Davide Lena: artigiano a modo suo...

30/11/-0001 -
Si chiama Davide Lena, 31 anni di La Spezia ma domiciliato a Jesi. Davide è uno dei pochi artigiani “sopravvisuti” nell’era del lavoro a catena.

di Linda Marconi


Davide infatti produce lampade, specchi, orologi, portafoto, fermagli per capelli e vari altri oggetti per il designer della casa, lavorando l’alluminio.
Davide Lena è uno dei pochissimi artigiani in Italia che lavora artigianalmente l’alluminio , metallo che necessita di una tecnica di lavorazione particolare e poco conosciuta perciò preziosa.
Davide spiega “l’alluminio è un metallo docile e leggero, la sua chiarezza rende leggera anche la sua struttura che può quindi permettersi forme diverse, aerodinamiche, che lasciano spazio alla fantasia dell’artista."
L’avventura di Davide inizia dieci anni fa quando il padre e la madre, residenti a La Spezia, decidono di metter su una bancarella.
Davide li sostituisce per il mese di agosto e di li inizia la sua passione.
Vicino alla sua bancarella, a Numana, incontra Bruno uno dei suoi primi ispiratori.
Bruno lavora il rame e facendo assistere Davide ai suoi lavori inculca in lui curiosità per l’artigianato. Davide però alla fine dell’estate riprende gli studi di filosofia ma a natale è di nuovo in fiera.
Li un altro incontro rafforza in lui la passione per l’artigianato artistico.
Questa volta incontra Roberto che gli insegna le basi della lavorazione.
Per due o tre anni Davide lavora esclusivamente il rame poi un giorno, per caso, vede la lastre di alluminio e da quel momento personalizza il suo artigianato.
Sembra infatti che nessuno o pochissimi in Italia lavorino questo metallo.
Ma non chiamatelo Stagnino! Lui infatti si definisce “…un artigiano si, ma a modo mio…!”.
Davide Lena, al chiuso del suo laboratorio, crea con la stessa arte del pittore che dipinge la sua tela, non sempre sa cosa verrà fuori dalla sua idea, ma il risultato è dei più sinceri.
Da circa due mesi Davide ha aperto il suo laboratorio al pubblico, a Jesi in Via del Fortino 1, impossibile non notarlo, l’ambiente soft del locale lo rende ben visibile a tutti.






Questo è un articolo pubblicato il 30-11--0001 alle 00:00 sul giornale del 11 febbraio 2006 - 3843 letture

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