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Santoni per una politica migratoria condivisa

4' di lettura 30/11/-0001 -
E’ un fatto ormai indiscutibile che il notevole flusso migratorio, sia nazionale che extranazionale, presente attualmente nella nostra città locale richiede una politica migratoria fondata su una convergenza di tutte le forze politiche a prescindere dallo schieramento di appartenenza.

da Santoni Marta
Consigliere Comunale Gruppo L’Ulivo


Solo in questo modo, senza assumere posizioni precostituite e propagandistiche, senza effettuare analisi sporadiche, non strutturate e superficiali, senza adottare soluzioni inadeguate e improvvisate, si può entrare nel merito sull’adozione, sistematica e concertata, di misure di prevenzione, accoglienza e integrazione: questo approccio non permetterà inoltre (come si tenta di fare da più parti) di interpretare l’apertura politica al fenomeno immigratorio come una semplice pratica di copertura delle emergenze, di scarsa prudenza nella gestione dell’integrazione sociale e di scarso rispetto delle nostre tradizioni.

In questo contesto emerge innanzitutto la necessità di riposizionare presso l’opinione pubblica la figura dell’immigrato, illustrandone il contributo a livello lavorativo, economico e demografico, facendo percepire l’importanza della sua presenza nel nostro Paese. Occorre cominciare ad elaborare e a diffondere un concetto di immigrazione che si qualifichi come risorsa, supporto, arricchimento “etico”, e non solo come un peso, un tarlo nella tranquilla vita cittadina, una fonte di illegalità solo per alcuni fatti di cronaca che hanno urtato, giustamente, l’opinione pubblica: certo i problemi ci sono e sono seri, anche sul piano della sicurezza e dell’ordine pubblico e dovranno essere seriamente affrontati.

Un flusso migratorio consistente come quello presente nella nostra realtà incide su tutti i settori della società civile e quindi sulla convivenza di tutti i cittadini: aumento del carico di lavoro degli uffici amministrativi pubblici (es. anagrafe, uffici del lavoro..), servizi sociali, trasporti, scuole, disponibilità degli alloggi, etc.. Se questi servizi sono ben strutturati e organizzati, con strumenti di accoglienza efficaci, le difficoltà possono essere superate, ma se ciò non avviene il flusso migratorio non fa altro che metterne in risalto le lacune organizzative e i punti di criticità già esistenti, funzionando come una cassa di risonanza di ciò che già non funziona o funziona in modo non adeguato rispetto all’evoluzione in atto della richiesta di servizi.

L’immigrazione non è altro che lo specchio dei nostri problemi, li evidenzia e li mette in luce, e proprio per questo è un fenomeno che merita estrema attenzione sociale, politica ed anche economica, tre aree di intervento quest’ultime tutte ormai “contaminate” dai flussi migratori e per questo obbligate ad interfacciarsi e a progettare interventi comuni a fronte di palesi contraddittorietà che non hanno ragione di esistere: basti pensare da una parte alla continua e crescente richiesta da parte del mercato del lavoro di nuovi ingressi per il reclutamento di manodopera di basso livello di cui è scarsa l’offerta di lavoro nazionale (servizi, attività stagionali, edilizia, ristorazione, etc..), e, dall’altra, alle opinioni pubbliche spesso sfavorevoli all’ingresso di nuovi immigrati: e se gli immigrati non fossero più così disponibili, chi ne risentirebbe di più?

L’obiettivo deve essere quello di conseguire una reciproca integrazione e accettazione, riconoscendo parità di diritti e pretendendo parità di doveri, nel rispetto delle norme vigenti, per superare la logica dell’emergenza e cominciare il percorso della partecipazione e della cittadinanza, un percorso rispettoso della identità di ciascuno facendo propri valori e responsabilità comuni.

Auspicare una collaborazione politica, sociale e inter istituzionale (Stato, Regioni, Province e Comuni nell’ambito delle proprie competenze) su un terreno così soggetto a criticità nei più svariati settori (pensiamo ad esempio all’inserimento scolastico, ai minori non accompagnati, alla formazione degli stranieri adulti, alle modalità di inserimento nel mondo del lavoro, alla sicurezza sul lavoro) è l’unica prospettiva capace di trasformare qualsiasi sforzo e qualsiasi idea in un efficace sistema di governance locale.

Anche i mass-media, i mezzi di informazione in generale, rivestono un ruolo molto importante in questo percorso di integrazione sociale potendo favorire la formazione di una società aperta e multirazziale, diffondendo la conoscenza reciproca delle culture e delle tradizioni di cui sono portatori i diversi flussi migratori, senza alimentare, ma anzi contrastando, pregiudizi, intolleranze e xenofobie.

Potrebbero diffondere notizie utili agli stranieri, come, ad esempio, le opportunità di integrazione e di crescita personale e professionale offerte dalle istituzioni pubbliche e dalle associazioni in genere, le azioni sociali di aiuto per i bisogni primari, la conoscenza dei loro diritti e doveri, e, perché no, la possibilità di un reinserimento “positivo” nel paese di origine: in questo modo i mezzi di informazione contribuirebbero ad una conoscenza realistica e diffusa dell’immigrazione favorendo la realizzazione di un pluralismo culturale comunque rispettoso delle regole, delle tradizioni e dei valori della società italiana.





Questo è un articolo pubblicato il 30-11--0001 alle 00:00 sul giornale del 15 novembre 2007 - 1020 letture

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