Stupro ai giardini: parla il sindaco Belcecchi

2' di lettura 30/11/-0001 -
Resto francamente sorpreso dalle dichiarazioni dei presidenti delle tre circoscrizioni che pongono l’accento sulla scarsa illuminazione del luogo dove si è consumata la violenza piuttosto che sulla gravità del fatto in sé.

da Fabriano Belcecchi
sindaco di Jesi


E ovviamente ritengo disarmante la soluzione proposta: mettere un lampione in più, come se disagio giovanile e marginalità sociale si contrastassero con l’illuminazione pubblica.

Il problema credo sia ben diverso e debba interrogare le nostre coscienze in una visione complessiva di una comunità che sta crescendo grazie anche alla presenza di cittadini stranieri e che per questo deve mettere in campo interventi di integrazione efficaci ed incisivi.

Quando si verificano fatti come quelli che hanno portato Jesi alla ribalta della cronaca nazionale, significa non che manca un lampione, ma che non vi è stata da parte di tutti noi la capacità di cogliere i campanelli d’allarme provenienti da situazioni familiari o soggettive dei nostri ragazzi.

Campanelli d’allarme che, è vero, sono spesso impercettibili, ma che soggetti specializzati possono avvertire in anticipo e, allo stesso tempo, sono in grado di coglierne le loro peculiarità, vale a dire se riguardano il singolo individuo - prevedendo così un tipo di intervento sul soggetto - o un ambiente degradato - incanalando l’azione su altri percorsi che possano coinvolgere la famiglia.

Insegnanti di molte scuole sono stati coinvolti in iniziative volte a intercettare e comprendere i segnali di iperattività dei giovani per rapportarsi poi con le strutture deputate. Credo che come Amministrazione comunale abbiamo il dovere di incrementare questo tipo di iniziative coinvolgendo quei soggetti che già operano a stretto contatto con il Comune e che possono aiutarci per una attività direttamente in strada: penso ad esempio agli operatori sociali del nuovo centro di accoglienza per minori o anche agli educatori del centro di aggregazione giovanile.

Alla ripresa dell’attività scolastica credo che possa essere condiviso insieme un progetto complessivo che punti alla prevenzione e ad una migliore integrazione da parte di quei cittadini, non solo stranieri, che vivono in condizioni di marginalità sociale profonda. Scuola, associazioni sportive e sociali rappresentano certamente un aiuto alla famiglia. Ma a volte non sono sufficienti per offrire risposte esaurienti a problematiche molto più complesse di quelle che possono apparire.

Su questo percorso l’Amministrazione comunale è disponibile ad investire in impegno e risorse. Quanto poi ai lampioni, i presidenti di circoscrizione sanno bene - se per loro questo è il vero problema - che nel piano di opere pubbliche da qui alla prossima primavera, sono previsti interventi che miglioreranno l’illuminazione nelle zone dove si registrano maggiori criticità.





Questo è un articolo pubblicato il 30-11--0001 alle 00:00 sul giornale del 04 agosto 2006 - 1401 letture

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