Come sta il Nibbio?

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Convegno: “Status e conservazione del Nibbio reale (Milvus milvus) e del Nibbio bruno (Milvus migrans) in Italia e in Europa meridionale”-Serra S.Quirico, 11-12 marzo 2006.

di Francesca Morici
francesca@viveresenigallia.it


Arrivavano da molte regioni italiane e dalla Francia i ricercatori che hanno partecipato al Convegno di Serra S.Quirico organizzato dal Parco Naturale della Gola della Rossa e di Frasassi sulla sullo status del Nibbio reale e del Nibbio bruno in Italia e nell’Europa meridionale.
La situazione non è delle migliori soprattutto per il Nibbio reale, fatta eccezione per la Corsica dove la popolazione gode di buona salute.
Drammatica la situazione del Nibbio reale in Sicilia, dove tale rapace rischia l’estinzione.
E dalla Sicilia proviene Anna Giordano che da molti anni studia le migrazioni degli uccelli sullo stretto di Messina, mettendo a rischio anche la propria incolumità per difendere i rapaci dalla follia dei bracconieri. Dopo vent’anni, finalmente, nel 2005 nessuno sparo ha salutato falchi pecchiaioli, nibbi ed altri ancora che transitano sopra l’isola seguendo le proprie rotte migratorie.
Nella Regione Marche un buon successo ha avuto la reintroduzione del Nibbio reale nel Parco Naturale della Gola della Rossa e di Frasassi.

I rapaci essendo al vertice della catena trofica sono molto sensibili alle perturbazioni ambientali e per questo particolarmente vulnerabili.
Le specie del genere Milvus hanno subito nei paesi europei un declino demografico divenendo specie minacciate.
Il Nibbio reale (Milvus milvus) è un rapace dalla silhouette slanciata e la coda forcuta, abita zone di gariga, pascoli, praterie ed anche aree agricole, il nido viene posto su alberi, generalmente del genere Quercus, talvolta su rocce.
Più legato ad ambienti umidi il Nibbio bruno (Milvus migrans), di abitudini gregarie talvolta nidifica in colonie.
I nibbi si nutrono di roditori come arvicole e topi selvatici, di carogne, il Nibbio bruno anche di pesci, frequentano molto spesso le discariche.
Le cause principali del declino di queste specie sono le alterazioni dell’habitat, lo sviluppo dell’agricoltura estensiva, l’abbandono della pastorizia, l’utilizzo dei ratticidi e dei bocconi avvelenati, la chiusura delle discariche.
Sembra, inoltre, avere un forte impatto sulle popolazioni la presenza di torri eoliche e di tutte le infrastrutture ad esse connesse.
Meritevole di ulteriori studi e ricerche il fenomeno del saturnismo, ovvero l’intossicazione da piombo dovuta alla presenza dei pallini nelle prede di cui questi rapaci si nutrono.
La chiusura delle discariche, fonte di cibo per entrambe le specie di Nibbio, dovrebbe essere affiancata dalla creazione di carnai in cui gli uccelli possano nutrirsi.





Questo è un articolo pubblicato il 30-11--0001 alle 00:00 sul giornale del 13 marzo 2006 - 1831 letture

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