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Le origini della Repubblica

3' di lettura 30/11/-0001 -
Un folto e qualificato uditorio ha seguito, mercoledì 15 novembre a Jesi, il prof. Roberto Balzani, storico dell’Università di Bologna e presidente dell’Associazione Mazziniana Italiana, che ha brillantemente presentato il volume La primavera della nazione. La Repubblica Romana del 1849 (affinità elettive, Ancona 2006, pagg. 304, euro 20,00), curato da Marco Severini, studioso dell’Università di Macerata, e voluto dal Centro Studi Marchigiano.

da Piero Maria Benedetti


A distanza di più di mezzo secolo dall’ultimo lavoro sull’argomento, il volume costituisce una nuova ricostruzione storica dei celebri avvenimenti del 1849: nuova perché realizzata da un pool di giovani studiosi che, coordinato da Severini (che al tema e a Mazzini ha dedicato oltre un quindicennio di studi), non si è limitata ad una visione politico-militare di quei famosi avvenimenti, ma li ha trattati nel più ampio contesto della dimensione economica, sociale, giuridica e delle relazioni internazionali; nuova in quanto ha richiesto diversi anni di indagine negli archivi e nelle biblioteche della penisola ed è stata condotta con un impianto metodologico e narrativo aggiornato; e infine in quanto il volume è il n. 46 della collana “storia, storie” del giovane editore anconetano affinità elettive che in questi ultimi anni si è distinto per l’originalità e la versatilità delle sue proposte editoriali.

La tesi di fondo è la seguente: pur circoscritta ad un’esperienza di soli cinque mesi (9 febbraio-4 luglio 1849) e conclusa drammaticamente con l’invasione degli eserciti controrivoluzionari europei (Francia e Austria in primis), la Repubblica Romana ha costituito un riferimento essenziale per la storia della democrazia italiana, educando diverse generazioni e sopravvivendo ai tentativi di rimozione dalla memoria collettiva operati prima dall’Italia monarchica-liberale, poi dal regime fascista e, infine, da certa cultura storiografica novecentesca. Soprattutto, la Repubblica guidata dallo statista Mazzini (alla sua prima e unica esperienza di governo) e dal generale Garibaldi (incompreso nella sua genialità militare) si è presa un’originale rivincita sedimentando le sue profonde eredità: l’adozione del regime repubblicano e degli istituti della democrazia rappresentativa; la stesura della Costituzione più avanzata dell’Ottocento europeo; la laicità dello Stato, con le contestuali garanzie per l’esercizio del potere spirituale del pontefice; il suffragio universale maschile e la completa libertà di stampa; la grande partecipazione popolare, sostenuta dai ceti borghesi ma aperta alle donne, agli ebrei, insomma ad ogni categoria sociale; un ampio spettro di riforme, che ridisegnarono il quadro amministrativo, economico e sociale degli ex domini pontifici; l’individuazione di Roma come capitale d’Italia; la risposta del movimento democratico italiano ad un 1848 dominato dall’incauta guerra sabaudista di Carlo Alberto, risposta sanzionata dal sacrificio di oltre 1.000 patrioti nella difesa di Roma.

Tutto ciò viene espresso in un volume di oltre trecento pagine, realizzato da Severini e da altri quattro, qualificati studiosi (Irene Manzi, Lidia Pupilli, Luana Montesi, Riccardo Piccioni).

La giovane Repubblica, antesignana di quella del 1946, fu uno Stato laico, indipendente e italiano, ma dei tanti protagonisti e deuteragonisti che si batterono nelle periferie per la libertà e l’indipendenza della penisola la memoria storica si era finora dimenticata. Non questo volume che disegna un primo quadro anagrafico, socio-professionale e politico della nuova classe dirigente repubblicana e ricorda, senza tanti sottintesi, come la Costituzione del 3 luglio 1849 (e non certo lo Statuto Albertino) rappresentò il riferimento normativo nel lavoro dei padri costituenti del 1946-47.





Questo è un articolo pubblicato il 30-11--0001 alle 00:00 sul giornale del 18 novembre 2006 - 1211 letture

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