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belvedere ostrense: Videogiochi violenti

4' di lettura 30/11/-0001 -
Periodicamente ritorna la polemica sui videogiochi violenti. E’ un tema da tenere in considerazione, occorre farlo tuttavia con equilibrio, senza sottovalutare né sopravvalutare gli effetti che questo nuovo strumento ludico può arrecare.

di Massimo Bellucci
Esperto di politiche giovanili
bellof3@tiscali.itt


La polemica più recente è stata innescata in occasione della commercializzazione di “Bully”, che in Italia esce col nome di “Canis Canem Edit”. Il protagonista è Jimmy, un adolescente non certo secchione, che dopo essere stato espulso da tutte le scuole approda nella peggiore, la Bullwort Academy, che rappresenta l’ambientazione del gioco. L’avventura si svolge quindi all’interno della scuola che è piena di insidie di ogni tipo, a cominciare dai compagni classe coi quali è inevitabile scontrarsi. Il protagonista ha il compito di destreggiarsi cercando di farsi rispettare dai compagni, usando le buone, ma anche le cattive, seguire i corsi, ma anche compiere goliardate e cercare di non subirne.

Si tratta di interpretare al meglio il ruolo del bullo, ma proprio il bullismo, nella vita scolastica reale, rappresenta un problema di non facile soluzione, una emergenza di fronte alla quale occorre elaborare adeguate e incisive attività educative. Proprio in concomitanza con la diffusione del gioco, di cui sono state vendute circa 40 milioni di copie nel mondo, le cronache nazionali riportano una serie inquietante di episodi di violenza nelle scuole, ragazzi disabili picchiati dai compagni o violenze sessuali compiute da minorenni.

Questi episodi, realmente accaduti e documentati, ma sui quali sicuramente i mezzi di comunicazione hanno insistito parecchio, per la loro portata hanno colpito l’immaginazione dell’opinione pubblica, generando una piccola ondata di panico di fronte alla quale è forte la tentazione di trovare soluzioni facili, ossia le classiche scorciatoie. Ecco allora che può venire spontaneo stabilire un legame di causa ed effetto tra la violenza reale e quella esibita nei videogiochi, imputandone la colpa a questi ultimi.

I problemi che devono affrontare gli educatori sono molti e complessi. La prevenzione del bullismo, del razzismo, come anche la lotta all’abuso di sostanze alcoliche e stupefacenti rientrano nei difficili compiti che gli educatori, i genitori, gli insegnanti, sono chiamati quotidianamente ad affrontare, con l’obiettivo di educare le nuove generazioni al rispetto, all’onestà, in modo tale che diventino uomini e donne responsabili e maturi.

Bully non è sicuramente un videogioco educativo, ma in circolazione esistono numerosi altri videogiochi ben più violenti e scabrosi, basti pensare al diffusissimo e politicamente scorretto “Gta San Andreas”, dove il protagonista non si limita a strapazzare i compagni di classe, ma è un vero e proprio criminale che deve spacciare e uccidere usando pistole e mazze da baseball per diventare il leader della gang in un quartiere malfamato.

Il realismo del videogioco rafforza la dinamica di immedesimazione del giocatore. Fare attenzione al contenuto dei videogiochi è sicuramente una parte delle incombenze educative, ma se si perde di vista il contesto generale si rischia di compiere un errore di prospettiva, che non significa soltanto sopravvalutare alcune cose, ma sottovalutarne altre. La violenza è purtroppo endemica nella nostra società, romanzi e film ne sono pieni, senza fare molti sforzi basta guardare con occhio critico un telegiornale provando a pensare alla reazione potrebbe avere un bambino di sei o otto anni di fronte a determinate notizie verso le quali ormai noi adulti siamo assuefatti.

Per tornare al tema dei videogiochi, quelli sopra menzionati sono inadatti a minorenni e sulla loro copertina in basso c’è un numero ben leggibile che rappresenta uno strumento importante per i genitori, è l’età consigliata per il videogioco. Si tratta quindi solo di una indicazione, poiché i giochi vengono venduti a tutti, però i genitori possono fare tesoro, poiché è presente sulle copertine di tutti i videogames, anche se spesso viene sottovalutata o ignorata. Non tutti i videogiochi vanno bene per tutti, se l’indicazione è “16+” significa che il contenuto del gioco è inadatto, secondo i produttori, a coloro che hanno meno di sedici anni. Occorre quindi fare attenzione ai giochi nei quali l’indicazione è “18+”, se viene sconsigliato ai minori attraverso l’etichetta con la quale il gioco viene distribuito da coloro che hanno interesse a venderne, evidentemente un motivo c’è.

Esistono moltissimi videogiochi belli, divertenti e assolutamente innocui, basta fare attenzione al rapporto tra l’età del giocatore e il contenuto del gioco stesso. Non è la soluzione dei problemi, ma è un appiglio che ci consente di conciliare la legittima voglia di giocare e divertirsi da parte dei ragazzi con l’esigenza di salvaguardare la loro crescita culturale e personale.





Questo è un articolo pubblicato il 30-11--0001 alle 00:00 sul giornale del 28 dicembre 2006 - 1208 letture

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