Sadam, un piano sostenibile

30/11/-0001 -
L’ipotesi dell’azienda e le richieste dei lavoratori in Regione.

dalla Regione Marche
www.regione.marche.it


Gli assessori regionali Petrini (Agricoltura) e Ascoli (Lavoro) hanno ascoltato nei dettagli l’ipotesi di riconversione dello stabilimento di Fermo, avanzata dalla dirigenza Sadam nell’incontro dell’Unità di Crisi in Regione, alla presenza dei rappresentanti dei lavoratori (Rsu), dei sindacati, delle associazioni di categoria Cia e Confagricoltori e dei Consorzi dei bieticoltori, del Presidente della Provincia di Ascoli, Rossi e del sindaco di Fermo, Di Ruscio.

In sostanza è stato convenuto che il nuovo piano di riconversione, teso a non far chiudere lo zuccherificio garantendo l’occupazione a tutti i 117 lavoratori, è sostenibile e ha le basi per riuscire.
“E’ chiaro – ha detto l’assessore Petrini – che la Regione si preoccupa soprattutto di assicurare la realizzazione e la sostenibilità reciproca di un piano innovativo che non guarda solo a salvare i posti di lavoro, ma prevede la realizzazione di un sistema agroenergetico assolutamente inedito per il territorio. Quindi massima attenzione al progetto, nel mantenimento però di uno dei bacini agricoli più importanti delle Marche. Oggi, in attesa dell’11 marzo quando la Sadam presenterà i suoi piani a Roma, visto il tempo strettissimo e l’emergenza occupazionale, dobbiamo approfondire le modalità di realizzazione di una nuova centrale di produzione di olio a fini energetici e la fattibilità delle altre ipotesi di indotto”.

L’assessore al Lavoro Ascoli ha aggiunto: “Abbiamo preso atto dell’impegno della SADAM di restare e di investire ancora a Fermo. Così come ci sembra positivo il fatto che ci sia un progetto concreto pervenuto in Regione. Tuttavia, la preoccupazione per i lavoratori resta, soprattutto per quelli stagionali che forse non potranno essere riassorbiti. Ci sono migliori aspettative, invece, per quanto riguarda l’indotto e il trasporto che possono rientrare in un programma di reinvestimento.
I 117 lavoratori dipendenti potranno essere riassorbiti anche se in fasi graduali e in diversi settori, come quello del confezionamento o di future realizzazione di serre florivivaistiche o ancora alcuni a Jesi nel settore della cromatografia. Sono in ogni caso circostanze che vanno valutate attentamente, tenendo ben presente la necessità di conciliare nel migliore dei modi le reciproche esigenze, anche logistiche dei lavoratori”.

I responsabili Sadam hanno illustrato il progetto iniziando dalla centrale per cui occorrono 18 mesi di lavori in rispondenza a criteri di economicità e all’esperienza in merito già acquisita dall’azienda in altre regioni. Se su tale ipotesi tutti sono stati concordi, preoccupazioni hanno invece espresso i sindacati per la parallela ipotesi di un’altra centrale di biomasse che la Sadam vuol prendere in considerazione solo se si generassero, nei prossimi mesi, le condizioni di mercato utili al recepimento del prodotto finale destinato al consumo. Lo stesso dicasi per la produzione di biodiesel per cui si attende un decreto che ne regoli la commerciabilità.

Ma nel progetto di riconversione Sadam, sono altre le carte da giocare: si parla infatti con maggiore concretezza di riposizionamento sicuro di alcuni dipendenti nel reparto di confezionamento e in quello di cromatografia di Jesi, oltre alla possibilità garantita a chi vuole espatriare, di essere reimpiegato nella costruzione di nuove raffinerie di zucchero in Africa e Paesi Arabi. Il Gruppo Maccaferri cui fa capo la Sadam inoltre, ha anche intenzione di sostenere un investimento in serre per almeno 4/5 ettari, garantendo l’impiantistica per il calore a proprie spese, chiedendo però in cambio l’interessamento delle associazioni e dei consorzi per la gestione.

“Da 70 anni siamo presenti a Fermo, non vogliamo assolutamente andarcene” è stata la conclusione della dirigenza Sadam. E le associazioni di bieticoltori hanno detto che l’idea non è da escludere ma verrà vagliata.
Le Rsu aziendali hanno detto di voler vigilare affinché la centrale ad olio produca almeno 25 posti di lavoro; perché a Jesi siano immediati gli inserimenti nel reparto di cromatografia e perché si guardi anche alla possibilità di realizzare le altre centrali: restano infatti le preoccupazioni di base per un Piano di riconversione giudicato a loro parere “non sufficiente” soprattutto considerando l’obbligo, per alcuni lavoratori insostenibile, di recasi all’estero.
Il Presidente della Provincia di Ascoli, Rossi ha raccomandato di non lasciarsi prendere dalla rapida cantierabilità e dalla maggiore redditività aziendale, per prendere decisioni che devono invece guardare allo sviluppo ecocompatibile con il territorio e l’ambiente marchigiano, non abituato a centrali di dimensioni troppo grandi.





Questo è un articolo pubblicato il 30-11--0001 alle 00:00 sul giornale del 11 febbraio 2006 - 1220 letture

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