Capo Horn, un a-periodico per dare una dimensione sociale alla malattia psichica

30/11/-0001 -
Le strutture sanitarie della città di Jesi rispondono oggi alle polemiche apertesi dopo le dichiarazioni del Ministro Storace sulla volontà di “mettere mano alla legge 180”, presentando alla cittadinanza un a-periodico che è il segno di come sul territorio si affronti la malattia mentale.

di Silvia Malatesta


CAPO HORN, Capo Horn, il giornale scritto e pubblicato grazie alla collaborazione di due gruppi di scrittura presso l’SRR-CD “Asiamente” e presso il Centro Sollievo, è un a-periodico, appunto, perché non esce in date prestabilite; è stato pubblicato per la prima volta nel 2000 e sta diventando un’iniziativa sempre più importante proprio nell’intento di dare una dimensione sociale alla malattia psichica.

Un modo totalmente antitetico alla logica manicomiale, che rinchiude il diverso, il malato dietro un muro, per nascondere e rimuovere quella scaglia abnorme di pensiero. Come afferma il Resp. Del Dipartimento di Salute Mentale, Dott. Massimo Mari, “in manicomio si perdono la storia, l’identità, le relazioni e le abitudini e il malato viene ricondotto a normalità (…). Un giornale funziona in senso opposto: è una strategia per aprire il muro di omertà, è un modo di dare una dimensione sociale a ciò che sociale già è. Dal punto di vista terapeutico le lettere, gli articoli, le opere d’arte fanno apparire tante parti di chi scrive che non si vedono. Quando ci si ammala infatti si tende solo a vedere la stigma, la malattia, non la persona.”

Il soggetto malato acquisisce, cioè, un diritto di cittadinanza sociale nel momento in cui può esprimere bisogni, idee, affetti, raccontare esperienze, avvenimenti, riprendere a intessere legami con la società su un piano di parità. D’altro lato la società può fare i conti ed occuparsi dei suoi disagi, familiarizzando e accettando le figure del diverso, da sempre inquietanti, già occultate ed internate.

La rivista è scritta da due gruppi condotti da Paolo Ripanti, Lina Balzano e Marzia Pennisi, coordinati da Claudio Sbaffi, ma fanno parte integrante del comitato di redazione anche Gabriella Tiribelli, Rachele Mancinelli, e altri come Giovanni Fusco e Gilberto Maiolatesi vi collaborano . Insomma un bel gruppo di persone per un’iniziativa che va avanti con successo nel dimostrare che la malattia mentale può essere affrontata con lo spirito e la metodologia giusti.

Il coraggio di queste persone nell’affrontare le difficoltà di Capo Horn, un luogo inospitale e solitario, battuto da tempeste , dove due oceani si scontrano, metafora di crisi, lotta difficoltà, sfinimento disorientamento, solitudine, pazzia e ricerca, è stato premiato, insieme al progetto “malati di niente”, anche a livello nazionale con il premio per l’Innovazione nei Servizi Sociali ed. 2005, istituito nell’ambito del Salone delle Autonomie locali Euro.PA di Rimini.

Seguiremo quindi gli sviluppi di questo bel progetto nella prossima rassegna “Malati di Niente” che si svolgerà ad aprile e che sarà accompagnata dal nuovo numero della rivista Capo Horn, attualmente a distribuita presso i centri e la ASUR e presso i medici di famiglia di Jesi, o su internet all’indirizzo www.asiamente.it.






Questo è un articolo pubblicato il 30-11--0001 alle 00:00 sul giornale del 30 dicembre 2005 - 2447 letture

In questo articolo si parla di