Dopo le Elezioni chiuderà la redazione senigalliese del Corriere Adriatico

2' di lettura 11/02/2010 - La chiusura della redazione di Senigallia del Corriere Adriatico subito dopo le elezioni politiche regionali del marzo prossimo, annunciata mercoledì dal direttore responsabile Paolo Traini al Comitato di redazione, sarebbe un altro duro colpo all\'informazione delle Marche e al suo radicamento territoriale.

Che la testata più venduta della Provincia di Ancona pensi di ritirarsi dalla seconda città della Provincia per numero di abitanti, che d\'estate sfiora le centomila presenze giornaliere, è un fatto preoccupante per l\'intera comunità marchigiana, anche perché la scelta della società editrice, controllata dalla Caltagirone Editore, arriva a soli quattro anni di distanza dalla chiusura della redazione di Fano dello stesso Corriere Adriatico, a pochi mesi dalla chiusura della redazione di San Benedetto del Messaggero e dalla trasformazione della redazione di San Benedetto del Resto del Carlino a semplice Ufficio di corrispondenza.

Marche 2010, componente sindacale di opposizione in seno al Sigim, invita il Sindacato giornalisti marchigiani ad attuare ogni azione, in raccordo con il Cdr del Corriere Adriatico, la Federazione Nazionale della Stampa Italiana, le istituzioni municipali, provinciali e regionali, affinché un\'altra significativa realtà del giornalismo marchigiano non perda la sua presenza territoriale, lavorando perché l\'editore del Corriere Adriatico possa rivedere la sua decisione.

Da questo punto di vista il sicuro riassorbimento dei colleghi in forza alla redazione di Senigallia in altre strutture redazionali mitiga solo parzialmente la durezza del provvedimento annunciato e non attenua la preoccupazione dei giornalisti marchigiani per l\'oggettivo depauperamento del panorama giornalistico regionale connesso alla prospettata chiusura. I silenzi, anche sindacali, che nel 2006 accompagnarono il \"de profundis\" della redazione fanese del Corriere Adriatico, non possono e non debbono ripetersi.

Alla redazione del Corriere Adriatico la partecipe solidarietà dei 124 colleghi che alle ultime elezioni hanno chiesto al Sindacato giornalisti delle Marche di tenere un profilo sempre attivo e combattivo.

da Giovanni Rossi - Raffaele Vitali - Paola Pagnanelli - Aldo Spadari
Consiglieri Sigim lista MARCHE 2010




Questo è un comunicato stampa pubblicato il 11-02-2010 alle 21:59 sul giornale del 12 febbraio 2010 - 5818 letture

In questo articolo si parla di lavoro, corriere adriatico


Il suocero di Casini è sull\'orlo del fallimento ragazzi...chiude le redazioni, taglia i compensi ai collaboratori, ma contemporaneamente paga stipendi milionari a chi so io.<br />
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Succedono cose così schifose che, a confronto, la Fiat è un\'associazione di filantropia.

La chiusura di molte redazioni locali interessa purtroppo tutte le testate, ed è dovuta al calo del numero delle copie vendute, al boom dei giornali on line, al calo della pubblicità, ed al previsto taglio dei contributi statali.<br />
Esistono interi comparti commerciali, come i cinema ed i negozi che vendevano dischi, che sono in crisi, dopo l\'inizio dell\'era di internet.<br />
Ci vorrebbero imprenditori in grado di investire per lo sviluppo della rete dei giornali on line, in modo che possano debuttare in forma cartacea e svolgere nuovi servizi interattivi (e - commerce di servizi e prodotti locali, pubblicazione di bandi, comunicati stampa ed atti degli enti locali). Per ora vedo per lo più della delusione giustificata, e le immancabili polemiche politiche. Pace e bene. <br />

Commento modificato il 12 febbraio 2010

Ho collaborato per molti anni con il Corriere Adriatico e questa notizia mi rattrista. Auguri Teresa, Vincenzo, Sabrina e tutti gli altri collaboratori. Ilario

Mi associo.<br />
E mi fa specie che, nel giorno in cui si parla di chiusura delle redazioni (penso dovuto principalmente a motivi di costi), invece in un paese che dovrebbe trovarsi in grave crisi economica come gli USA alcuni giornali in crisi grave stanno ritornando in attivo.<br />
In momenti di crisi, come questa, la soluzione migliore è la proposta molteplice e l\'associazione tra varie realtà: ma bisogna avere pure lo spirito di innovare.

