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Protocollo sul Welfare, non cambia niente!

6' di lettura 30/11/-0001 -
Il protocollo sul Welfare, più volte rimaneggiato nella sostanza non cambia la situazione precedente. Dal punto di vista dei prossimi pensionandi, si è abolito lo scalone e lo si è sostituito con alcuni scalini al termine dei quali l'età pensionabile salirà a 62 anni.

da Sinistra Democratica


E' stata concessa una mancia alle pensioni da fame (meglio di niente) che non cambia la condizione di sofferenza di tanti pensionati. In merito al lavoro precario vi sono cambiamenti marginali alla legge 30 e ciò rappresenta non solo una smentita clamorosa degli impegni elettorali, nonché il permanere di una condizione di incertezza e di sfruttamento per la gran parte dei giovani, ma sancisce definitivamente anche per il centrosinistra la rinuncia a considerare il lavoro come valore ed in quanto tale, centrale nel processo di formazione della ricchezza e di emancipazione delle classi più deboli (la Costituzione Italiana è ormai carta straccia).

Questo protocollo è parte di una svolta politica moderata accettata anche dai sindacati dei lavoratori (CGIL compresa) che si è esplicitata sul piano politico con la nascita del Partito Democratico e con il tentativo di marginalizzare quel che resta della sinistra italiana (ancora troppo divisa) e di riportare la dialettica politica dentro gli attuali equilibri di potere, di suddivisione della ricchezza, di contraddizioni e divisioni sociali. Tutto ciò ha consentito alle forze di centro del centrosinistra di aumentare il potere di interdizione e di ricatto sul governo, che ogni giorno rischia di cadere. L'operazione del PD, giustificata per dare una rappresentanza politica a Prodi, si è rilevata contro Prodi. Sul piano economico, il protocollo sul Welfare rappresenta la scelta definitiva delle classi dirigenti italiane di collocarsi ai livelli più bassi nella divisione internazionale del lavoro (lavoro precario, sviluppo precario, bassa qualità della produzione e dei servizi).

Ciò spiega anche perchè le organizzazioni sindacali dei lavoratori continuano a restare sorde di fronte ai bassi salari (gli ultimi in Europa) e alle inequità esistenti: fino ad oggi hanno protestato contro le tasse chi ne paga di meno e chi vuole mantenerle basse verso la rendita e la speculazione finanziaria. Durante la campagna elettorale del 2006 si sosteneva che sarebbe stato risolto il problema della 4° settimana per i lavoratori dipendenti perchè le retribuzioni erano troppo basse ma tale problema è irrisolto ancora oggi. Quando le retribuzioni restano ferme e il costo della vita aumenta degrada l'intera economia; lo sostiene anche il presidente di Bankitalia Draghi. La mortificazione dei lavoratori sul piano economico, sociale e culturale, ha favorito un clima di rassegnazione tra i medesimi e la conseguente rinuncia alla partecipazione alla vita politica e spesso anche al voto.

Anche per questo la politica ha subito una degenerazione dal punto di vista della rappresentanza e dei costo:
1)della rappresentanza perchè il legame tra governanti e governati è in crisi e vi è una corsa da parte del ceto politico a fare della politica un mestiere ben retribuito piegando spesso le scelte politiche generali agli interessi personali.
2)Dei costi, perchè essi non riguardano solo i ministri, sottosegretari, parlamentari,consiglieri regionali....fino alle Circoscrizioni ma anche gli incarichi professionali o di consulenza, gli Enti o le società inutili, in cui vengono collocati pezzi di ceto politico che formano il sistema di potere. Il degrado della politica ha ormai investito anche parti della sinistra: rispetto al processo di unificazione della sinistra italiana per il quale Sinistra Democratica è fortemente impegnata, l'ostacolo maggiore verrà dal ceto politico che teme di perdere posizioni di potere, specie se ben remunerato.

Noi auspichiamo che vi sia una forte accellerazione del processo unitario a sinistra perchè di una sinistra forte vi è gran bisogno nel nostro Paese per poter contare di più e affontare questioni di grande interesse generale che il PD non si pone. Vanno perciò superati rapidamente ostacoli che spesso appaiono pretestuosi per portare a compimento questo progetto. Sempre in merito al degrado della politica, a livello locale anziché affrontare le grandi questioni di interesse generale (es. risorse idriche, assetto del territorio, inquinamento nella città, ecc...) ci si preoccupa di mantenere la comunità montana (10 assessori). Noi riteniamo che vada ridotto notevolmente lo sperpero di denaro pubblico usato per mantenere in piedi questo sistema di potere ed in particolare proponiamo:
-Abolizione delle Comunità Montane
-Abolizione delle Camere di Commercio
-Riduzione dei componenti delle Giunte Comunali, provinciali e regionali
-Smantellamento delle società inutili o di scarso interesse che drenano ingenti risorse e spesso chiudono bilanci in perdita (ARE, RETE MARCHE, MECCANO, ecc...)
-Limitazione degli incarichi esterni o consulenze, utilizzando l'apparato dirigenziale dell'Ente, che è retribuito per questo.
Invece abbiamo la sensazione che si stia procedendo in senso contrario.

Anche al Comune di Jesi, nelle Aziende di proprietà Comunale, vi sono pressioni affinchè al posto dell'attuale amministratore unico si proceda a nominare un CdA con relativo Collegio di Revisore dei Conti e conseguente aggravio dei costi che si scaricherebbero sui cittadini attraverso un aumento delle tariffe. Ciò, al fine di distribuire mance al ceto politico locale. Ci piacerebbe sapere se questo orientamento è condiviso dal Sindaco o è sostenuto da esponenti del PD per sanare i conflitti interni e per sedare la sete di poltrone di alcuni di essi.

Ci piacerebbe altresì che il Sindaco sia realmente il capo dell'Amministrazione comunale:tale dubbio è maturato in seguito a notizie apparse sulla stampa locale da cui si evince che l'assessore ai servizi sociali ha presieduto e coordinato una riunione dei Sindaci dei Comuni della Vallesina in merito alle politiche sociali e l'assessore allo sviluppo economico ha fatto altrettanto rispetto alle questioni attinenti lo sviluppo economico. Quando alcuni mesi or sono, dopo la formazione della giunta e le ripartizioni delle deleghe assessorili, abbiamo stigmatizzato l'eccesso delle stesse assegnate ad un solo assessore, che di fatto svuotava la funzione degli altri assessori ed in particolare ai Lavori Pubblici, all'Ambiente e all'Urbanistica, avevamo colto nel segno. Avremmo il piacere che il Sindaco faccia veramente il sindaco dei cittadini di jesi e sia il soggetto politico e amministrativo di riferimento per tutta la Vallesina, con cui interlocuire, sia pure in maniera dialettica per affrontare i problemi del nostro territorio evitando il più possibile il protagonismo ora di uno ora di un altro assessore come è avvenuto spesso in passato, in particolare sul piano regolatore e sulle questioni ambientali d'immagine.





Questo è un articolo pubblicato il 30-11--0001 alle 00:00 sul giornale del 07 novembre 2007 - 1319 letture

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