Donde esta el corazon: dieci anni di zapatismo nelle immagini di Simona Granati

30/11/-0001 -
Giovedì 21 settembre presso la sala Salara del Palazzo della Signoria di Jesi , l’associazione Ya Basta!, insieme all’Assesorato alla Cultura, organizzano un’iniziativa per rendere noto alla cittadinanza il gemellaggio fra il Comune di Jesi e il Municipio Autonomo Zapatista San Pedro de Michoacan Chiapas - Messico.

da Yabasta Marche


Unitamente all’iniziativa del gemellaggio verrà allestita la mostra fotografica di Simona Granati dal tema “Donde esta el Corazon “ (immagini di 10 anni di lotta zapatista) che sarà in esposizione fino a domenica 24 settembre, nell’occasione si svolgerà un incontro a cui parteciperanno: l’Assessore alla Cultura del Comune di Jesi, Leonardo Animali, Simona Granati di Ya Basta!Roma e Vilma Mazza ( rapresentante Ya Basta! alla IV Commissione Civile Internazionale di Osservatori per i Diritti Umani).

Questo Patto di Solidarietà fra i due municipi, concretizza il processo mediante il quale una istituzione, una associazione, un semplice gruppo di persone della società occidentale può decidere di appoggiare in modo concreto la lotta delle comunità indigene del Chiapas per il riconoscimento dei propri diritti, la lotta della dignità e per la dignità.

Le comunità indigene zapatiste si sono sollevate il 1° gennaio del 1994 ponendo 11 richieste: “lavoro, terra, casa, cibo, salute, educazione, indipendenza, libertà, democrazia, giustizia e pace”. Le comunità indigene sono il prodotto di 500 anni di lotta. Dopo il 12 gennaio 1994 l’EZLN (Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale) continua la sua resistenza scegliendo la “parola” come propria arma. Le rivendicazioni che partono da questo popolo indigeno riguardano tutta l’umanità: per questo gli zapatisti chiedono il sostegno della Società Civile messicana ed internazionale.

Le comunità indigene ed i municipi autonomi continuano a seguire, nonostante le ripetute violenze, il proprio cammino di resistenza pacifica. La situazione si fa tuttavia sempre più difficile e la vita quotidiana è resa impossibile dalla presenza delle forze militari e paramilitari. Gli uomini hanno difficoltà ad andare a coltivare i campi, le donne non possono andare a prendere l’acqua, le strade sono bloccate da controlli. Commercializzare prodotti indigeni è molto difficile, come poter comprare generi di prima necessità nelle città o usufruire dell’assistenza sanitaria . Le comunità sono isolate da qualsiasi attenzione sociale e dai servizi medici. Ogni giorno sono costrette a subire abusi e violazioni dei diritti umani.

In questo momento di difficoltà, le relazioni tra i paesi del resto del mondo e le comunità autonome zapatiste hanno il fine di permettere la continuità e la visibilità della resistenza. La società civile internazionale può portare l’attenzione del mondo sulla realtà del Chiapas, denunciare gli abusi dei diritti umani contro le comunità indigene, aprire il dialogo sui problemi dell’esclusione e del neoliberismo. La comunità internazionale può sostenere il popolo chiapaneco riguardo ai problemi della salute, dell’educazione, dell’agricoltura, dell’appoggio ai rifugiati. Si possono scambiare idee, esperienze e tradizioni.

Sono molti i comuni europei che hanno deciso di materializzare questo sostegno con patti di solidarietà. Il Comune di Jesi è uno di questi, e con il Gemellaggio concretizza un accordo di relazione che va oltre il semplice aiuto unilaterale e scambio culturale.

Proprio per questo aderisce al progetto “Agua para todos”, un progetto di potabilizzazione dell’acqua , per affermare che l’acqua è una risorsa collettiva che appartiene a tutta l’umanità, questo progetto che l’associazione Ya Basta stà portando avanti nella regione gestita dalla Giunta del Buongoverno “Hacia la Esperanza” dove si trova il municipio Autonomo Zapatista San Pedro de Michoacan, può contribuire ad affermare che l’acqua è un diritto, il che implica riconoscere che la collettività ha la responsabilità di creare le condizioni necessarie affinché questo diritto venga esercitato. Diplomazia popolare, sostenibilità ambientale, auto-progettazione partecipata, sono stati le basi per i progetti di cooperazione sviluppati dall’Associazione Ya Basta!. Sviluppare cooperazione dal basso tra comunità locali è una delle basi che ci spinge a lavorare in un progetto di gemellaggio, perchè crediamo in uno spazio pubblico, aperto, di relazioni tra comunità, tra esperienze, da sempre in contatto con i movimenti che in tutto il Pianeta pongono al centro l’umanità, i diritti, la dignità e la costruzione di nuove relazioni.. Per una Pace fatta di Diritti e Dignità.

