Festivalia, nelle ville della Marca: riflessioni di Gabriella Cinti

30/11/-0001 -
Festivalia, alza il sipario sulla poesia greca, e la parola acquista tridimensionalità. Riflessioni sulla vocalità della lingua poetica ellenica di Gabriella Cinti.

di Cristina Amici degli Elci
cristina@viverejesi.it


La poesia greca antica per essere adeguatamente compresa nella sua essenza pone l’istanza della pronunziazione in lingua originale. Il segreto fascino di questo linguaggio poetico è nella sintesi tra morfonologia e fonologia, intensamente simbolica, nel senso etimologico del termine dove il συμ-βαλλω, il prendere insieme della parola e dell’idea evocata subisce un processo di concentrazione senza pari. Vale a dire il simbolo è incluso all’interno della parola poetica la cui caratteristica è la sua straordinaria “prensilità” semantica.
E’ una poesia costituita di “lemmi” che non sono voci di un dizionario, ma, nel senso etimologico, “ciò che si può prendere”, voci complesse e sincretiche di un pensiero essenziale ed ancestrale che non si può comprendere se non esplicitato fonicamente.
Giacché le parole greche hanno un’anima fortemente vocale e non si possono separare dal loro suono se non distorcendole per sempre come avviene in ogni traduzione.
La poesia nasce da uno stato di grazia, ed essa era accompagnata dalla musica e dalla danza che ha la funzione di esaltarne l’armonia, di coniugarne tutte le potenzialità ampliandole in modo un po’ analogo al dialogo che si istituisce nella musica classica tra lo strumento solista e l’orchestra, dove quest’ultima talora è quasi al servizio del solista anziché avere il ruolo di protagonista.
In ogni parola poetica ellenica c’è una sin-fonia di sonorità, intonazione ed intensità non raggiungibili in altre lingue poetiche, forse perché essa contiene al più alto grado la suggestione della sua fascinosa origine mesopotamica. In quest’ottica un ascolto della poesia greca diventa un atto di com-prensione fulminea di gran lunga superiore ad una lettura visiva del testo stesso, senza contare che la traduzione italiana o in altre lingue rappresenta solo una traccia sbiaditissima del messaggio poetico originale.
L’interpretazione poetica orale diventa un atto di comunicazione di alto valore antropologico in quanto la tensione semantica di cui è intrisa la poesia ellenica si può sprigionare adeguatamente solo all’interno di un pensiero corporeo che si esprime attraverso la voce, i gesti e lo sguardo che creano una sintonia potenziata dall’accompagnamento musicale.
Questo “passaggio” della parola nell’aria e nello spazio genera onde di vibrazioni non solo acustiche, ma spirituali che penetrano in chi ascolta attraverso la conchiglia magica dell’orecchio raggiungendo regioni remote ed inesplorate, dove quel flusso magico era forse già presente ma senza che se ne avesse consapevolezza.
Si tratta di un linguaggio-pensiero fisico che ha il potere di trasformare l’orizzontalità della scrittura nel volume tridimensionale di una voce che è corpo e contemporaneamente ricettacolo di conoscenze ancestrali, fonologia di antichi geroglifici o di lingue arcaiche più corporee perché più vicine alle origini.
Vi è in questa poesia una tale carica di grazia che sortisce una specie di contagio spirituale, nel riappropriarsi di quel sogno vocale che da sempre appartiene all’uomo occidentale.
Il respiro diventa soffio vitale che contribuisce all’identificazione magica che genera suggestioni di grande spiritualità azzerando la distanza spazio-temporale che ci separa dagli Elleni per riappropriarsi della nostra-loro identità esistenziale grazie alla prodigalità insita in questo tipo di poesia che accende i segni della lingua di significati sempre nuovi.
Certo la poesia in ogni lingua è intrisa di mistero e riesce a declinare la parola verso dimensioni inusitate, ma nel mondo ellenico questo raggiunge proporzioni vertiginose, essa sembra costantemente rischiarare abissi ancestrali e contemporaneamente ci fa sorvolare questi ultimi senza precipitarvi, ci mette le ali e ci fa commuovere di essere umani e sbalordire della grandezza della voce poetica, in grado sinesteticamente di sprigionare freschezze olfattive e luminose. Non è sufficiente una lettura visiva per accogliere il fiume in piena del flusso poetico ellenico, occorrono i corpi di chi “canta” e di chi ascolta per trasformare un magma incandescente in un’estasi intellettiva e sensuale al contempo in cui tutte le capacità di recettività umane sono potenziate al loro massimo livello.
Si tratta di una delle più alte esperienze iniziatiche che si possano compiere, tornare ciò che siamo stati, illuminare nell’indistinto ed opaco nostro fondo memoriale i tesori linguistici e fonici di cui noi siamo spesso siamo ignari depositari, come “segretari” che custodiscono preziosi quanto inconsapevoli segreti. E l’interpretazione vocale di tale poesie diventa quasi oracolare in cui il responso non è per pochi adepti, bensì ha la capacità di compiere il sortilegio di porci in diretto contatto con l’ammaliante enigma dell’”archè.
Nella dissipazione entropica che corrode il nostro tempo, partecipare a questa missione culturale assume a mio avviso una valenza persino salvifica, in quanto il patrimonio della lingua greca in sé diventa progressivamente appannaggio di un numero sempre più esiguo di persone; quindi la con-divisione quanto più possibile estesa di questo recupero semio-fonico, permette di opporre alla anestesia linguistica ed al vuoto semantico che minaccia le lingue occidentali la percezione entusiasmante di una pienezza umana e linguistica già assaporabile nell’ascolto consapevole che io propongo.
Lanciare questa operazione nel terzo millennio non credo che sia un’operazione archeologica per “addetti ai lavori”, bensì ritengo possa costituire un’esperienza di recupero di quell’esperienza originaria di cui noi occidentali siamo impastati, verso una coscienza di quell’antica sapienza linguistica che forse può salvare la nostra identità antropologica sempre più minacciata.





Questo è un articolo pubblicato il 30-11--0001 alle 00:00 sul giornale del 26 luglio 2006 - 4471 letture

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