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Rocconi: pregare bene è pregare con cuore umile e semplice

vescovo Gerardo Rocconi 5' di lettura 20/09/2009 - Mons. Gerardo Rocconi commenta il Vangelo di domenica 20 settembre.


Dal Vangelo secondo Marco

In quel tempo, Gesù e i suoi discepoli attraversavano la Galilea, ma egli non voleva che alcuno lo sapesse. Insegnava infatti ai suoi discepoli e diceva loro: \"Il Figlio dell’uomo viene consegnato nelle mani degli uomini e lo uccideranno; ma, una volta ucciso, dopo tre giorni risorgerà\". Essi però non capivano queste parole e avevano timore di interrogarlo. Giunsero a Cafàrnao. Quando fu in casa, chiese loro: \"Di che cosa stavate discutendo per la strada?\". Ed essi tacevano. Per la strada infatti avevano discusso tra loro chi fosse più grande. Sedutosi, chiamò i Dodici e disse loro: \"Se uno vuole essere il primo, sia l’ultimo di tutti e il servitore di tutti\". E, preso un bambino, lo pose in mezzo a loro e, abbracciandolo, disse loro: \"Chi accoglie uno solo di questi bambini nel mio nome, accoglie me; e chi accoglie me, non accoglie me, ma colui che mi ha mandato\".Parola del Signore.



Il discepolo deve pensare come Gesù


Gesù per la seconda volta annuncia la sua passione. Ormai gioca a carte scoperte: Cristo dà la sua vita e chi lo vuol seguire deve mettersi su questa strada, sapendo però che la sua vita non la perde, ma la ritrova. Come è difficile comprendere questo messaggio! Tanto difficile che i discepoli per strada parlano di tutt’altre cose: si chiedono chi fra loro sia il più grande. Probabilmente hanno capito che Gesù ha un progetto, ha parlato di regno e chissà quale ruolo immaginano in questo regno. Un ruolo di governatori, di ministri o altro.... Da una parte c’è Gesù che offre la sua vita per amore, dall’altra loro che parlano di prestigio, di potere e di ricchezza. Ed ecco allora l’insegnamento paziente di Gesù:



Il primo sia il servo di tutti


Il primo sia il servo di tutti, si faccia ultimo. Il criterio di grandezza è completamente capovolto. Nell’ultima cena Gesù si definisce il maestro e Signore e lava i piedi ai discepoli compiendo il gesto dello schiavo. Gesù insegna che la vita è servizio e dono di sè. Farsi ultimi e servi: avere a cuore il bene e la gioia di chi ci è vicino. Certo, il difficile sta nel capire cos’è vero bene e vera gioia, perchè spesso c’è tanta ambiguità. Per esempio l’educazione dei figli esige amorevolezza e fermezza, chiarezza di idee... a volte accontentare semplicemente i capricci è più facile... ma non è amare di più.



L\'esempio del bambino


Gesù va oltre con il suo insegnamento. Ed ecco prende infatti come esempio di piccolezza il bambino e dice che chi accoglie un bambino accoglie Lui stesso. Chi rappresenta il bambino? L’ultimo! Il bambino è colui il cui parere non conta. Colui che ha bisogno di tutto e non può dare nulla. Gesù vuol dire che nel suo regno sono importanti gli ultimi.... e chi si fa ultimo. Gli umili .... e chi si fa umile. Del resto Dio è la persona più umile. Anzi, lui solo è veramente umile, dal momento che essendo il più grande ha scelto di mettersi accanto a noi, facendosi piccolo, facendosi ultimo in Gesù. Gesù indica come i prediletti, come coloro che devono essere oggetto di attenzione i poveri. Poveri nel senso ampio della parola. Perchè tante sono le povertà: povertà di chi non ha cibo, povertà di chi non sa dare senso alla vita; povertà di chi non ha salute, povertà di chi non ha gioia; povertà di chi non ha casa, povertà di chi non ha prospettive di vita.



Farsi ultimi e umili


Ma se gli ultimi sono i più grandi nel suo Regno, Gesù ci insegna che ultimi bisogna anche diventarci. E si diventa ultimi quando si impara a dimenticare se stessi per essere sempre più simili a Gesù che non è venuto per essere servito, ma per dare la vita. E questo è un meraviglioso programma di vita ecclesiale, di vita parrocchiale e anche di vita familiare: essere come Gesù che non è venuto per essere servito, ma per servire e dare la vita. San Giacomo nella seconda lettura ci aiuta a capire cos’è questo stile del bambino, questa vita da ultimi, come piace al Signore. Chiama “sapienza” questa nuova vita. Una sapienza in contrapposizione alla furbizia del mondo, una sapienza che viene da Dio: “La sapienza che viene dall’alto è pacifica, mite, arrendevole, piena di misericordia e di buoni frutti, senza parzialità, senza ipocrisia”. E poi aggiunge: “Da che cosa derivano le guerre e le liti che sono in mezzo a voi?”. Non solo nel mondo, ma anche nelle case, fra vicini: “Non vengono forse dalle vostre passioni?” Cioè dal primeggiare, dal desiderio di potere, dalla bramosia di ricchezza. E lo stesso Dio si allontana, e la preghiera non è accolta. Anche la preghiera buona è quella dell’ultimo: pregare bene è pregare con cuore umile e semplice.






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 20-09-2009 alle 16:45 sul giornale del 21 settembre 2009 - 2622 letture

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