I migranti e gli italiani nella Città futura

16/03/2010 - Sabato sera, durante un’iniziativa pubblica della lista La Città Futura presso Piazza del Duca, ho incontrato due giovani di diciotto anni, che si sono fermati a colloquiare e mi hanno espresso il loro sostegno alla Lega Nord per le prossime elezioni comunali della fine di marzo.

Nel cercare di capire le motivazioni di questa loro libera espressione alla fine il tutto si fonderebbe – se non ho capito male - sulla necessità di “difendersi dagli immigrati irregolari e pericolosi”. Non è la prima volta che mi capita di sentire queste esternazioni e per questo colgo l’occasione per esprimere alcune idee (dalla parte di chi sta a sinistra del centrosinistra) sulla questione. La sicurezza urbana è un bene pubblico da tutelare, attraverso attività poste a difesa del rispetto delle norme, che regolano la vita civile, per migliorare le condizioni di vivibilità di tutti (italiani e migranti). D’altra parte parlare di sicurezza, significa parlare di un concetto molto ampio, che acquisisce molteplici significati, diversi e dipendenti dai soggetti che ne parlano. Infatti, a seconda di chi si confronta sull’argomento, i confini del problema subiscono una modificazione. Basti pensare ai molteplici modi con cui gli anglosassoni, che da decenni fanno della sicurezza oggetto di studio e di interventi (non tutti condivisibili per la verità), coniugano il termine, dalla Security, alla Safety, al Welfare, vocaboli che hanno significati e sottendono concetti molto diversi. Il concetto di cui mi sembra più corretto parlare è allora quello di “percezione della sicurezza”.


Indagini svolte negli ultimi tempi in molte realtà, anche a noi vicine, rivelano come la percezione della sicurezza è turbata dalla presenza del diverso, dell’estraneo, del migrante e del rom per esempio, e questo è un dato che ci offre un prezioso esempio da cui partire per un’analisi accurata. La tematica legata alla immigrazione, continuamente esasperata dai mass media, è diventata, infatti, un elemento centrale nella percezione della propria sicurezza. Anche se penso che nella nostra città la maggior parte dei cittadini ritenga che il nostro territorio sia scevro da pericoli, e si è registrata la quasi totale assenza di atti violenti subiti, presente è la paura per il futuro legata alla criminalità. Da dove nasce questa paura? La prima considerazione che viene spontanea è che l’influsso dei mezzi di comunicazione di massa riesce a penetrare anche i tessuti più refrattari e meno interessati dal fenomeno. Vi sono però anche altri dati molto interessanti, a cominciare dalla paura per il futuro a causa della mancanza di prospettive economiche, della scarsità di risorse, della mancanza di lavoro o della casa, oltre a considerazioni che spesso si fanno su alcuni indicatori di degrado urbano (la manutenzione delle aree verdi, la viabilità caotica e pericolosa, l’illuminazione scarsa per esempio). Questi sono tutti fattori che incidono nella sfera individuale della persona (soprattutto anziana, ma non solo), e la pongono in posizione critica nei confronti dell’interlocutore, che di norma è la pubblica amministrazione. Se il problema non è allora tanto la sicurezza, ma la percezione che si ha di essa, comprendiamo ancora meglio come sia decisivo il ruolo degli organi di stampa o dei mass media in generale. Un esempio di come l’agenda dei media interviene sulla realtà, e la modifica, la possiamo rilevare dai fatti di criminalità accaduti durante l’ultima campagna elettorale per le elezioni del sindaco di Roma. Chi non ricorda le vere e proprie campagne mediatiche sui fatti di violenza, in particolare sulle donne, scatenate dagli organi che fanno capo al Presidente del consiglio, direttamente o indirettamente. Gli stessi organi che fanno passare, magari oggi, sotto silenzio la cronaca nera da quando è sindaco Alemanno.


