dalla parte del cons: Siamo tutti intercettati al telefono?

4' di lettura 30/11/-0001 -
Calciopoli, i furbetti del quartiere, Vittorio Emanuele, Marco Mancini l'uomo del Sismi arrestato per Abu Omar, tutte vicende tra loro diverse ma unite da un denominatore comune: tutti sono stati intercettati e le loro conversazioni poi pubblicate sui giornali.

di Corrado Canafoglia
Presidente Codacons Marche


Dopo una notizia di reato, un PM decide di mettere il loro telefono sotto controllo, affida il compito di ascoltare e registrare le telefonate alle Forze dell'Ordine e poi sulla base di quanto emerge decide se carcerare o meno.
Tali fatti hanno diversa dignità, ma per tutti vale il discorso delle intercettazioni.
Calciopoli ed i furbetti del quartiere rientrano in storie di ordinario malaffare tipicamente italico, così come è italiota il comportamento altalenante di totale biasimo verso Buffon, Cannavaro e Lippi prima della kermesse pallonara tedesca, per poi osannarli come degli dei dopo la vittoria.
Quanto alle piccolezze del Savoia, da una parte ci fanno sorridere mentre dall'altro ci fanno tirare un sospiro di sollievo: pensate, se avesse vinto al referendum la monarchia, forse avremmo avuto in ogni città un bel casino corredato da belle donnine disponibili e da slot machine taroccate.
Prima che tornasse in Italia si temeva per la nostra democrazia: il grande Totò avrebbe chiosato " ma mi faccia il piacere".
Delicata è invece la vicenda di Mancini: può un PM intercettare un appartenente ai servizi segreti nello svolgimento delle sue funzioni?
Mancini è colui che arrestò Miqati un pericolosissimo terrorista libanese che voleva far esplodere l'Ambasciata Italiana a Beirut, colui che contribuì a riportare la Sgrena dall'Iraq in Italia, colui che insieme ad un manipolo di pochi coraggiosi ha contribuito nell'ombra ad evitare stragi terroriste in Italia: costui è oggi in galera, grazie ad intercettazioni telefoniche dalle quali emergerebbero le attività di intelligence a difesa dello Stato.
Ognuno dia la propria risposta.

A questa punto bisogna chiedersi se è vero che c'è un uso indiscriminato delle intercettazioni?
Ritengo questo un luogo comune. L'intercettazione va autorizzata da un Giudice, altrimenti è illegale, e poi qualcuno la esegue, la ascolta e la trascrive: è evidente che non ci sono risorse economiche ed umane sufficienti per intercettare un popolo di 56 milioni di accaniti telefonatori quali gli italiani: solo Moggi faceva 400 telefonate al giorno!
State tranquilli, ma soprattutto state tranquilli se non avete nulla da nascondere!
Il vero problema non sono tanto le intercettazioni, ma l'uso che se ne fa: queste sono mezzi di prova, per cui sino a quando l'indagato non è condannato definitivamente i testi delle conversazioni andrebbero conosciute solo dalle parti presenti nei giudizi.

Purtroppo ultimamente i testi delle intercettazioni prima vanno sui mass media e poi sono conosciuti dagli avvocati.
Anche qui è d'obbligo una precisazione: tale aspetto degenerativo vale per coloro che sono personaggi pubblici e non per tutti coloro normali cittadini che sono imputati in processo.
La pubblicazione sui mass media di un'intercettazione telefonica sino a quando si è nelle fasi delle indagini preliminari è una grave violazione della privacy, come stigmatizzato dal Garante: sapere che Vittorio Emanuele si autodefinisce un "sessomaniaco" o che Moggi junior ha pagato un aereo per una cena a Parigi e nonostante ciò è andato in bianco, solletica la nostra voglia di gossip, ci fa sorridere, può darci elementi per un giudizio morale del soggetto, ma nulla di più.
Il fatto è che in quella situazione potrebbe trovarcisi chiunque: ricordate il "caso Girolimoni" o quel fantastico film di Sordi " Detenuto in attesa di giudizio", cioè persone normalissime cadute per errore nelle maglie della giustizia.

Questi pur avendo risolto la loro vicenda giudiziaria, tuttavia hanno subito la condanna morale della società, che probabilmente è peggiore di un ergastolo.
Sorridere sui personaggi pubblici potenti caduti in disgrazia è un costume tipico della nostra Nazione, che malvede il potente o chi ci comanda, ma nello schernire non ci rendiamo conto che lì si è creato un precedente, nel quale potrebbe cadere ognuno di noi comuni mortali ed allora per noi sarà molto più complesso uscire, perché ricordate non sempre è vero che la "Legge è uguale per tutti".





Questo è un articolo pubblicato il 30-11--0001 alle 00:00 sul giornale del 27 luglio 2006 - 1271 letture

In questo articolo si parla di