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poesìe: Riflessioni sulla poesia del poeta che non è

1' di lettura 30/11/-0001 -
Mi diletto da anni a scivere poesie. Descrivo semplicemente sprazzi di vita quotidiana, immagini semplici che ognuno ha sotto gli occhi senza soffermarsi su di esse.

da Fausto Silvi


Stati d'animo che determinano gioia, felicita', euforia oppure sofferenza, angoscia, malumore.
Vivo normalmente fra gente normale.
Cio che scrivo parla di me e del contesto sociale in cui sono inserito; scrivo in modo semplice, in modo che gli altri mi possano comprendere, anche perché non sarei capace di fare altrimenti.
Riesco a parlare di poesia con persone sicuramente inesperte, riesco a coinvolgerle.
Amo molto questo mio "hobby" quindi mi interesso di tutto cio ad esso inerente.
Leggo riviste specializzate, articoli, rubriche.
Partecipo a qualche concorso locale (senza troppo successo), spedisco le mie poesie a siti on-line per il piacere di vederle pubblicate.
Leggo anche molto di quello che scrivono gli altri, sia di grandi autori che di quelli come me che si dilettano in questo.
Non credo di essere completamente sprovveduto, anche se la mia cultura poetica è quasi competamente autodidatta, eppure mi sorgono dubbi e perplessita' leggendo poesia.
Spesso,direi quasi sempre,non riesco a capirne i significati , mi sento meschino e frustrato.
Il linguaggio poetico è tendenzialmente cosi' ermetico, avulso dalla gente comune.
Si usano parole aliene dalla normalita'.
La struttura delle frasi o dei periodi e' cosi' contorta, enigmatica, i concetti che si esprimono sembrano rebus,sciarade.
La poesia è e rimane elitaria e anche un po' snob.





Questo è un articolo pubblicato il 30-11--0001 alle 00:00 sul giornale del 26 ottobre 2005 - 10458 letture

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