Mezza Canaja: Quando le banche non fanno scuola

mezza canaja 4' di lettura 26/10/2008 - \"C’è crisi, c’è grossa crisi! E’ una crisi strutturale di sistema, che nasce negli USA e deriva dal fatto che le banche non sono più in grado di pagare l’insieme dei crediti che hanno coperto per garantire l’american way life, ovvero, indebitarsi per lo svago e non per i bisogni\". 

La crisi trova il suo detonatore nei mutui subprime, ma la sua origine sta nell’aumento del costo del greggio e delle materie prime e nel conseguente aumento complessivo del costo della vita, ma anche nell’elevato costo bellico per esportare democrazia. Le banche falliscono, Wall-Street va in panico, i brokers riscoprono la religiosità e il Governo Repubblicano riscopre l’interventismo statale. Lo stato deve salvare le banche, i soldi pubblici i debiti privati ed i truffati i truffatori. E’ il capitalismo, baby! La globalizzazione garantisce l’effetto domino: il generalizzarsi della crisi e la sua ricaduta nell’economia reale. Come se ancora esistesse una differenza tra finanza e industria, tra profitto e rendita e quindi un’alternativa tra stato e mercato. Berlusconi annuncia che per salvare le banche bisognerà tagliare, in primis l’università e la ricerca. Tremonti nella sua nuova versione statalista, deve trovare un modo per fare cassa e così ordina alla Gelmini di tagliare, non il suo stipendio, ma i finanziamenti al mondo della formazione, soprattutto il gioiello della scuola italiana, le elementari.



E’ così che nasce l’ennesima (contro)riforma scolastica, che apre ad un processo più generale di distruzione della ricchezza pubblica. Stimolare il cannibalismo tra i professori per meritarsi un 30% in più alla fine del mese. Impoverire i piani di studio nelle scuole materne e elementari. La scuola dell’infanzia relegata nella fascia antimeridiana con un docente per sezione. Il maestro unico – preminente, pardon! – alle elementari, con tanti saluti al tempo pieno. L’abilitazione ad insegnare inglese dopo un corso di 150/200 misere ore. La riduzione dell’orario nelle medie inferiori e la soppressione delle classi a tempo prolungato che non arrivano tre rientri pomeridiani alla settimana. L’accorpamento delle classi di abilitazione e quindi delle cattedre con il conseguente svilimento della qualità dell’insegnamento. La riduzione del 30% del personale tecnico e l’eliminazione della co-docenza tra insegnati e tecnici di laboratorio.



La diminuzione degli insegnanti di sostegno e del personale ATA. L’accorpamento degli istituti con meno di 50 alunni: 4.200 plessi in Italia (da noi a rischio le scuole di Roncitelli, Scapezzano, Sant’Angelo, Montignano e Cesano) con il conseguente aumento del pendolarismo degli studenti e dei costi di trasporto per le famiglie. L’aumento degli studenti per ogni classe con conseguente rischio di aumento della dispersione scolastica. Tagli all’università e alla ricerca, blocco del turn-over e trasformazione degli atenei in fondazioni. Infine, una nota tutta leghista, di “discriminazione temporanea positiva” (sic!) verso i bambini migranti con le classi ponte.



L’asse “Tremonti-Gelmini-Brunetta” con la scusa di combattere i privilegi – degli altri – sta portando un attacco frontale a quella che è la ricchezza e la vita pubblica. Come si può immaginare un futuro se si taglia sulla formazione e sulla cultura? Quale impatto devastante avrà sulla vita di intere famiglie - in termini economici, di lavoro e di affetti - la riduzione dell’orario scolastico e la fine del tempo pieno? A cosa porterà il taglio del personale scolastico se non all’aggravarsi della precarietà e della disoccupazione? Quanto si arricchiranno le fondazioni e le scuole private? Quanto si allargherà il divario economico e culturale nel nostro paese? L’unica risposta è negare la possibilità stessa della domanda. E’ l’esplosione di uno straordinario movimento di precari, studenti, insegnati, genitori, dottorandi e ricercatori che stanno affermando a gran voce “non pagheremo la vostra crisi”.




Un movimento che non si piega alle politiche della paura agitate e ritirate dal Presidente del Consiglio o ai deliri di un ex-Presidente della Repubblica e che vuole il ritiro senza se e senza ma della 133 e della Riforma Gelmini. Ieri, anche a Senigallia, gli studenti hanno dato il via alle mobilitazioni anti Gelmini. Siamo con loro. Pensiamo, però, che sia necessario allargare il fronte della protesta. Ci rivolgiamo alle maestre delle elementari ed ai professori delle superiori, agli studenti medi ed universitari, ai dottorandi ed ai ricercatori, alle associazioni ed ai sindacati, ai genitori e ad ogni cittadino per creare un coordinamento capace di far vivere anche nel nostro territorio quel gioioso dissenso e quella sana indignazione che sta contagiando tutta l’Italia. Il loro inverno è la nostra primavera!






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 26-10-2008 alle 01:01 sul giornale del 27 ottobre 2008 - 3502 letture

In questo articolo si parla di attualità, mezza canaja





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