Commento modificato il 12 febbraio 2010

Se i posti di lavoro saranno salvaguradati, come pare, a me non dispiace affatto.<br />
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Basta con i filtri politici dei giornali locali o da direttive superiore, basta con questa informazione che non è affatto libera e plurista, tantomeno attendibile, e soprattutto finisce il dover sopportare gli umori della redazione locale e così via. C\'è un problema d\'informazione locale, gli attori sono troppo pochi ed i spettatori-lettori troppo poco critici. <br />
<br />
Che si emigri sul internet, nei giornali online locali, è il grande passo culturale che questa vallata di retrogradi abbisogna (basta legge la prospettiva vetusta degli altri commentatori, paragoni con altre aziende) e se chiudono i locali della redazione non credo proprio che chiuderanno le rispettive pagine sul giornali. Speriamo che si muovano di più sul territorio questi giornalisti, ed inizino a fare inchieste serie sui rifiuti pericolosi ed illegali, sulla criminalità che ha invaso da tempo la regione, sulla regione che è un territorio di conquista e che la Giunta regionale, tanto meno i Sindaci, non sanno difendere. Allora forse la gente poi inizierà a tornare a comprarlo con più gusto <b>il bugiardò</b>

Se penso alla mancanza di una realtà operante in città, mi preoccupa e mi dispiace...a patto che sappia fare il proprio lavoro.<br />
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Se penso invece solo all\'edizione di due giorni fa, dove la prima pagina di Senigallia era interamente dedicata a Scaloni che è un blogger per passione e non un giornalista professionista e dietro c\'era un trafiletto caustico sulle intenzioni di uno dei candidati sindaco, totalmente false e scritte basandosi su chiacchiere infondate da corridoio ad Ancona senza neppure aver contattato il chiamato in causa,...se penso a questo allora mi viene da dire: chiudiamola subito!

Commento modificato il 12 febbraio 2010

Finché i giornali cartacei saranno un mezzo per raggiungere altri fini da parte degli editori, e non un fine (informazione) essi stessi, tutto può succedere. <br />
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Il Corriere Adriatico - col quale ho collaborato a lungo, salvo ritrarmi spontaneamente, quando ho capito che essere \"controcorrente\" l\'é dura (non per me, naturalmente) in periodi pre-elettorali - dispone di ottimi giornalisti (ma anche il Messaggero e il Carlino), che in moltissimi casi non hanno niente da invidiare alle \"firme\" che vanno di moda sui quotidiani nazionali più prestigiosi. Ma, purtroppo, sia perché l\'Ansa è finanziata anche dalla politica regionale, sia perché - appunto - gli editori utilizzano la stampa locale (e nazionale) per scopi impropri (sarà un caso che l\'UDC è entrato nella coalizione che vuole continuare a massacrare - pardon - governare le Marche?) i quotidiani cartacei stanno perdendo progressivamente credibilità tra i lettori e sempre meno cittadini sono disposti a spendere un euro per comprarli. Il circolo diventa vizioso e i risultati sono questi... <br />
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Mi dispiace: per i giornalisti costretti a emigrare e per l\'informazione, che sempre più spesso si è ormai definitivamente trasformata in \"comunicazione istituzionale\".

Se nel tempo il Corriere adriatico si è guadagnato il soprannome di bugiardò un motivo deve pur esserci.<br />
Se il numero delle copie vendute è calato nel tempo sarà sì colpa della rete, ma non solo di quella: l\'ho acquistato qualche volta, ma da quando sono venuto a sapere che non solo il Corriere adriatico ma anche gli altri giornali locali, invitati a scrivere due righe su eventi relativi all\'opposizione, si rifiutavano di andare perchè è meglio non informare troppo se questo dà fastidio a chi governa (ve lo ricordate il gesto dell\'Angeloni che si permise di riprendere la giornalista che stava intervistando membri dell\'opposizione senigalliese richiamandola \"all\'ordine\"?), beh da quando ho capito come funziona \"l\'informazione\" locale, cioè che si tratta di FORMAZIONE e non informazione, mi sono affidato ai giornali e ai blog on line.<br />
Alcuni saranno di parte ma almeno riesco a leggere contributi che vanno in diverse direzioni e non sono a senso unico.

Il discorso è semplice: se c\'è calo di vendite e di raccolta pubblicitaria è normale che l\'azienda debba prendere provvedimenti seppur dolorosi. Non c\'è nulla di scandaloso.<br />
Diventa scandaloso quando, a fronte di certi tagli, ci sono invece enormi incrementi, come quello dello stipendio del rappresentante legale dell\'azienda che è passato dai 900mila euro all\'anno, al milione e 400mila all\'anno (ci si pagavano una decina d\'anni d\'affitto della redazione di Senigallia). <br />
Evidentemente, viste le cause che Caltagirone si beccherà, ritiene che la figura del rappresentante legale sia la più importante all\'interno della sua azienda.

E una miseria quanto pagavano d\'affitto!! 1.400.000,00 euro, diviso dieci anni, diviso dodici mesi...11.600 euro al mese d\'affitto!! Melgaco, volevi dire stipendi?

E allora diciamo 20 anni d\'affitto (avevo sparato a occhio)




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