Comitato versus complanare: la partita è ancora aperta e vale la pena affrontarla

complanare 3' di lettura 26/04/2010 - "A seguito della comunicazione riguardo l’uscita dal comitato di nostri due amici, siamo costrette a replicare pubblicamente alle loro dichiarazioni. Crediamo infatti che sia una questione di rispetto nei confronti di coloro – persone e associazioni- che per più di due anni hanno riposto incondizionatamente la loro fiducia e investito le loro risorse fisiche ed economiche in questa battaglia civile".

Prendiamo atto di questa scelta legittima ma non ci stiamo quando si assumono atteggiamenti di vittimismo e di delusione. Condanniamo inoltre la modalità usata, infatti tale decisione non ci è stata comunicata direttamente neppure formalmente ma è stata diffusa prima a mezzo stampa, cosa che tradisce una mancanza di apertura e dialogo tra persone che hanno condiviso un cammino insieme. Non capiamo infatti il perché di questa operazione mediatica. Anziché usare la stampa come cassa di risonanza meglio sarebbe stato informare della propria decisione i componenti del comitato per sgombrare il campo da possibili equivoci. Queste vicende ci confermano che la complanare oltre al massacro del territorio, porta con sé anche danni morali perché è responsabile di un clima di tensioni, incomprensioni e stress che porta a dividere i cittadini anche quelli più vicini.


Nella più assoluta libertà di partecipare o meno alle iniziative del comitato, ricordiamo però a chi è entrato a farne parte, che la “mission” era ed è tuttora l’opposizione al progetto della complanare in tutte le sue fasi: fino al taglio del nastro! Riguardo critiche imprecise e non argomentate non riteniamo utile rispondere, però sarà nostra cura spiegare in assemblea i fatti e le nostre posizioni. Pur registrando una perdita significativa ci preme sottolineare che il comitato non mostra nessuna crepa tantomeno si sgretola, anzi ha intenzione di ricompattarsi aprendo anche ad altre persone e, a partire da modalità nuove di partecipazione della gestione del territorio e del suo uso e consumo, ampliare le prospettive. Del resto il “…non solo” del nostro nome si è sempre mosso in questa direzione. Dunque la partita è ancora aperta e vale la pena affrontarla altrimenti la cosa peggiore per noi è che potrebbe passare il messaggio che la tutela del territorio è roba solo da estremisti o visionari e che in fondo accettare con il buon senso realistico le condizione de-peggiorate del progetto è la sola via che “paga”.


In un certo senso hanno ragione loro e cioè non è facile anzi è durissimo resistere e anche opporsi a certe forme di potere ma noi continueremo a vigilare metro dopo metro sull’iter dello stato di attuazione dei lavori di quest’opera che a breve sconvolgerà tutti gli standard abitativi, la salute, le attività commerciali e produttive dei nostri luoghi. “Portare a casa la pelle” interessa a tutti, anche a noi: nessuno vuole autodistruggersi ma c’è modo e modo di salvarsi: a noi interessa che dentro la “sopravvivenza” da conquistare si possano intravedere segni visibili e concreti di un futuro vivibile per tutti.






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 26-04-2010 alle 18:45 sul giornale del 27 aprile 2010 - 2059 letture

In questo articolo si parla di attualità, complanare, francesca angeletti, anna manoni


mi sa anche a me! nn c'era da fidarsi fin dall'inizio