agiscono all'estero in maniera massiccia, con ripercussioni evidenti per l'intera economia: in altri termini no hanno la forza per supportare l'intero sistema produttivo italiano.
Tale processo è inarrestabile?
Probabilmente sì, i piccoli negozi sono destinati ad una lenta ma inesorabile agonia, salvo i negozianti abbandonino l'idea del bottegaio individualista che ragiona nel breve termine per trasformarsi in veri imprenditori: caratterizzando le loro attività con la qualità del loro prodotto, dei servizi offerti alla clientela; riducendo i loro costi di gestione per diminuire i loro ricarichi sul prezzo finale; ricercando accordi con i singoli produttori locali o cercando prodotti di nicchia; mettere in moto strategie comuni di marketing, che attraggono possibili acquirenti.
La sopravvivenza del piccolo commercio, che è una risorsa per l'economia cittadina, deve essere sostenuta fattivamente anche dall'azione delle Istituzioni politiche, che non debbono dimenticare che il singolo commerciante che si arricchisce reinveste il denaro nella città, contribuendo a mettere in moto un volano virtuoso, a differenza di quello che ha difficoltà ad arrivare alla fine del mese a pagare l'affitto (e sono tanti) che non contribuisce minimamente allo sviluppo socio economico della città.
Ricordiamoci che il "Sistema Paese" tradotta nella realtà cittadina si trasforma in un "Sistema Città", dove ogni soggetto politico ed economico deve contribuire insieme allo sviluppo della comunità cittadina e non ci si può dividere sulle colorazioni politiche o sulla posizione di una fioriera.





Questo è un articolo pubblicato il 30-11--0001 alle 00:00 sul giornale del 07 ottobre 2005 - 1617 letture

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