Rocconi: riconosciamo il posto che Dio ha e merita di avere

Mons. Gerardo Rocconi Vescovo di Jesi 20/10/2008 - Domenica, nell\'omelia il Vescovo di Jesi, Mons. Gerardo Rocconi, commentando il celebra passo del Vangelo del \"Date a Cesare quel che è di Cesare e a Dio Quel che è di Dio\" ha invitato tutti a vivere la Fede non con paura ma con gioia e da innamorati.

Dal Vangelo secondo Matteo (22,15-21)
In quel tempo, i farisei se ne andarono e tennero consiglio per vedere come cogliere in fallo Gesù nei suoi discorsi.
Mandarono dunque da lui i propri discepoli, con gli erodiani, a dirgli: «Maestro, sappiamo che sei veritiero e insegni la via di Dio secondo verità. Tu non hai soggezione di alcuno perché non guardi in faccia a nessuno. Dunque, di’ a noi il tuo parere: è lecito, o no, pagare il tributo a Cesare?».
Ma Gesù, conoscendo la loro malizia, rispose: «Ipocriti, perché volete mettermi alla prova? Mostratemi la moneta del tributo». Ed essi gli presentarono un denaro. Egli domandò loro: «Questa immagine e l’iscrizione, di chi sono?». Gli risposero: «Di Cesare».
Allora disse loro: «Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio».


Ormai il confronto fra Gesù e i sui avversari si è fatto serrato. La decisione di eliminarlo è presa: si tratta di creare l\'occasione buona per farlo. Il pretesto è presto trovato: si tratta di far parlare Gesù per poi accusarlo. La domanda è semplice. \"Bisogna pagare o no il tributo ai Romani nemici e invasori?\". L’insidia consiste nell\'incastrare Gesù di fronte ad un dilemma, facendogli dare una delle due risposte:

* Bisogna pagare: così Gesù dimostra di non avere spirito patriottico, perdendo il favore e la simpatia della gente.

* Non bisogna pagare: così Gesù può essere denunciato all’autorità romana.

Eppure quante volte, pur nella malvagità del cuore, gli interlocutori hanno detto profonde verità. Come in questa occasione. Vanno da Gesù per ingannarlo, usando un linguaggio che è una presa in giro; eppure dicono grandi verità:

a) sei veritiero e insegni la via di Dio secondo verità: Tu sei la Verità;
b) Tu non hai soggezione di alcuno Tu sei il Pastore;
c) non guardi in faccia a nessuno: Tu sei il Profeta;
d) di’ a noi il tuo parere: Tu sei il Maestro.

Gesù non rifiuta il confronto e dicendo di dare a Cesare quel che è di Cesare spiega che la vita terrena ha certe regole che vanno rispettate. Per esempio bisogna pagare le tasse, bisogna essere buoni cittadini che rispettano le regole del vivere sociale, esiste una giustizia umana che ha il suo valore, ci deve essere un impegno per guadagnarsi la vita, con senso di responsabilità di deve dare la propria parte per costruire questa società, esiste una libertà dell’uomo. Qui si basa il discorso sulla laicità. E tutto ha il suo valore. Ovviamente il suo valore. In altre parole nulla può essere divinizzato. Infatti bisogna: Dare a Dio quello che è di Dio.

Anche nella doverosa separazione fra le cose temporali e religiose, dobbiamo ricordare che questo non significa che la vita profana sia senza regole, sia senza etica sia senza un punto di riferimento. Noi sappiamo che questo riferimento è oltre l’uomo stesso. Un mondo senza Dio è destinato a vivere secondo il capriccio e secondo le voglie di ciascuno.

A Cesare spetta solo una cosa, la moneta. A Dio spetta la persona, con tutto il suo cuore, con tutta la sua mente, con tutte le sue forze.

L’uomo appartiene in maniera sponsale solo al Signore Dio. E il valore della vita sta proprio qui: nel riconoscere il posto che Dio ha e merita di avere.

Infatti nessuno di noi esiste per forza propria. Nessuno di noi si è creato. Se esistiamo, se il mondo esiste, è perché Qualcuno lo ha voluto, qualcuno ci ha voluti e soprattutto ci ha creati per amore, meritando così da parte nostra una risposta di amore e piena di gratitudine. E quando l’uomo rifiuta Dio, rifiuta la sua origine, rifiuta la sua radice non può che finire male. E questo ha delle conseguenze.

E’ vero che la legge di Dio non può diventare una legge dello stato. Ma ciò non significa che una società non debba chiedersi se esistono valori oltre quelli terreni e deve comunque accettare coloro che questi valori li hanno scoperti e intendono viverli.

Dare a Dio quel che è di Dio. Il primo comandamento che dice Non avrai un altro Dio all’infuori di me ci viene in aiuto per comprendere tutto ciò.

Nulla dovrà prendere il posto di Dio. Non ci dovrà essere nulla in cui più che nel Signore poniamo la nostra fiducia, la nostra speranza. Non ci dovrà essere nulla che consideriamo il fondamento di una gioia vera.

Ma soprattutto il primo comandamento ci chiede di Amare Dio con tutto il cuore E’ la risposta al suo amore che si è manifestato nella creazione e in modo particolare nel dono del suo Figlio.

A Lui solo rendi culto. Così risponde Gesù a Satana nel momento delle tentazioni. L’adorazione, la fiducia nella provvidenza di Dio, la preghiera intensa, l’obbedienza, l’ascolto, l’orientamento di tutta la vita, l’abbandono esprimono il culto e l’amore che si devono a Dio.

Con l\'augurio che la fede non sia vissuta da schiavi, nella paura di Dio, bensì da innamorati, come persone che, affascinate da colui che da sempre ci ha amati, scoprono che nell\'amore di Dio è possibile fare l\'esperienza di una gioia più grande.





Questo è un comunicato stampa pubblicato il 20-10-2008 alle 01:01 sul giornale del 20 ottobre 2008 - 1169 letture

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