La Costituzione: un limite al potere assoluto di legislatori e governanti

silvana amati 13/02/2009 - Oggi è una giornata importante. Si scende in piazza, per sostenere la Costituzione Repubblicana. Ascolteremo Oscar Luigi Scalfaro, l\'unica voce rilevante, che si sia sollevata in difesa della Carta Costituzionale, dopo la morte di Dossetti. Non so in quanti saremo. Spero in tanti.

So di certo che mi troverò in piazza anche con molte persone che, anche in buona fede, la Costituzione la vogliono cambiare da tanto tempo e su tanti punti. La difesa della Costituzione non è opera semplice, anche se doverosa per i democratici. Lo stesso Dossetti, che coraggiosamente aveva costituito dei Comitati per la Difesa della Costituzione si trovò in breve a doverli denominare, in un contesto già allora politicamente ed eticamente assai logoro, solo Comitati per la Costituzione. Essendo stata eletta , in un passaggio indimenticabile della mia vita, nel ristretto direttivo nazionale dei Comitati Dossetti, ricordo bene come Egli stesso si trovò costretto a rinunciare all’uso della parola difesa, per non perdere speranze e possibilità di colloquio in una società dove una pluralità di soggetti, tra cui molti insospettabili, aveva ampliamente ceduto alle lusinghe del “grande seduttore”, che della modifica in senso autoritario e cesaristico della Costituzione aveva fatto, come continua a fare, spesso con successo, la sua strategia mediatica ed il suo specchio politico per le allodole di ogni schieramento.


Sotto il profilo culturale, storico, giuridico il fatto certo è che non può esistere una democrazia senza una Costituzione e senza un patto Costituzionale, che la origina e la sostiene. Che tanti operino per modificare la Costituzione significa, per prima cosa, che ipotizzano, non si sa su quale base culturale, esista la transitabilità di un diverso patto politico costituzionale. Il che non è vero, come si può vedere dai risultati elettorali, sempre alterni ed incerti. Il cupio dissolvi di una classe politica si è accompagnato con il diradarsi, in ogni campo, della cultura, a partire da quella giuridica, che nel settore specifico del diritto costituzionale ha, negli anni, fornito solo contributi estemporanei e divaganti. La Costituzione Repubblicana, nata dalle sofferenze indotte dalla dittatura e dalla guerra, non è lo Statuto Albertino. Così abbiamo finora solo assistito a tentativi, respinti dal robusto impianto costituzionale repubblicano, di modificare parti consistenti del patto di civile convivenza democratica. Sotto la parola governabilità è stato nascosto proprio quel desiderio negativo di potere smodato, che la Costituzione ha lo scopo di tenere a bada. In primo luogo in Italia chi si è trovato a rappresentare il Governo ha prediletto rifiutare la concezione stessa di potere esecutivo, cioè di potere che esegue, mette in pratica le leggi votate dai due rami del Parlamento.


Preferendo invece costringere il Parlamento a votare leggi sempre nuove e maggiormente gradite al Governo, che si avvalso della maggioranza non per servire la Repubblica, efficacemente eseguendo le norme esistenti, ma rendendole inattive. Con ciò paralizzando lo Stato e le sue amministrazioni. Nel vuoto così creato, chi, secondo la Costituzione, avrebbe dovuto dare efficacia e prontezza esecutiva alle decisioni legislative ha potuto affidarsi solo all’esercizio del potere. Un potere da rendere stabile con sempre nuove leggi, proposte dal Governo stesso e traghettate nelle Camere attraverso maggioranze, create, anche ad arte, con cervellotiche e strumentali legislazioni elettorali. Si tratta di legislazioni che hanno impoverito culturalmente il Paese, cancellato la rappresentanza e distrutto partiti ed intere culture. La Costituzione è l’antidoto al cesarismo e ad ogni autoritarismo. Perché la Costituzione, specie quella Repubblicana, prodotta da Padri costituenti di alta cultura e grande rappresentatività, persegue lo scopo di porsi come limite al potere di tutti i poteri dello Stato, anche del potere legislativo. Infatti in una democrazia elettiva anche il potere del legislativo non è assoluto, non è sciolto dalla legge. Il limite è dato dalla norme Costituzionali e la Corte Costituzionale, infatti, può abbattere in tutto o in parte quelle norme che, pur approvate dal Parlamento, fossero contrarie alla normativa Costituzionale. Oggi, scendendo in piazza per difendere la Costituzione dai nanoncesarismi mediatici in atto vorrei fosse chiaro che la Costituzione è un limite alle pretese di tutti. Non ci si può richiamare alla Costituzione quando fa comodo e intanto lavorare per modificare la Costituzione, magari anche vedendo come trovare le maggioranze idonee ad evitare il giudizio popolare.


Tutti abbiamo ascoltato il dibattito politico che ha portato alla elezione del nuovo presidente degli Stati Uniti. Tutti abbiamo capito che quel Paese è forte perché lì tutti portano il cappello in mano quando si parla della Costituzione. Nessuno pensa di accordarsi con gli avversari politici per cambiarla e stravolgerla un giorno sì ed un altro pure pure. Non c’è nessun superamento dello stato assoluto se il Governo ed il Parlamento pensano, come da lungo tempo succede in Italia, di poter cambiare la Costituzione come meglio fa comodo. D\'ora in poi spero di poter incontrare e lavorare ogni giorno con tante altre persone che rispettano la Costituzione, se ne fanno scudo, ma anche limite invalicabile in ogni occasione. La Costituzione è la Carta dei Diritti, ma, prima di tutto, è la Carta dei Doveri. Finora la Costituzione Repubblicana si è salvata per il suo forte impianto, per la possibilità di richiamarsi al popolo quando le modifiche siano inferte solo da limitate maggioranze. Non si salverà e non ci salverà se non la vivremo come limite condiviso. Sen .Silvana Amati Direzione Nazionale Partito Democratico






