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Serra De’Conti: Cicerchia e non solo

3' di lettura 30/11/-0001 -
Dalla Cicerchia, legume povero da secoli parte integrante dell’alimentazione marchigiana, prende avvio la festa omonima svoltasi a Serra De’Conti venerdì, sabato e domenica scorsi. Oltre a piatti tipici locali, per riscoprire i sapori di una volta, c’è anche l’esaltazione di realtà produttive minori, come quelle dell’artigianato.

di Giulia Angeletti


In greco lathiros, in latino cicerula, la cicerchia proviene dal Medio Oriente. È una leguminosa che nasce da una pianta erbacea a ciclo annuale, simile a quella dei ceci.
La coltura della cicerchia è continuata poi nei secoli nelle aree collinari dell’Italia centro-meridionale.

Negli ultimi cinquant’anni la sua produzione si è pian piano ridotta, ma oggi la cicerchia è stata riscoperta e valorizzata, ed è diventata simbolo della biodiversità da tutelare.
La cicerchia però è anche simbolo delle nostre usanze contadine. Fare una festa dedicata alla cicerchia significa dunque riscoprire i sapori della memoria e mantenerli vivi.

Come ha celebrato Serra De’Conti questa leguminosa?
Innanzi tutto sparse per il paese si possono incontrare 18 tra cantine, taverne, forni e locande, ognuna con un nome caratteristico: “Grotta de’ padroni”, “La taverna dei cicerchi…oni”, “Cantina la sora albina”, e molte altre.

In questi punti di ristoro si possono mangiare una lunga serie di piatti diversi. Tra questi la cicerchia vi regna da sovrana, cucinata in tutte le salse: cannelloni con farina di cicerchia al ragù, chitarrine al farro con porcini e cicerchia, frittura rustica di patate con croccantine di carne e cicerchia, e molte altre varianti.

Oltre ai piatti da mangiare, ci sono naturalmente anche i vini. Vini bianchi e rossi, il vin brulè per riscaldarsi, la visciola e il vino novello, che a detta di molti è più cattivo di quello dell’anno scorso. Ci sono poi i dolci: cantucci, filoni di mosto, croccante, crostate e molti altri.
Non mancano poi sparsi per tutto il paese dei banchetti che cuociono le caldarroste.

Ma non solo cibo. Sparsi tra le mura ci sono vari locali dedicati alle arti e mestieri di una volta: mostre di pittura, di fotografie e di legno, lavori in rame, lavori in legno e ferro, terrecotte, restauro mobili, pizzi e merletti, e molti altri ancora.

Ci sono poi stati alcuni convegni presso la Sala Italia, dedicati al recupero delle piccole produzioni e delle biodiversità. In occasione del decennale della festa è stato consegnato il Premio per la Biodiversità Agroalimentare nelle Marche, istituito da Slow Food.
Le vie del paese sono inoltre state animate da numerosi gruppi di giocolieri, artisti di strada, gruppi storici, gruppi del folklore e mestieranti.

Ricetta: tagliolini con cicerchia e funghi (4 persone)
Ingredienti:
300g di tagliolini,
200g di cicerchia,
250g di funghi carboncelli, o altro,
aglio, peperoncino, sedano, olio extravergine di oliva q.b.,
cipolla, prezzemolo, qualche pomodoro rosso,
pancetta affumicata, sale q.b.

Cuocere la cicerchia con cipolla, prezzemolo, sedano e sale; passarla con il passaverdura fino ad ottenere una purea. A parte soffriggere i funghi con aglio e peperoncino. Quando sono quasi pronti, unire pancetta magra a tocchetti, e farla saltare per qualche minuto. Cuocere i tagliolini, scolarli, e amalgamarli con la cicerchia e i funghi.


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Alcuni momenti della festa







Questo è un articolo pubblicato il 30-11--0001 alle 00:00 sul giornale del 27 novembre 2006 - 3137 letture

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