Rocconi: Eucarestia, scuola di amore

Mons. Gerardo Rocconi Vescovo di Jesi 26/10/2008 - Fra le tante prescrizioni della legge ebraica si sentiva una esigenza: qual è il comandamento che li sostiene tutti? Gesù, interpellato, dà la sua risposta: Ama il Signore; Ama il prossimo.

Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, i farisei, udito che Gesù aveva chiuso la bocca ai sadducei, si riunirono insieme e uno di loro, un dottore della legge, lo interrogò per metterlo alla prova: “Maestro, qual è il più grande comandamento della legge?”. Gli rispose: “Amerai il Signore Dio tuo con tutto il cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente. Questo è il più grande e il primo dei comandamenti. E il secondo è simile al primo: Amerai il prossimo tuo come te stesso. Da questi due comandamenti dipende tutta la Legge e i Profeti”.



Fra le tante prescrizioni della legge ebraica (613 precetti ca) si sentiva una esigenza: qual è il comandamento che li sostiene tutti? E Gesù, interpellato, dà la sua risposta: Ama il Signore; Ama il prossimo.

1- Ama il Signore. L\'amore a Dio, che deve essere così radicale e deciso, in realtà è una risposta. Infatti Dio ha amato per primo, ha amato di più e ora chiede una risposta di amore. E\' un po\' come l\'esigenza di un coniuge che amando immensamente sente il diritto che l\'altro lo ami e gli sia fedele. Del resto l’amore di Dio è proprio così! L’amore di Dio per l\'umanità è un amore sponsale. Ce lo dicevano addirittura i profeti del Vecchio Testamento: \"Dice il Signore Dio: Ecco, la attirerò a me, la condurrò nel deserto e parlerò al suo cuore... E avverrà in quel giorno che mi chiamerai: Marito mio, e non mi chiamerai più: Mio padrone.Ti farò mia sposa per sempre, ti farò mia sposa...ti fidanzerò con me nella fedeltà e tu conoscerai il Signore (Os 2,1ss). Caratteristica del Cristianesimo, poi, è l’alleanza Dio-uomo: è una alleanza nuziale!



Dio si considera sposo, e considera sposa il suo popolo, per cui si parla del peccato come di tradimento, infedeltà, adulterio; Dio addirittura si proclama geloso. Ma come si fa ad amare Dio che non si vede? Dio si è fatto visibile in Gesù. In Gesù ci ha mostrato il suo volto. Guardando Gesù si tocca con mano tutto l\'amore di Dio: Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna (Gv 3,16). Per questo amore siamo resi figli: Quale grande amore ci ha dato il Padre per essere chiamati figli di Dio, e lo siamo realmente! (1 Gv 3.1). La risposta di amore dell\'uomo si manifesta soprattutto nella fedeltà! Ma guai a cadere nell\'errore che si tratti di una fedeltà alle prescrizioni di una legge. L\'amore a Dio deve condurre all\'esperienza di Dio in quanto persona. E proprio perché è l\'incontro con una persona, questo amore è gioia, a volte è consolazione, a volte è forza di sentimenti. E’ un amore generoso, senza paura, gioioso, appunto da innamorati.



2- L\'amore sponsale per il prossimo. Sempre il comando dell\'amore verso Dio è accompagnato dal comando dell\'amore verso i fratelli. Lo dice Gesù: \" E il secondo comandamento è simile al primo: Amerai il prossimo tuo come te stesso» (Mt 22,37-40). Perché sempre questo abbinamento? Perché la Chiesa, ogni comunità, ogni credente è anche corpo di Cristo. Da qui il singolare rapporto tra il fedele e i fratelli, tra il fedele e la comunità. Amare la Chiesa è amare il corpo di Cristo. Possiamo addirittura parlare di un amore sponsale che dobbiamo alla comunità e ai fratelli: quell\'amore sponsale rivolto a Cristo sposo deve essere rivolto alla Comunità, nella quale Cristo si identifica. E allora anche nei confronti della comunità, per questo amore sponsale si è chiamati a vivere la fedeltà, la gratuità, la volontà di cercare la gioia nel vedere la gioia dei fratelli. E li si ama anche nella loro piccolezza e fragilità: qui sta la gratuità.



3- L’amore a se stessi: Amerai il prossimo come te stesso (Mt 22,39). Non ci inganni il fatto che l\'amore a se stessi a volte è disordinato tramutandosi così in egoismo. Gesù ha detto proprio così: Amerai il prossimo tuo come te stesso. L’amore a se stessi è grande e quindi può essere un buon metro. Ma Gesù vuole dirci altro: Gesù vuole insegnarci ad amarci, vuole educarci all\'amore verso noi stessi, perché quando si vive con maturità umana e cristiana l\'amore a se stessi, allora si è anche capaci di amare di più gli altri. In effetti a volte non si ama se stessi: quando, per esempio si ha un concetto sbagliato sulla propria persona, quando non ci si accetta, quando non si ha stima di se stessi, quando si ha una visione sbagliata del proprio ruolo, sia per difetto, sia per eccesso...



Amare se stessi potrebbe voler dire:

* riconoscere chi sono, in verità. Riconoscere che sono una meravigliosa idea di Dio. Una persona alla quale il Signore dà fiducia, una persona amata dal Signore, una persona di immensa dignità proprio perché voluta, pensata, amata da Dio dall\'eternità; una persona che ormai ha un destino eterno, una persona per la quale Gesù ha dato la vita; una persona che è tempio della SS Trinità;

* e dal riconoscere chi sono scaturisce il desiderio del meglio. Si comprende la sublimità della propria vocazione, la chiamata alla vita eterna e all\'intimità con Dio: ed è qui il motivo della propria gioia;

* e da come ci si comprende e si ama la propria vita, destinata a qualcosa di sublime, si faranno delle scelte di conseguenza: la persona spirituale, ricca interiormente, consapevole del proprio destino non si perderà mai in futilità e infantilismi, perché questo significherebbe non amarsi e non stimarsi.






Questo è un articolo pubblicato il 26-10-2008 alle 01:01 sul giornale del 27 ottobre 2008 - 1262 letture

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