Quantcast

Rocconi: serve a poco dirci cristiani se rifiutiamo l\'amicizia di Dio

Mons. Gerardo Rocconi Vescovo di Jesi 5' di lettura 12/10/2008 - Partendo dal Vangelo di Domenica il Vescovo Rocconi amonisce i fedeli a non tradire il Signore col peccato ma augura tutti di \"sperimentare la bellezza dello stare con il Signore, la bellezza di una vita che diventa festa quando il Signore è accolto\".

Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, Gesù, riprese a parlare con parabole [ai capi dei sacerdoti e ai farisei] e disse: «Il regno dei cieli è simile a un re, che fece una festa di nozze per suo figlio. Egli mandò i suoi servi a chiamare gli invitati alle nozze, ma questi non volevano venire. Mandò di nuovo altri servi con quest’ordine: Dite agli invitati: “Ecco, ho preparato il mio pranzo; i miei buoi e gli animali ingrassati sono già uccisi e tutto è pronto; venite alle nozze!”. Ma quelli non se ne curarono e andarono chi al proprio campo, chi ai propri affari; altri poi presero i suoi servi, li insultarono e li uccisero. Allora il re si indignò: mandò le sue truppe, fece uccidere quegli assassini e diede alle fiamme la loro città. Poi disse ai suoi servi: “La festa di nozze è pronta, ma gli invitati non erano degni; andate ora ai crocicchi delle strade e tutti quelli che troverete, chiamateli alle nozze”. Usciti per le strade, quei servi radunarono tutti quelli che trovarono, cattivi e buoni, e la sala delle nozze si riempì di commensali. Il re entrò per vedere i commensali e lì scorse un uomo che non indossava l’abito nuziale. Gli disse: “Amico, come mai sei entrato qui senza l’abito nuziale?”. Quello ammutolì. Allora il re ordinò ai servi: “Legatelo mani e piedi e gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti”. Perché molti sono chiamati, ma pochi eletti».


Questa parabola è raccontata negli ultimi giorni della vita terrena di Gesù. Parole forti, da prendere quindi in attenta considerazione.

Gesù si lamenta perché i farisei e i capi del popolo non lo hanno riconosciuto come Colui che era Atteso e non lo hanno accolto. Egli afferma che è venuto a portare un dono di Dio, quel dono che noi chiamiamo la Salvezza.

Ma cos\'è questa Salvezza? Gesù non da spiegazioni difficili. Per spiegare messaggi alti spesso usa immagini, simboli, affinché tutti possano comprendere.

E Gesù oggi per far capire cosa è la salvezza, porta l’immagine di un banchetto di nozze, cioè di una festa. A questa festa ancora una volta quei capi e il popolo ebreo sono stati invitati per primi. Ma il loro è stato un no. Non hanno saputo riconoscere l’invito del Signore, hanno rifiutato lo sposo che è Gesù. Ognuno con un motivo futile.

Ma il Signore vuole comunque che festa ci sia. Il no dei primi invitati ha spinto il re, che indica il Signore, ad invitare tutti: poveri, malati...

E questo invito oggi arriva a noi: anche noi siamo invitati alla festa. Siamo invitati ad accogliere l’amore del Signore, a stringere con Lui una profonda amicizia.

E\' una festa grande, piena di gioia. Gesù usa l’immagine di una festa di nozze proprio per farci capire che seguire Lui non è tristezza, non è mortificazione, ma è gioia.

Una festa che comincia con il Battesimo, e sulla terra raggiunge il suo culmine nella Santissima Eucaristia. Una festa che riguarda la vita intera, perché in ogni istante ci è dato di vivere nell’abbraccio del Signore. E\' una festa, infine, che sarà vissuta nella pienezza quando saremo per l’eternità con il Signore.

Ma c\'è una cosa da aggiungere: anche noi, battezzati, cresimati, magari dopo momenti di fede intensi, abbiamo la possibilità di dire no, e il no all’amore di Dio purtroppo è sempre per futili motivi.

E\' quanto il Signore vuole farci capire con l\'immagine della Veste nuziale.

In quelle antiche feste c’era la tradizione di offrire un abito nuovo per presentarsi al banchetto di un dignitario.

Quella veste nuziale è il simbolo di una vita nuova: la vita dei figli di Dio. Gesù ci insegna che tutti gli uomini sono invitati alla sua festa, sono invitati a gustare l’amore di Dio, sono chiamati a diventare figli di Dio, figli della Chiesa, eredi della Vita eterna, destinatari del Paradiso. Come è triste e assurdo, allora non avere la veste nuziale, ovviamente in quello che qui la veste nuziale significa.

Quell’uomo senza la veste nuziale viene buttato fuori dalla festa. Così a noi, se perdiamo la veste battesimale, cioè se non siamo in grazia di Dio, se con il peccato rifiutiamo l\'amicizia del Signore, serve poco dirci cristiani.

Non c’è nessuna differenza fra chi ha detto no al Signore da sempre e fra chi tradisce il Signore con il peccato. La conclusione è la stessa: essere gettati fuori.


Auguro che possiamo sperimentare la bellezza dello stare con il Signore, la bellezza di una vita che diventa festa quando il Signore è accolto.

Auguro che ciascuno di noi sia capace di una fedeltà generosa, porti immacolata quella veste che ci è stata data nel Battesimo.







Questo è un comunicato stampa pubblicato il 12-10-2008 alle 01:01 sul giornale del 13 ottobre 2008 - 1518 letture

In questo articolo si parla di chiesa, attualità, gerardo rocconi, jesi, diocesi di jesi





logoEV
logoEV