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La memoria è un ingranaggio collettivo

2' di lettura 30/11/-0001 -
Dopo l'interpellanza in consiglio comunale di An in cui si richiedeva la rimozione della targa in memoria di Carlo Giuliani, il sindaco Belcecchi ha prontamente ubbidito ed ordinato la rimozione della targa avvenuta la mattina di mercoledì 21 novembre.

dall'Officina Sociale Rebelde


Due anni fa si parlava in Comune della possibilità di intestare una piazza a Carlo Giuliani. Se ne è parlato per un po’, poi su tutto è calato il silenzio.
Come centro sociale abbiamo deciso così di intitolare la nostra piazza a Carlo e lo abbiamo fatto con una cerimonia pubblica nel piazzale antistante al centro sociale.

In questa città ci sono piazze e strade che parlano del passato, della memoria, del ricordo e della tradizione.
La nostra piazza parla del presente, della memoria come identità e non solo come tradizione.

Quel nome e quella piazza parlano dell’identità di chi a Genova in quei giorni c’è stato, parla della necessità di non dimenticare l’omicidio di Carlo, parla di cariche della polizia che provocarono centinaia di feriti, parla della mattanza alla scuola Diaz, delle torture praticate a Bolzaneto, dei gas illegali utilizzati, parla di decine di compagni che rischiano pesanti condanne nei processi che si stanno celebrando a Genova e a Cosenza, parla di uno stato che devasta e saccheggia le nostre vite e poi si auto-assolve in processi farsa.

La richiesta di An di rimuovere la targa è una richiesta politica che si inserisce perfettamente nel clima e nel contesto nazionale che stiamo vivendo: cancellare Genova, riscriverne la storia, chiudere le esperienze dei movimenti cancellando il conflitto, criminalizzando chi lotta.

E così mentre in 100.000 manifestavamo a Genova, il sindaco Belcecchi, imbeccato da Massaccesi di An, ha fatto rimuovere la targa di Carlo Giuliani.

La sua non è stata una scelta tecnica ovviamente , ma una scelta politica: è la scelta di chi in nome della “legalità” si allinea alle politiche della destra, di chi non si pone in una posizione di ascolto rispetto alle realtà sociali ma che dall’alto e in maniera autoritaria emette ordinanze, divieti e rimozioni.

NOI NON CI STIAMO, NON CI VA BENE, NON È QUESTA LA CITTÀ IN CUI VOGLIAMO VIVERE!

Chiediamo alle forze politiche che oggi sono sedute nel palazzo, agli assessori di Rifondazione, Verdi, Pdci, ai consiglieri comunali, alle forze politiche sociali di prendere una posizione per cominciare a far muovere quel ingranaggio collettivo necessario affinché in questa città, nella nostra piazza, la memoria non venga cancellata.





Questo è un articolo pubblicato il 30-11--0001 alle 00:00 sul giornale del 24 novembre 2007 - 1067 letture

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