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UdC: pessima la stagione lirica del Pergolesi

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da UdC Jesi

La stagione lirica 2008 di Jesi con le sue sole 7 serate in programma sarà la più misera dell’intera storia del Pergolesi nei suoi 41 anni di ‘Teatro di Tradizione’.
Dimezzando gli appuntamenti in cartellone rispetto al 2004 a prima cioè che la Stagione passasse dalle mani del Comune di Jesi a quelle della Fondazione ‘Pergolesi –Spontini’. Purtroppo, benché espressamente richiesto, nessuno ci ha detto ancora il perché. Ma se la lirica piange, la danza non ride. Consolidato appuntamento culturale per il pubblico jesino la danza per lunghi decenni ha visto sempre un titolo in programma all’interno della sua Stagione Lirica, oltre a qualche altro titolo proposto durante l’anno nell’ambito della stagione di Prosa.

Una consuetudine che nel corso dei decenni si è variegata e rinnovata, giungendo a proporre spettacoli anche nuovi in prima assoluta, alcuni su apposita commissione del Teatro jesino: che in tal modo si faceva non solo fruitore ma anche produttore di cultura coreutica. Una consuetudine importante che nel 2003 – grazie ad una felice intuizione dell’allora dirigenza – si trasformò in una vera e propria ‘rassegna di danza’ proponendo un apposito ed autonomo cartellone con diversi spettacoli di eccellenza nazionale ed internazionale: ‘PergolesiDanza’. Una rassegna che è cresciuta pian piano negli anni distinguendo il Teatro jesino nell’ambito della provincia e della regione fino a diventare una apprezzata e attesa tradizione per l’intero territorio.

Anch’essa passata in eredità alla Fondazione ‘Pergolesi Spontini’ nel 2006/2007 ‘PergolesiDanza’ inizia a perdere la sua identità originaria e viene ‘spalmata’ – con risultati discutibili – tra i teatri o pseudo tali della Vallesina; ma nella stagione 2007/2008 la rassegna scompare completamente, cancellata: solo qualche singola serata estemporanea e nulla più. Ecco quindi che oltre alla stagione lirica un altro doloroso ridimensionamento della programmazione teatrale del Pergolesi. Perché? Forse qualcuno dirà: “se non ci sono i soldi non si possono fare le cose”.

Giusto! Ma se così fosse la domanda diventerebbe un’altra: come mai i soldi prima c’erano e si poteva fare oltre al doppio delle serate d’opera un’importante rassegna di danza di anche 5 titoli di rilievo? Eppure, come già ricordato, non risulta alcun drastico impoverimento del bilancio a disposizione: anzi, l’ingresso della Fondazione e dei suoi ‘privati’ doveva servire ad arricchirlo non certo a diminuire la proposta.


Questo è un comunicato stampa pubblicato il 14-09-2008 alle 01:01 sul giornale del 15 settembre 2008 - 1210 letture