Rocconi: è necessario lottare contro ogni forma di peccato e contro i vizi capitali

Mons. Gerardo Rocconi Vescovo di Jesi 07/12/2008 - Ecco la spiegazione del vangelo di questa domenica da parte di monsignor Gerardo Rocconi.

Dal Vangelo secondo Marco
Inizio del vangelo di Gesù, Cristo, Figlio di Dio. Come sta scritto nel profeta Isaìa: «Ecco, dinanzi a te io mando il mio messaggero: egli preparerà la tua via. Voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri», vi fu Giovanni, che battezzava nel deserto e proclamava un battesimo di conversione per il perdono dei peccati. Accorrevano a lui tutta la regione della Giudea e tutti gli abitanti di Gerusalemme. E si facevano battezzare da lui nel fiume Giordano, confessando i loro peccati.Giovanni era vestito di peli di cammello, con una cintura di pelle attorno ai fianchi, e mangiava cavallette e miele selvatico. E proclamava: «Viene dopo di me colui che è più forte di me: io non sono degno di chinarmi per slegare i lacci dei suoi sandali. Io vi ho battezzato con acqua, ma egli vi battezzerà in Spirito Santo».


Siamo attorno al 27-28 dell’era volgare. L’intervento di Dio nella storia dell’umanità è accaduto in un tempo e in un luogo ben preciso. Il primo personaggio che incontriamo è Giovanni Battista, nel deserto. Il deserto è luogo di tentazione e di rifiuto ma anche luogo dell’esperienza forte di Dio. E’ nel deserto che si ritirano coloro che vogliono fare una forte esperienza spirituale, ma il deserto è anche luogo di tentazione e di aridità. Simboleggia anche il vuoto su cui la Parola di Dio cala, la situazione di peccato. Giovanni dal deserto si sposta lì vicino, sul fiume Giordano: il punto, probabilmente in cui Israele aveva attraversato il fiume per entrare nella terra promessa. Giovanni vuol gridare che ora sta accadendo il vero ritorno dal vero esilio, verso la vera terra promessa. Gli evangelisti presentano il Battista citando un antico passo di Isaia. Isaia si riferiva al ritorno dalla schiavitù di Babilonia. Gli evangelisti riprendono queste parole per dire che è finita la vera schiavitù, quella di Satana e della morte, perchè arriva il Messia, l’inviato di Dio. Ascoltiamo il testo di Isaia: Una voce grida: «Nel deserto * preparate la via al Signore... * Ogni valle sia colmata, * ogni monte e colle siano abbassati; * il terreno accidentato si trasformi in piano e quello scosceso in pianura. » (Is 40,3-5).

a)- Preparate la via Ci è facile capire cosa significa questo invito nel suo significato materiale. Arriva in un luogo un personaggio importante e allora quella popolazione che lo attende entra in agitazione. Si entra in un clima nuovo, eccitante, gioioso e pieno di trepidazione. Nel nostro caso, in tutta la vita si deve attendere la venuta finale di Gesù. Ma l\'Avvento ci educa a vivere la vita nell’attesa e inoltre ci ricorda che sempre il Signore viene, ogni giorno siamo chiamati a fare l’esperienza di Lui. Si tratta, allora, di entrare in quel clima di attesa, di gioia, di meraviglia, perchè qualcosa può e deve accadere. Il Signore viene sempre, ogni giorno ci sorprende, ogni momento è una chiamata, ogni situazione diventa una risposta.

b)- Ogni valle sia colmata In una strada appena accennata, ci sono buche, avvallamenti. Bisogna riempire mettendo ciò che manca. Parliamo delle lacune nella vita di ogni uomo: la mancanza delle virtù, la mancanza della preghiera, della fede, della speranza, della carità. Per la nostra vita spirituale è importante sottolineare qualcosa di particolare per questo nostro Avvento. E allora vorrei sottolineare il valore della preghiera e dell’ascolto della Parola di Dio per conseguire il frutto della disponibilità e dell’accoglienza della volontà del Signore. Riempire le valli è anche mettere il cuore in tutto quel che facciamo, con l’obiettivo di poter dire in verità quello che dice Cristo entrando nel mondo: Ecco, io vengo per fare, o Dio, la tua volontà (Eb 10,7).

c)- ogni monte e colle siano abbassati Nel fare una strada bisogna togliere gli ostacoli, bisogna togliere pietre e ammassi di terra.... I monti e i colli rappresentano nel linguaggio biblico la superbia, l’alterigia, l’arroganza di chi vuole imporsi, dominare sugli altri. Il Regno di Dio è incompatibile con questi atteggiamenti altezzosi e tracotanti, non può giungere là dove regna lo spirito competitivo, dove si cerca di sopraffare gli altri. Nel Regno entra solo chi cerca la logica apposta: il dono di sè, l’umile servizio reciproco, la ricerca dell’ultimo posto. Nella nostra vita spirituale è necessario lottare contro ogni forma di peccato e contro i vizi capitali. Mi sembra, in ogni caso, che l’avvento inviti alla lotta contro due tendenze sbagliate, in particolare: * L’orgolio: infatti l’Avvento è attesa di un Dio che si fa piccolo. Gesù sceglie di essere l’ultimo, fino alla croce. L’umiltà ci fa capire che abbiamo bisogno di qualcuno che ci salvi, ci costruisca, perchè da soli non siamo capaci di nulla di buono. Siamo chiamati ad accorgecmi che è il Signore che ci costruisce e la nostra vita e redenta e vera nella misura in cui ci lasciamo formare da Lui. * L’avarizia: Non dimentichiamo che il Natale è fondamentalmente dono: dono di Dio per l’umanità. Pertanto alla base di ogni risposta vera a Dio c’è la decisione di perdere la propria vita, spenderla, offrirla, donarla.

d)- il terreno accidentato si trasformi in piano Dobbiamo immaginare, quello antico, come un mondo con poche vie, polverose, contorte... Ma nella nostra vita spirituale cosa significa quel raddrizzare le strade? Le vie contorte sono le nostre vie, i nostri progetti, il nostro modo di vedere le cose, il vivere una vita costruita semplicemente da noi. Gesù ha percorso una via diritta per venire da noi: “Entrando nel mondo, Cristo dice: Ecco, io vengo per fare, o Dio, la tua volontà”. La via diritta è la via di Dio. Il tempo di Avvento allora è il tempo propizio per continuare a cercare e accogliere i disegni di Dio su di noi, è amare la sua volontà, è dargli fiducia e vivere nell’abbandono.

E allora? La conversione che il Battista chiede è radicale. Ma di fronte all’autentica volontà di conversione Dio dona un cuore nuovo. Nessuno è escluso dalla misericordia di Dio: basta aprirgli il cuore il cuore e accogliere Gesù. Grande è il dono e per questo la predicazione del Battista è esigente: vuole suscitare una domanda: Cosa dobbiamo fare? In altre parole l’esperienza di Gesù deve cambiare la vita. Auguro a tutti che la fede non si riduca ad un vago credere in qualcosa: la fede incide sulla vita, suscita la domanda: Cosa dobbiamo fare? Auguro che il Natale sia sentito come occasione buona per chiedere al Signore: Cosa ti aspetti da noi, cosa ci chiedi?





Questo è un comunicato stampa pubblicato il 07-12-2008 alle 01:01 sul giornale del 09 dicembre 2008 - 1214 letture

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