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 13-02-2009 alle 14:49 sul giornale del 13 febbraio 2009 - 1137 letture

In questo articolo si parla di silvana amati, politica


Anonimo

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che sciocchezza anonimo, se c\'è questa crisi di sovraproduzione mica è colpa della Costituzione

Ok che in periodo di vacche magre tutto fa brodo ma definire \'rilevante\' la voce di Scalfaro...io non ci sto! ..e infatti non ci sto. :-)<br />

Domenico

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Ma ci faccia il piacere!<br />
Ascoltare discorsi sulla costituzione dalla sinistra e da Scalfaro, che incarna il potere parziale della politica, sulla giustizia, è veramente incredibile!

Qui il problema è uno solo. E la piazza - quella vera, non quella delle truppe - non serve, per ora. Ed è: volete e vogliamo la Repubblica Presidenziale, oppure no? Perché Berlusconi non vede l\'ora di avere concentrati su di sé tutti i poteri di uno Stato democratico: legislativo, esecutivo, giurisdizionale. Ma questo si sa dal 1994. La \"sinistra\" chissà. Magari la vorrebbe anche lei. Le voglie verticistiche le ha già dimostrate e soddisfatte col PD. Ma la \"sinistra\" forse vorrebbe la Repubblica Presidenziale solo se fosse certa che il Berlusca vada a casa. Io personalmente preferisco le cose come stanno. Cioè, divisione dei poteri. Le personalità politiche che abbiamo sul mercato non mi paiono all\'altezza. Anzi, mi paiono più che altro alla bassezza.<br />
<br />
Dunque, smettetela di far finta e affrontate il vero problema. Non siamo tonti! Anche perché, intanto che voi scendete in piazza e fate ammuina, Berlusconi fa passi da gigante nel suo percorso verso il dirigismo di stato. Il suo, naturalmente.

Johnatan 9

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sanpieri

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Cribbio chiudete quei cancelli, ne è fuggito un altro.

Discorso ineccepebile. In uno stato che da tempo è scivolato nella dittatura silenziosa è ovvio che l\'ultimo baluardo, la COSTITUZIONE, sia un impiccio per il dittatore delle banane. Un\"signore\" che un giorno dice una cosa ed il giorno dopo la smentisce, mentre la canea dei suoi servi sciocchi ulula contro la sinistra infame, vuole essere l\'unico padrone di questo relitto che sta diventando il paese.<br />
Questa Costituzione è nata dopo la fine della guerra mondiale, quando ancora il ricordo delle dittature era vivido nelle menti, l\'hanno scritta uomini di grande valore e cultura, è l\'incrocio delle esperienze e del sapere laico e cattolico, dentro di se porta la capacità di rinnovamento necessaria per essere agganciata ai tempi. Certo, può essere aggiustata, rivista, ma non stravolta. <br />
Italiani attenti, siamo già a livello di Argentina di Menem, ancora un pò e finiremo nel paese di papà Doc.

Continuare a definirlo ancora \'dittatore delle banane\' non credo faccia onore a chi, come lei, continua a votare a sinistra. Vuoi per il consenso ottenuto dal berlusca (e che pare, dai sondaggi, continui ad avere) e vuoi per le modalità con cui si sono svolte le elezioni (nessuno, pare, abbia richiesto caschi blu a vigilare sul corretto svolgimento delle stesse). L\'invito, per uscire dal patetico pantano in cui in molti sembrano felicissimi di sguazzare, è quello di adeguare i toni ...al tono che ci si vorrebbe dare.<br />
Poi sui possibili ritocchi alla Costituzione c\'è stata anche la \'rilevante\' voce di Scalfaro :\"..mi appello alla coscienza di tutti i parlamentari: non abbiamo mai detto che la Costituzione non si può cambiare. Vogliamo aggiornarla, ma non è possibile che sia stravolta, non si possono toccare i suoi valori fondamentali\".<br />
E ancora io ricordo di uno Scalfaro firmatario di una delle ultime condanne a morte prima della Costituzione, non si poteva scegliere uno speaker più felice? Uno senza le ombre dei fondi neri del Sisde, per esempio? E visto che nel 2001, poco prima dello scioglimento delle Camere, la Costituzione fu un pò rivista e corretta viene da pensare che essa sia intoccabile solo quando governano gli altri.<br />
Di solito non intervengo mai sugli articoletti altrui ma Scalfaro è Scalfaro.

Mi faccia una cortesia, sempre che ne abbia tempo e voglia, non si sforzi di capire, credo che non ci riuscirebbe. Lasci perdere.

Non si crucci e mi creda se le dico che non occorre sforzarsi molto per riuscire a comprendere ciò che posta. Non ho la presunzione di pensare che per lei, invece, sia uno sforzo mettere insieme qualche riga e scrivere e perciò non lo dico. Ma non vorrà negare a nessuno (me compreso) il divertimento di leggerla e ...commentarla. Sennò, che scrive a fare?

Ovviamente per tentare di stimolare la capacità di ragionamento in taluni. Chissà, io non dispero di riuscirci.

Allora farebbe bene a disperarsi, invece. Pensavo di averla compresa ma più scrive e più continua a sfuggirmi il motivo della sua presenza qui: non è che si sente un po\' depositario e dispensatore di verità? Lo spazio dei commenti è aperto a tutti e può capitare che ogni tanto ci si imbatta in pensieri che non collimano coi propri.<br />
Felice di non pensarla come lei la saluto cordialmente, signor ulisse.

carlo

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