Castelplanio: casa del Commiato, esempio di moderna committenza

19/10/2009 - La pratica della committenza era un uso costante degli artisti dell’età dell’Umanesimo, ed era solitamente istituita da aristocratici o da membri del clero secolare come idoneo strumento comunicativo e celebrativo, funzionale a sottolineare la carica sociale e politica del committente.

Fin dall’antichità greco-romana aveva assunto un’importanza sempre crescente la necessità di celebrare una famiglia o una personalità anche dopo la morte nella sua continuità dinastica e nella temporalità ciclica ed assoluta dell’eternità. Un esempio celebre sono le Cappelle medicee a Firenze, che si ispirano a tematiche solari e temporali, oppure i monumenti funebri all’interno della Basilica di Santa Croce.

In Europa da decenni è stato istituito un luogo che sostituisce la casa o la camera ardente presso gli obitori prima del funerale: Casa del Commiato che potremmo definire un’area di passaggio, uno spazio neutro dove possono confluire i defunti di tutte le classi e i ceti sociali e di tutte le fedi religiose.

Per la prima Casa del Commiato delle Marche il gruppo Bondoni nelle vesti di un moderno mecenate, ha affidato la decorazione delle sale a una giovane artista di rilievo nel panorama artistico italiano come Simona Bramati. Una scelta lungimirante per due motivi: si attualizza il discorso della committenza che lega in un fil rouge arte e morte, il concetto della scomparsa con il linguaggio dell’arte funeraria; in secondo luogo con la sua opera Simona Bramati recupera e aggiorna in termini mitologici un’iconografia che si connette alle tradizionali rappresentazioni del passaggio all’aldilà.

Le tre sale della Casa del Commiato sono intitolate a tre figure mitiche accomunate dalla prossimità con la morte: “Virgilio” che nell’Eneide narra del viaggio di Enea nel regno dell’Ade; “Sibilla” che, dopo il vaticinio, guida l’eroe nell’Aldilà; infine “Erasmo” autore del saggio Preparazione alla morte. Per ogni sala Simona Bramati ha realizzato un’opera pittorica che si adatta alle funzioni dello spazio e del luogo: in particolare “Virgilio” è un mulinello di corpi femminili e maschili che fluttuano nel candore di un’atmosfera rarefatta, attraversata dalla luce.


L’opera si divide impercettibilmente in due parti: a sinistra i tre corpi maschili tirano i capelli delle tre donne in una sorta di danza alla vanitas che dichiara l’ineluttabilità della morte e l’inconsistenza dei beni terreni. Non si tratta di una “danza macabra” di teschi, come nelle icastiche riproduzioni del passato, ma di un vortice fluttuante di corpi fisici che si sfaldano lentamente in una pittura di luci ed ombre dal vibrante dinamismo cosmico.








Questo è un comunicato stampa pubblicato il 19-10-2009 alle 19:40 sul giornale del 20 ottobre 2009 - 3370 letture

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