Bisogna allora cambiare prospettiva, rovesciare la questione, lavorare per dimostrare che la sicurezza non è un problema, se affrontata con gli strumenti giusti. Per quanto concerne, ad esempio, l’immigrazione è’ importante far capire quale ruolo recitano nel nostro tessuto sociale i migranti e quale importanza hanno nella nostra vita di tutti i giorni. In un contesto nel quale, almeno i regolari, svolgono mansioni che nessun italiano oramai svolge più. A Senigallia, tanto per citare un esempio evidente a tutti, i cingalesi o i pakistani che lavorano sulle barche da pesca ci consentono di avere pesce fresco tutti i giorni a prezzi accessibili. Basta andare una mattina al molo per vedere quanti sono gli stranieri e gli italiani che lavorano in quel settore. In questo quadro di riferimento occorre altresì come amministrazione comunale della Città Futura candidarsi a governare i processi con senso di responsabilità e costruire le condizioni affinché si realizzi un’integrazione vera, attraverso il rispetto delle regole, che non può prescindere dalla razza, dalla religione o da qualunque altra diversità. La stessa condizione abitativa di queste persone, (uomini, donne, bambini) va monitorata.


Durante la prossima amministrazione sarà necessario potenziare,partendo da ciò che è stato fatto, gli strumenti attraverso cui controllare gli alloggi, sotto il profilo igienico sanitario, anche al fine di contrastare lo sfruttamento speculativo (da parte di proprietari italiani), che a volte sono costretti a subire i migranti, che risiedono nella nostra città. La speculazione è un male diffuso, certo non solo locale. Occorrerà inoltre essere presenti con gli strumenti di mediazione culturale e sociale per facilitare, specie in alcuni quartieri piuttosto che in altri, il processo di integrazione tra migranti e italiani. Occorre una presenza concreta delle istituzioni capace di garantire il rispetto delle regole e il rispetto delle persone. Per costruire una vera politica di integrazione occorrerà proseguire convintamente anche con il coinvolgimento dei servizi sociali ed educativi, fondamentali in questo campo, sia per quanto riguarda l’intercettazione dei bisogni, sia per la proposizione di politiche inclusive che portino all’integrazione. In un momento storico del nostro Paese in cui le forze politiche di destra prima creano ad arte e poi cavalcano le paure delle persone, senza risolvere il problema ma con l’unico scopo di un proprio tornaconto elettorale, occorre avere la forza politica per indicare che la forma migliore di controllo del territorio, che a mio modo di vedere è quella che vede in prima fila (in collaborazione con il comune) i cittadini, le associazioni dei volontari impegnati in campo culturale e sociale e quelle dei migranti, con i loro rappresentanti istituzionali.


Così ci sarà possibilità di istruire il conflitto tra diversità per una soluzione nonviolenta e condivisa. Non dunque le inutili e pericolose ronde, ma cittadini e migranti insieme all’amministrazione comunale come osservatori e protagonisti dei cambiamenti sociali. Saranno per questo necessari interventi di potenziamento sull’attuale centro di accoglienza e sullo sportello informativo; sarà necessario dotarsi di un gruppo di mediatori culturali migranti nella nostra città, che abbiano realizzato percorsi di integrazione di eccellenza, sia professionali sia di vita e che sappiano svolgere funzione di indirizzo e di accompagnamento per le etnie presenti sul nostro territorio e di facilitazione nei rapporti con l’Amministrazione. La “cabina di regia” di questa azione dovrà essere individuata nell’Osservatorio comunale per l’integrazione dei nuovi cittadini, che dovrà sviluppare la propria azione con l’utilizzo di strumenti di governance quali forum e tavoli di mediazione, la creazione di gruppi di ascolto, veri e propri stakeholders, in grado di sentire il polso della situazione e pertanto capaci di fornire le conoscenze utili per costruire politiche integrate. In questo contesto anche la Polizia Locale dovrà giocare un ruolo decisivo.


Penso perciò che sarà necessario, a supporto di tali linee programmatiche, anche un adeguato potenziamento del servizio finalizzato ad aumentare la capacità di risposta a questi nuovi bisogni, anche attraverso la formazione continua del personale in servizio. Sono convinto che non si debba neanche dimenticare la sorveglianza, attraverso il continuo raccordo positivo – già istaurato in questi anni - tra polizia locale e le altre forze dell’ordine per reprimere tutte le azioni criminali di italiani e migranti. Credo tuttavia che tale aspetto sia comunque sottordinato alla necessità di dotarsi dello strumento più importante per garantire la sicurezza di tutti: favorire, costruire e sviluppare la coesione del tessuto sociale cittadino.






