Grande successo a Sarajevo per il regista jesino Matteo Mazzoni

Matteo Mazzoni regista jesino 11/04/2010 - Il regista jesino Matteo Mazzoni debutta al Teatro nazionale di Sarajevo con un doppio spettacolo dall’allestimento completamente nuovo. Si tratta di “Rayok” di Shostakovich e il più noto “Gianni Schicchi” di Puccini, di cui Mazzoni firma regia, scene, costumi e luci. Il doppio successo è andato in scena nei giorni scorsi e ha riscosso oltre quindici minuti di applausi a scena aperta.

Sbanca il botteghino del Teatro nazionale di Sarajevo con due opere completamente diverse tra loro, e conquista pubblico e addetti ai lavori, tanto che per Matteo Mazzoni si profila la direzione di altre opere liriche e anche di un musical. Tornato in Italia, nella sua Jesi, il genio ci racconta.

“Una grandissima esperienza - ci dice Mazzoni - in cui l’opera russa “Rayok”, fresca, breve (in un atto unico) e moderna, con un vorticoso altalenare di colori e costumi, tanto da sembrare un musical si contrapponeva agli ambienti medievali di “Gianni Schicchi”, con il suo allestimento basato sulla ricostruzione del gotico trecentesco fiorentino. Una cultura quest’ultima che non appartiene alla tradizione bosniaca e che ha affascinato il pubblico”.

Andiamo nel dettaglio…come ha reinterpretato “Rayok”?Questo capolavoro russo del compositore Shostakovich nasce come provocazione e risposta alla censura del Soviet nell’arte e nella musica. Ho cercato di attualizzarla, rendendo l’ambientazione una convention di partito in cui gravitano assurdi personaggi: lacchè, escort, portaborse ambiziosi, attricette in cerca di visibilità… tanti ruoli, che riempiono il palcoscenico trasformando lo spettacolo in un grande varietà. E il successo di questa opera è dovuto per lo più alla versatilità del Coro del Teatro nazionale, formato da giovani disposti a vestire i panni dei vari personaggi, a cantare ma anche a recitare e dunque, a mettersi alla prova anche singolarmente”.

E per il “Gianni Schicchi”?Per l’opera pucciniana sono stato fortemente aiutato nella ricerca storica dal consulente Andrea Scarabotti e nella realizzazione di bozzetti, scene e costumi da Federica Toppan. E ho scelto un allestimento sulla ricostruzione del gotico trecentesco fiorentino. Gianni Schicchi è menzionato nella Divina Commedia e messo all’Inferno per essersi impossessato con l’inganno di parte dell’eredità della moglie di Dante. Ho ripreso questo frammento, immaginando un enorme caminetto acceso sempre in scena che desse l’impressione del fuoco come elemento di dannazione. Dalle fiamme ho fatto uscire quattro diavoli, che ho voluto come li dipinse Giotto, ovvero niente costumi sfarzosi, ma solo una coloratissima e accesa body painting”.

Una grande Orchestra del Teatro, cantanti che hanno catturato la scena e tenuto il pubblico col fiato sospeso, un teatro che mette a disposizione tutte le sue risorse (luci, costumi, masse artistiche, coreografi…), un coro che si scinde in molte singole eccellenze nel canto e nella recitazione: quale futuro per queste produzioni? “Forse riusciremo a portarle in Italia, nell’ambito del Festival Adriatico Mediterraneo di Ancona. Il teatro nazionale della Jugoslavia sarebbe molto interessato a esportare queste produzioni ad Ancona, un luogo che viene visto come approdo e culturalmente vicino”.

Cosa ha provato mentre calava il sipario e piovevano applausi? “Una profonda emozione. Mi hanno detto che dopo la guerra gli artisti se n’erano andati via…e il mio spettacolo aveva riportato lo stesso sapore e colore di una Bosnia pre-bellica. Come se il loro teatro da tempo abbandonato avesse riscoperto e fatti rivivere i vecchi fasti prima del conflitto”.

Come mai un giovane e indubbiamente talentuoso regista, raccoglie successo in Spagna, Est Europa e nel mondo ma non è profeta in patria? “Veramente ho già debuttato in Italia alla regia nel 2006 con “L’Elisir d’Amore” al teatro di Corridonia - conclude Matteo Mazzoni - ho firmato spettacoli per la Fondazione Pergolesi Spontini, ma è difficile farsi strada in un Paese come l’Italia, per vecchi, dove quella stessa lobby politica che critico in ‘Rayok’ qui segue una sua logica che esula troppo spesso dal talento”.








Questa è un'intervista pubblicata il 11-04-2010 alle 23:46 sul giornale del 12 aprile 2010 - 5526 letture

In questo articolo si parla di cultura, intervista