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Belcecchi replica a Polita sul bilancio comunale

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Ancora una volta, puntualmente ad ogni occasione in cui si discute di bilancio comunale, mi trovo a dover ripetere all’ex sindaco Marco Polita lo stesso concetto che riguarda il deficit strutturale ereditato da questa Amministrazione.

da Fabriano Belcecchi
sindaco di Jesi

Provo ora a spiegare, spero esaurientemente e per quanto mi riguarda in via definitiva, la questione. È probabilmente un dato comune quello di considerare il bilancio composto da due momenti salienti: il preventivo ed il consuntivo.

In realtà questo è vero in quasi tutti i casi, tranne che per le pubbliche amministrazioni le quali hanno altri due momenti altrettanto importanti e fondamentali: la salvaguardia degli equilibri di bilancio (da definire entro il mese di settembre) e l’assestamento di bilancio (entro novembre).

Ed è qui il punto nodale. Cioè come si arriva e cosa si fa in tali situazioni. Non il risultato del consuntivo, che si fa a giugno dell’anno successivo, e che registra il rapporto tra entrate ed uscite, al 31 dicembre dell’anno precedente. Faccio un esempio. Questa Amministrazione, a settembre del 2005, aveva registrato uno squilibrio (tra le previsioni e l’andamento dell’anno) per quasi 2,5 milioni di euro. Tuttavia posso anticipare, con una buona dose di certezza, che il consuntivo si chiuderà con alcune centinaia di migliaia di euro di avanzo.

Che cos’è successo? Una stregoneria contabile? Niente di tutto questo. È successo semplicemente che a settembre 2005 il nostro ragioniere capo ha accertato i proventi della vendita dell’area di Via Grotte di Frasassi per 2,7 milioni di euro. Ed il gioco è fatto! Questo dunque significa avere un bilancio in salute? Che non esiste nessun disavanzo, solo perché a giugno registreremo 200 o 300 mila euro di attivo? Niente affatto giacché, come tutti possono facilmente comprendere, quell’avanzo è dovuto non ad interventi che sanano le ragioni dello squilibrio, ma le tampona con un intervento straordinario che determina una entrata straordinaria. E l’anno successivo si riprende esattamente da quello stesso squilibrio.

Tanto è vero che i due cespiti cui Polita fa riferimento (Villa Fabbro e parte dell’immobile dell’area Fatma) sono stati utilizzati per coprire rispettivamente i disavanzi registrati nel 2000 e nel 2001. Quando dunque parliamo di risanamento finanziario, ci riferiamo a quegli interventi strutturali che determinano una riduzione reale delle spese di parte corrente in grado di riportare in equilibrio il bilancio del comune con le risorse in entrata. Ci riferiamo infatti agli effetti positivi e strutturali che sulla spesa corrente avranno, ora e per gli anni futuri, le esternalizzazioni dei servizi, la drastica riduzione dell’indebitamento complessivo dell’Ente, la rigorosa gestione delle spese, ecc. In questa ottica le osservazioni in merito alle spese per il Direttore Generale e per la Fondazione Pergolesi Spontini, si commentano da sole.

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Questo è un articolo pubblicato il 30-11--0001 alle 00:00 sul giornale del 09 ottobre 2006 - 1407 letture