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comunicato stampa

Jesi ricorda l\'eccidio dei partigiani a Montecappone

2' di lettura
1944
dal Comune di Jesi
www.comune.jesi.an.it

Giornata di memoria, quella di sabato 20, per la città di Jesi che ricorda il 65° anniversario dell’eccidio di sette partigiani nella campagna di Montecappone.

Vengono ricordati come i “Martiri XX Giugno” e i loro nomi sono riportati nel cippo eretto nel luogo dove vennero fucilati: Armando e Luigi Angeloni, rispettivamente di 25 e 18 anni, Francesco Cecchi e Alfredo Santinelli anch\'essi di 18, Mario Saveri di 23 anni, Enzo Carboni e Calogero Grasceffo entrambi ventenni. Per commemorare una delle pagine più tristi della nostra storia, l’Amministrazione comunale e il Comitato cittadino per la difesa delle istituzioni democratiche invitano i cittadini a partecipare alle iniziative organizzate a partire dal tardo pomeriggio di sabato 20 secondo il seguente programma: alle 19, formazione del corteo al bivio “Bellavista” di Montecappone; alle 19.15 commemorazione ufficiale presso il cippo dei Martiri XX Giugno ad opera del presidente del Consiglio comunale Paolo Cingolani. Un pulmino verrà messo a disposizione dal Comune per accompagnare quanti vorranno intervenire.


Effettuerà le seguenti fermate: 18.15 in piazza della Repubblica, 18.30 presso l\'arco Clementino, 18.45 in via Roma. Quello che accadde il 20 giugno 1944 è rievocato nel volume “L’anno più lungo” dello storico locale Giuseppe Luconi. “Sono all\'incirca le sette di sera: in via Roma, all\'altezza dell\'edicola del Crocefisso, una trentina di giovani sono seduti avanti casa e discutono sui fatti del giorno. Improvvisamente arrivano tedeschi e fascisti, i quali, dopo aver bloccato gli accessi della via, obbligano i giovani a mettersi in fila e ad incamminarsi verso la villa Armarmi, in contrada Montecappone. Giunti alla villa, i giovani vengono rinchiusi nella brigata del colono Massacci, perquisiti, minacciati, bastonati e rimessi in libertà: tutti, meno sette, che una spia di Fabriano (una donna?) qualifica come partigiani. Contro questi sette si accanisce la rabbia nazifascista.


Vengono seviziati e torturati a lungo: da lontano si odono le loro grida di dolore e di implorazione. Riconosciuti come partigiani, vengono condannati a morte, senza processo. Agli abitanti della villa e della casa colonica sono impartiti ordini perentori: nessuno esca ed ogni porta e finestra sia serrata!. Quando i sette vengono spinti in un vallone a circa duecento metri dalla villa, sono irriconoscibili per le violenze subìte. Poi il tragico epilogo: una scarica di mitraglia ed i corpi cadono dalla ripa, rotolando. Qualcuno si contorce, tra gli spasimi estremi chiama la mamma, invoca Iddio. Allora vengono finiti coi pugnali, coi calci dei fucili: negli orecchi, negli occhi, sui petti”.



Questo è un comunicato stampa pubblicato il 20-06-2009 alle 10:41 sul giornale del 20 giugno 2009 - 1944 letture

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