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Le accuse del Comitato sull'inquinamento elettromagnetico

3' di lettura 30/11/-0001 -
Prendiamo atto con soddisfazione che i rappresentanti del Comitato si siano finalmente accorti che gran parte delle garanzie da loro richieste erano espressamente già state elencate nel regolamento da loro impugnato.

dal Comune di Jesi
www.comune.jesi.an.it


Spiace che questo sia avvenuto a distanza di ben sette mesi dalla conferenza dei servizi a cui il Comitato aveva partecipato e dove quelle garanzie erano state ampiamente illustrate e a ben sei mesi dall’approvazione del regolamento, deliberato dal Consiglio comunale il 6 maggio scorso: una lettura più attenta e tempestiva avrebbe evitato di ingenerare tanta confusione, un allarmismo assolutamente ingiustificato e un inutile contenzioso giuridico. Verso il quale, comunque, l’Amministrazione comunale non ha alcun timore, sicura come è di aver compiuto un rigoroso percorso che contempera le esigenze della telefonia mobile con quelle della piena e totale salute dei cittadini, così come certificato dai massimi organismi sanitari, ambientali e legislativi della regione. Meraviglia che il Comitato, o meglio chi dovrebbe rappresentarlo, ritenga che nella memoria difensiva del legale del Comune vi siano oggi aspetti nuovi rispetto a quelli già ampiamente confermati dal Consiglio comunale a maggio, che sono tra l’altro quelli ribaditi anche lo scorso agosto nelle controdeduzioni del Comune contro il ricorso al Tar del Comitato stesso.
E c’è da restare allibiti anche di fronte alle accuse gratuite dei rappresentanti del Comitato, che denotano tanta superficialità e poca onestà intellettuale.
Basta leggere gli atti, che sono pubblici e da mesi anche pubblicati sul sito internet del Comune, per rendersene conto.

In particolare, l’articolo 6 del regolamento chiarisce in maniera elementare che, in un sito, la potenza complessiva delle antenne non dovrà superare il limite massimo concesso ad una e una sola antenna, e cioè i famosi 6 volt/metro. Di più: prima di posizionare le antenne si misura il campo di fondo presente.
Se, ad esempio, si riscontra già una rilevazione pari ad 1/volt metro, la somma complessiva delle antenne che si andranno ad installare non dovrà superare i 5/volt metro.
Inoltre l’articolo 9 spiega eloquentemente che l’Amministrazione comunale effettuerà tramite l’Arpam un controllo annuale su ogni impianto.
Ma non solo: aggiunge anche che “il Comune si impegna a realizzare una propria rete di monitoraggio con strumenti fissi di misurazione del campo elettrico con sistema di registrazione dei dati con il supporto tecnico per la verifica e validazione dati da parte dell’Arpam”.
Ed è chiaro che se il supporto è fisso, questo è in grado di garantire un monitoraggio 24 ore su 24.

Si ha la netta sensazione che qualche rappresentante del Comitato, di fronte alla consapevolezza di non aver alcun appiglio giuridico su cui aggrapparsi, tenti ora di cambiare le carte in tavola per salvare la faccia.
Libero di farlo e di assumersi le relative responsabilità.

All’Amministrazione comunale, da parte sua, interessa solo aver garantito la massima tutela dei cittadini con un percorso lineare, onesto e preso a modello da docenti universitari ed esperti in materia.
Di certo non potrà tollerare in futuro ulteriori gravi ed infondate accuse diffamatorie verso le quali mostrerà la massima intransigenza.





Questo è un articolo pubblicato il 30-11--0001 alle 00:00 sul giornale del 05 novembre 2005 - 1293 letture

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