Progetto “Chernobyl”, conclusa la full-immersion nella sanità jesina.

Progetto \"Chernobyl-Oltre l\'accoglienza\" conferenza stampa 15/10/2009 - Due realtà a confronto. Il benessere e l’avanguardia sanitaria di Jesi da una parte, la voglia di misurarsi, capire ed esportare all’ospedale di Vetka, dall’altra. L’Italia e Chernobyl, così distanti e ora, grazie al progetto “Oltre l’accoglienza” di Legambiente circolo Azzaruolo di Jesi, così vicine. Si è conclusa l’esperienza formativa di 20 giorni ed è tempo di bilanci.

Nel corso di una conferenza stampa alla presenza del presidente Legambiente Circolo Azzaruolo di Jesi Vincenzo Russo, dell’assessore all’ambiente del Comune di Jesi Gilberto Maiolatesi, dell’assessore provinciale alle politiche sociali e migrazione Gianni Fiorentini e del presidente Italcook Sandro Sbarbati, si è tracciato ieri il bilancio della full-immersion di 20 giorni nella realtà sanitaria jesina. Il primario chirurgo dell’ospedale di Vetka Leanid Duhin e l’infermiera esperta in rianimazione Ina Sharayeva hanno parlato del loro soggiorno a Jesi e dei benefici in termini di confronto professionale del prestare servizio nel reparto di Chirurgia dell’ospedale di Jesi diretto dal dottor Giorgio Cutini.

L’esperienza all’interno dell’ospedale, guidata dal dottor Franco Iantosca con la supervisione del direttore sanitario Virginia Fedele, del direttore generale della Asur 5 Ciro Mingione e la preziosa collaborazione del primario di Chirurgia Giorgio Cutini - dice Leanid Duhin - ci ha permesso di confrontare il nostro modello sanitario con il vostro, che per noi è quasi fantascienza. Notevoli sono infatti le differenze delle due realtà ospedaliere, in particolare per i pochi mezzi a disposizione che abbiamo in Bielorussia. Sono molto soddisfatto dell’esperienza e fortemente impressionato dalla concreta operatività e competenza delle vostre strutture ospedaliere”.

Il progetto “Chernobyl-Oltre l’accoglienza” - portato avanti in collaborazione con il Comune di Jesi, la Asur 5, la Regione e la Provincia, i vigili del fuoco e il comune di Monsano, oltre a un pool di partner commerciali - ha permesso di acquistare un’apparecchiatura endoscopica a Vetka (costata 10.000 euro e interamente finanziata dal Premio Vallesina). Tante idee per il futuro, come dice anche Vincenzo Russo, ma in realtà pochi i fondi a disposizione per progetti di questo tipo, rivolti a zone devastate e martoriate come Vetka, una delle regioni più colpite dal disastro di Chernobyl del 1986.

A Vetka - sottolinea il presidente Legambiente di Jesi - la popolazione è falcidiata da forme neoplastiche derivanti dalle radiazioni nucleari ancora presenti. Attualmente, nelle zone contaminate dalle radiazioni risiedono circa 1,4 milioni di persone di cui 260.000 bambini”. A correre in tempestivo soccorso c’è però la Provincia. “Dal 2010 - assicura l’assessore Gianni Fiorentini - l’Ente si impegnerà a dare il suo sostegno concreto a questo progetto e alle sue successive fasi. Inoltre, il nostro auspicio è che il disastro nucleare di Chernobyl ci aiuti a riflettere sulle energie rinnovabili e alternative, per cui l’Italia è ancora indietro”. L’obiettivo futuro di una politica energetica diversa è stato anche condiviso dall’assessore comunale Maiolatesi. Mentre il presidente Italcook Sandro Sbarbati, condividendo l’entusiasmo di Vincenzo Russo nel portare avanti questo progetto nelle sue diverse articolazioni, ha ospitato il primario e la dottoressa bielorussi a pranzo chiudendo all’insegna della tradizione enogastronomica marchigiana la loro esperienza jesina.





Questo è un articolo pubblicato il 15-10-2009 alle 19:58 sul giornale del 16 ottobre 2009 - 1423 letture

In questo articolo si parla di cronaca, Talita Frezzi