Proiezione video "Romper el cerco" (Rompere L'assedio) sui gravi fatti di violenta repressione, accaduti il 4 maggio scorso a San Salvador Atenco.

SULLA MOSTRA FOTOGRAFICA

"Donde està el Corazon"
Dieci anni di zapatismo nelle immagini di Simona Granati

Nel percorso visivo proposto dall'autrice, che ha seguito politicamente e fotograficamente il movimento zapatista sia in Chiapas che dall'Italia, entriamo nel mondo zapatista per coglierne gli aspetti della quotidianeità e i momenti significativi della loro vita e della loro lotta.

La mostra fotografica racconta le comunità indigene zapatiste del Chiapas dall'insurrezione all'autogoverno, fino all'attualità dell'Altra Campagna.
Intende mettere a valore e diffondere l'esperienza di queste comunità che rappresenta un'esempio straordinario di autonomia e di partecipazione fin dal '94, primo anno dell'insurrezione di questo esercito di sognatori. Un esercito molto particolare armato soprattutto della parola, che costituisce un punto di riferimento a livello internazionale per molti movimenti nella critica al neoliberismo e nell'ipotesi di costruzione di un altro mondo possibile.

Con il lancio della Sesta Dichiarazione della Selva Lacandona, gli zapatisti rendono pubbliche le loro riflessioni e scelte politiche. Una delle particolarità di questa lotta è proprio quella di sentirsi parziali rispetto agli obiettivi proposti e quindi rinnovano la loro apertura e la voglia di unirsi ad altri, con la coscienza che solo unendosi si possono cambiare le cose. E lo fanno lanciando l'ALTRA CAMPAGNA iniziata in Messico con il viaggio del Delegato Zero, alias Marcos, iniziato il primo gennaio 2006 e tutt'ora in corso, attraverso tutti gli stati messicani per conoscere, ascoltare e unire alla propria lotta tutte le lotte operaie e contadine, indigene e non indigene, zapatiste e non zapatiste. Ha già incontrato moltissimi gruppi, comitati, singoli, e sta costruendo una vera e propria rete costituita da tutti e tutte coloro che attraverso le lotte vogliono costruire un nuovo Messico, dentro un mondo nuovo. Anche al resto del mondo si rivolge l'ALTRA CAMPAGNA, ed è un invito discutere, dal basso e a sinistra (donde està el corazon), su come costruire un'alternativa globale al neoliberismo, ognuno dal proprio luogo, ma insieme, proponendo anche un incontro internazionale chiamato "2° Incontro Intergalattico", le cui modalità, tempi e contenuti, in perfetto stile zapatista, si decideranno insieme a tutti quelli che raccolgono l'invito.

È dentro questo ultimo passaggio che il movimento zapatista perde una delle sue figure più rappresentative, la comandante Ramona, che è stata un esempio per tutte le donne che nel mondo lottano per la loro dignità e libertà. L'8 marzo 1993 insieme alla comandante Susana, promosse quello che Marcos definì come "la prima rivolta zapatista". In una riunione a Los Altos fu approvata la Ley Revolucionaria de las Mujeres (Legge rivoluzionaria delle donne). Il mondo la conobbe per la prima volta il 20 febbraio 1994, in occasione dell'incontro di San Cristóbal tra il governo federale e gli zapatisti.

Piccola tra le piccole, dallo sguardo profondo, con indosso un passamontagna e un huipil bianco bordato di rosso secondo l'usanza tzotzil, 36 anni e con una malattia che la divorava internamente, fu introdotta dal subcomandante Marcos. Da lì a poco Ramona divenne un simbolo amato e apprezzato da molti: l'umile tessitrice dal volto sconosciuto si trasformò in una ribelle ammirata e tenace. Il suo viso e il suo nome divennero sinonimo della lotta per la liberazione della donna e procreatrice di altri mondi. A lei è dedicata la sua mostra.

Le immagini raccontano la lotta di un popolo attraverso una selezione di 50 scatti bianco e nero tratti dal lavoro fotografico dell'autrice, realizzato con continuità negli ultimi dieci anni.






Questo è un articolo pubblicato il 30-11--0001 alle 00:00 sul giornale del 28 agosto 2006 - 1384 letture

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