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 16-03-2010 alle 18:29 sul giornale del 17 marzo 2010 - 3129 letture

In questo articolo si parla di verdi, simone ceresoni, politica, immigrazione, La Città Futura


Dopo aver letto Ceresoni, quei 2 diciottenni che volevano votare Lega sono diventati 4.<br />

finalmente un intervento chiaro che parla di immigrazione entrando nel merito delle cose riportandole alla realtà senigalliese. finalmente si parla di centro d\'accoglienza e servizi informativi ( personalmente è da un po\' che batto su questo chiodo); si parla di mediazione interculturale. bisognerebbe cercare di coinvolgere anche organizzazioni di categoria di commmercianti e artigiani perchè molti stranieri hanno attività commerciali o sono piccoli imprenditori. ci vorrà più attenzioni ai giovani immigrati ( cosiddette seconde generazioni)coivolgendoli nelle realtà aggregative già esistenti o studiandone di nuove. usare tutte le strade per combattere la percezione di insicurezza. non solo ovviamente i controlli delle forze dell\'ordine ma anche iniziative che favoriscano l\'integrazione. incentivare quindi le iniziative culturali già esistenti (via carducci e la scrittura migrante) ma proporne anche di nuove. sullo sport ad esempio, in questo senso, non si fa niente. <br />
auspicabile da parte degli altri politici, quando si parla di immigrazione, la chiarezza e l\'attenzione mostrata da Ceresoni con questo articolo<br />
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Malih Mohamed

Ceresoni parte da presupposti sbagliati.<br />
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Pensa cioè che la Lega ce l\'abbia con gli stranieri.<br />
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La Lega non ce l\'ha con gli stranieri, ma con quelli che gli stessi 18enni hanno definito \"immigrati irregolari e pericolosi\".<br />
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Non tutti gli stranieri sono \"irregolari e pericolosi\". Anzi, quelli \"irregolari e pericolosi\" sono sicuramente una parte minima.<br />
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Ma ci sono.<br />
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La Lega lo sa. I ragazzi di 18 anni pure. <br />
Ceresoni no.

che la lega (e non solo) abbiano strumentlizzato gli stranieri credo sia fuor di dubbio.<br />
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la distinzioni fra irregolari e regolari mi sebra alquanto ipocrita, ed è spesso sbandierata quando si pensa che l\'interlocutore non è facilmente abbindolabile. mentre quando la lega si rivolge alle masse non va tanto per il sottile, e regolari o clandestini diventano tutti ottimi argomenti per pescare nel torbido ed offuscare \"la percezione di sicurezza\".<br />
tanto per dire: anche dal tuo discorso pare che irregolare sia sinonimo di pericoloso, mentre sappiamo tutti che non è così ( saranno mica pericolose le badanti?)<br />
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Malih Mohamed

Si potrà non condividere i contenuti, ma almeno questa è una proposta e, per quanto mi riguarda, piena di buonsenso. Tutto sommato era ora che anche a sinistra si infrangesse il tabù della sicurezza e della sua percezione. Finalmente una presa d\'atto della quale bisognerà tener conto in caso di vittoria elettorale.

Infatti ho detto irregolari e pericolosi.<br />
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La prima cosa non va bene, la seconda va malissimo, la somma delle due è esplosiva perchè se uno è sia clandestino che pericoloso ha maggiori possibilità di colpire e di nascondersi.<br />
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Poi non capisco perchè l\'irregolarità v\'interessi tanto quando si tratta di depositare le liste e invece \"che vuoi che sia\" quando si tratta di clandestini...

@melgaco<br />
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semplicemente perchè le persone non sono scartoffie...e spesso sanare \"l\'irregolarità\" vuol dire salvare delle persone<br />
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Malih