Rocconi: l\'amore di Dio ha vinto e ha potuto fare cose meravigliose

mons. gerardo rocconi 6' di lettura 13/03/2010 - Mons. Gerardo Rocconi commenta il Vangelo di domenica 14 marzo.

Dal Vangelo secondo Luca


In quel tempo, si avvicinavano a Gesù tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. I farisei e gli scribi mormoravano dicendo: \"Costui accoglie i peccatori e mangia con loro\". Ed egli disse loro questa parabola: \"Un uomo aveva due figli. Il più giovane dei due disse al padre: “Padre, dammi la parte di patrimonio che mi spetta”. Ed egli divise tra loro le sue sostanze. Pochi giorni dopo, il figlio più giovane, raccolte tutte le sue cose, partì per un paese lontano e là sperperò il suo patrimonio vivendo in modo dissoluto. Quando ebbe speso tutto, sopraggiunse in quel paese una grande carestia ed egli cominciò a trovarsi nel bisogno. Allora andò a mettersi al servizio di uno degli abitanti di quella regione, che lo mandò nei suoi campi a pascolare i porci. Avrebbe voluto saziarsi con le carrube di cui si nutrivano i porci; ma nessuno gli dava nulla. Allora ritornò in sé e disse: “Quanti salariati di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame! Mi alzerò, andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi salariati”. Si alzò e tornò da suo padre. Quando era ancora lontano, suo padre lo vide, ebbe compassione, gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò. Il figlio gli disse: “Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio”. Ma il padre disse ai servi: “Presto, portate qui il vestito più bello e fateglielo indossare, mettetegli l’anello al dito e i sandali ai piedi. Prendete il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”.



E cominciarono a far festa. Il figlio maggiore si trovava nei campi. Al ritorno, quando fu vicino a casa, udì la musica e le danze; chiamò uno dei servi e gli domandò che cosa fosse tutto questo. Quello gli rispose: “Tuo fratello è qui e tuo padre ha fatto ammazzare il vitello grasso, perché lo ha riavuto sano e salvo”. Egli si indignò, e non voleva entrare. Suo padre allora uscì a supplicarlo. Ma egli rispose a suo padre: “Ecco, io ti servo da tanti anni e non ho mai disobbedito a un tuo comando, e tu non mi hai mai dato un capretto per far festa con i miei amici. Ma ora che è tornato questo tuo figlio, il quale ha divorato le tue sostanze con le prostitute, per lui hai ammazzato il vitello grasso”. Gli rispose il padre: “Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo; ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”\". Parola del Signore



LA PARABOLA


C’è chi chiama questa pagine “La parabola del figliol prodigo” e c’è chi la chiama “La parabola dei due figli”. A me piace chiamarla “La parabola del Padre misericordioso”. Il messaggio è particolarmente ricco. Un pensiero subito emerge: di fonte al figlio che fugge e poi si dispera, comprendiamo che noi siamo fatti per stare nel calore della casa di Dio, siamo fatti per gustare l’amore di Dio e vivere nel suo cuore. E quando rifiutiamo questo amore, possiamo avere anche il mondo intero, ma saremo ugualmente infelici. Questa quaresima ci aiuti a crescere nella fede, a raggiungere una fede matura, che si pone nel giusto rapporto con Dio. Una fede piena di gratitudine perchè ha capito che il Padre sempre gratuitamente offre la sua misericordia e supplica, sì, lui supplica, che nessuno la rifiuti, che nessuno fugga e perda il suo amore. Sì il Padre supplica che ognuno capisca che la sua giustizia non è semplicemente come quella degli uomini: la sua è una giustizia che è dono, gratuità, accoglienza.



FIGLI E NON SCHIAVI


Il figlio maggiore non riesce a capire l’amore del padre. Ma perchè? Forse perchè lui ha nei confronti del padre un rapporto servile. E così anche noi se e di fronte a Dio abbiamo un rapporto servile, impostato sui premi e sui castighi, ragioneremo come lui. Ma questa non è una fede matura. E’ una fede da schiavi. Gesù vuole insegnarci che con Dio ci si sta non per paura, non per il premio o il castigo, ma ci si sta perchè da Lui siamo amati e Lui vogliamo amare.



LA TRISTEZZA DEL PECCATO


Il figlio minore che se ne va rappresenta chi preferisce il peccato all’amore di Dio. Ma Gesù ci vuol far capire che chi fugge può anche aver guadagnato il mondo intero, ma è ugualmente un disgraziato, perchè non vive quella pienezza di vita, quel senso forte della vita e anche quella pace del cuore che solo Dio può dare. Non ci può essere pace lontano da Dio. Il peccato non dà gioia ed è una falsa libertà.



IL SEGUITO DELLA PARABOLA


Se vogliamo immaginare un seguito alla parabola, io penso che il figlio maggiore alla fine è sicuramente entrato alla festa: del resto è stato sempre formalmente obbediente. Ma col cuore in subbuglio, col cuore di schiavo, senza capire l’amore del Padre, perchè lui in realtà non ha mai sperimentato l’amore del Padre. E quindi rappresenta quei cristiani allorchè sono sì fedeli, ma calcolatori, senza amore, senza fiducia e senza abbandono, incapaci di capire il cuore di Dio perchè poco contemplativi, pronti a giudicare con la conseguenza di stare sempre nella casa ma senza gioia. Voglio, invece, immaginare il figlio minore ormai entusiasta, testimone dell’amore del Padre, desideroso di gridare forte a tutti l’amore del Padre. Lo immagino gridare ai servi e agli amici: Guardate l’amore di mio Padre cosa è stato capace di fare con me! Ero caduto nel baratro, ero morto, ma l’amore di mio padre mi ha ridato vita e ha messo di nuovo nel mio cuore la gioia. Non finirò mai di ringraziarlo. Ed è quello che dovremmo fare tutti.



ANNUNCIARE IL VANGELO DELLA MISERICORDIA


Annunciare il Vangelo, dare la propria testimonianza cristiana potrebbe voler dire anche questo: gridare a tutti che noi cristiani, no non siamo i migliori, ma sicuramente siamo quelli toccati dalla misericordia di Dio, siamo quelli che possono raccontare che non ostante la nostra piccolezza, la nostra fragilità e pure i nostri peccati, l’amore di Dio ha vinto e ha potuto fare cose meravigliose. E raccontare quello che la misericordia ha fatto per noi, significa annunciare che a questa misericordia ogni uomo può attingere per trovare la gioia del perdono e per sperimentare la pace che solo l’amore di Dio sa dare.






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 13-03-2010 alle 10:31 sul giornale del 15 marzo 2010 - 1216 letture

In questo articolo si parla di chiesa, attualità, gerardo rocconi, jesi, diocesi di jesi, vangelo, mons. gerardo rocconi, vescovo di jesi