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Crisi: il futuro dello stabilimento si decide entro il 31 gennaio

2' di lettura 30/11/-0001 -
Il 31 gennaio sarà la data ultima per sapere se la Sadam di Jesi sopravvivrà oppure chiuderà i battenti.

di Marco Catalani
marco@viverejesi.it


Su tutto però pesa la spaccatura tra le associazioni degli agricoltori divise sul da farsi. Le parti si sono incontrate ieri mattina in Regione: lo scadenzario dei prossimi giorni prevede per giovedì un incontro a Roma al Ministero dell’Agricoltura, data per la quale l’assessore regionale all’Agricoltura Paolo Petrini ha chiesto alle associazioni di categoria di elaborare un documento di richieste comuni.

Tempi stretti dunque per Cia, Coldiretti, Confagricoltura, Copagri, Agci, Confcooperative, Legacoop, Unci, Anb, Cnb, Abm, Abi e Frima che dovranno trovare unità d’intenti concrete. Difficile trovare una soluzione. Tre al momento le posizioni: c’è chi vuole garantire la produzione, altri che chiedono sia mantenuta almeno la campagna 2008 e poi, è il caso di Coldiretti, chi preferisce dismettere e cambiare tipo di coltivazione usufruendo dei contributi dell’Unione Europea.

“Entro il 31 gennaio – ha detto Petrini - è necessario trovare una soluzione. Quello che dobbiamo capire al più presto quindi è se c’è la possibilità, da parte del mondo agricolo, di assicurare i livelli di produzione di bietole richiesti dall’azienda. In ogni caso non dobbiamo perdere d’occhio l’obiettivo vero: la salvaguardia dei 170 dipendenti dell’azienda e degli agricoltori”.

La Sadam, fortemente interessata ai 60 milioni di euro di fondi europei per la dismissione, si è comunque detta disponibile a rivedere la sua posizione a fronte di un impegno pluriennale degli agricoltori. Servono 15mila ettari di coltivato per i prossimi tre anni con la supervisione della Regione. Ma il rischio serio è che senza un accordo tra i coltivatori si arrivi addirittura sotto gli attuali 10mila e 500 ettari.





Questo è un articolo pubblicato il 30-11--0001 alle 00:00 sul giornale del 16 gennaio 2008 - 1504 letture

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