Rocconi: compiere la volontà di Dio

Mons. Gerardo Rocconi Vescovo di Jesi 5' di lettura 26/12/2009 - Il Vescovo di Jesi Don Gerardo Rocconi propone e commenta il Vangelo di Domenica.


Dal Vangelo secondo Luca
I genitori di Gesù si recavano ogni anno a Gerusalemme per la festa di Pasqua. Quando egli ebbe dodici anni, vi salirono secondo la consuetudine della festa. Ma, trascorsi i giorni, mentre riprendevano la via del ritorno, il fanciullo Gesù rimase a Gerusalemme, senza che i genitori se ne accorgessero. Credendo che egli fosse nella comitiva, fecero una giornata di viaggio, e poi si misero a cercarlo tra i parenti e i conoscenti; non avendolo trovato, tornarono in cerca di lui a Gerusalemme.
Dopo tre giorni lo trovarono nel tempio, seduto in mezzo ai maestri, mentre li ascoltava e li interrogava. E tutti quelli che l’udivano erano pieni di stupore per la sua intelligenza e le sue risposte.
Al vederlo restarono stupiti, e sua madre gli disse: «Figlio, perché ci hai fatto questo? Ecco, tuo padre e io, angosciati, ti cercavamo». Ed egli rispose loro: «Perché mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?». Ma essi non compresero ciò che aveva detto loro.

Scese dunque con loro e venne a Nàzaret e stava loro sottomesso. Sua madre custodiva tutte queste cose nel suo cuore. E Gesù cresceva in sapienza, età e grazia davanti a Dio e agli uomini.


PERCHÈ MI CERCAVATE?
Oggi la Chiesa celebra la festa della Santa Famiglia di Gesù, Maria e Giuseppe. Il Vangelo che viene proposto è il racconto dello smarrimento e del ritrovamento di Gesù nel tempio di Gerusalemme. E’ un testo importante perchè ci permette di conoscere il rapposrto di Gesù con il padre suo celeste.
L’occasione è data dalla Pasqua, la Pasqua ebraica. Gesù appena ha dodici anni, va in pellegrinaggio con i suoi a Gerusalemme e volontariamente si smarrisce, rimane nel tempio a parlare con “gli esperti”. Maria e Giuseppe pensano di averlo smarrito sul serio.
E’ la sua missione, certo! Ma è anche ovvio che Maria e Giuseppe lo cercano, lo cercano con ansia. Non sono ancora totalmente pronti alle sue sorprese. E prima di trovarlo devono cercarlo tre giorni per poi sentirsi dire “Perchè mi cercavate?” Anche in quella Pasqua di venti anni dopo si dovrà attendere tre giorni per sentirsi dire la stessa cosa: “Perché cercate tra i morti colui che è vivo?
E’ interessante quell’incontro con i dottori, gli esperti della legge.
Lo stupore, la meraviglia sono i sentimenti che prendono tutti: soprattutto Maria e Giuseppe che vedono il loro “bambino” trattare alla pari, anzi insegnare ai maestri. Per cui Maria non può non uscire in quell’espressione: «Figlio, perché ci hai fatto così? Ecco, tuo padre e io, angosciati, ti cercavamo» .

CHI È MIO PADRE?
Tuo padre ed io! Ed è secca la risposta di Gesù: “Chi è mio Padre? Io devo far riferimento al Padre mio”, ma non a Giuseppe. Al Padre: Gesù coglie questa occasione per parlare della sua relazione con il Padre e soprattutto della sua sottomissione e obbedienza al Padre. Egli ha altri legami, molto più importanti di quelli della carne: deve pertanto obbedire soprattutto a Dio. E questo Maria e Giuseppe dovrebbero saperlo. Attraverso le esperienze che hanno fatto dovrebbero comprendere che Gesù non appartiene a loro: la sua missione è altra. E difatti Gesù usa una espressione chiara: “Non sapevate che io devo...” E’ un bisogno intimo, profondo, quello di Gesù, di occuparsi delle cose del Padre suo. E’ il motivo per cui è stato mandato.
E spesso nella sua vita pubblica Gesù richiama questa sua esigenza ed impegno nello stesso tempo: “Gesù disse loro: «Mio cibo è fare la volontà di colui che mi ha mandato e compiere la sua opera” (Gv 4,34).

COMPIERE LA VOLONTÀ DI DIO
E Maria scopre che servire è anche rendersi conto che non si serve più. O meglio, il servizio è più che fare qualcosa: è perdersi, rinnegarsi, rinunciare ai propri diritti. Non è vivere per se stessi, ma in funzione di qualcun altro.
Giuseppe, a sua volta, non parla mai. E’ silenzioso. Non servono le sue parole, non serve la sua azione. Serve il suo semplice esserci.
Ma il vero protagonista è sempre Gesù. Nella risposta di Gesù è sottolineata l’obbedienza, la necessità di essere nelle cose del Padre. Non è Gesù che stabilisce quel che deve fare o quel che è importante, ma il riferimento è il Padre che è nei cieli. E Gesù insegna che non si fa quel che piace, quel che va, quel che si desidera, quel che appaga. Bensì è necessario mettersi sempre nella situazione di obbedienza a Dio.
Per noi concretamente vuol dire questo: l’impegno, il ruolo, il servizio di ciascuno matura nell’ascolto della sua Parola; nell’ obbedienza alla Chiesa e nell’ obbedienza alle persone che il Signore ha indicato come guida per la propria vita
Ecco la famiglia terrena di Gesù; una famiglia caratterizzata dal silenzio, dalla preghiera, dall’ascolto, dalla ricerca della autentica volontà di Dio.





Questo è un comunicato stampa pubblicato il 26-12-2009 alle 16:56 sul giornale del 28 dicembre 2009 - 1483 letture

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