'L’arte si accende' nelle architetture dello jesino Giorgio Rocchegiani

Giorgio Rocchegiani, artista jesino 3' di lettura 26/04/2010 - Sarà uno dei protagonisti del prossimo Palio di San Floriano. Lui, che con le sue architetture artistiche realizzate con fiammiferi, pazienza e colpo d’occhio, sembra volerci dire “piccolo è bello”. Abbiamo incontrato l’artista Giorgio Rocchegiani, un personaggio per la città di Jesi. Rocchegiani esporrà le sue opere fino al 9 maggio alla chiesa di San Nicolò in corso Matteotti. 

“L’arte si accende” è una suggestiva mostra di modellini, miniature e architetture artistiche realizzate con i fiammiferi, che ha aperto i battenti lo scorso 25 aprile alla chiesa di San Nicolò, grazie alla collaborazione dell’associazione Amici del Palio di San Floriano e della Fondazione Federico II Hohenstaufen e il patrocinio del Comune di Jesi. Protagonista della mostra, l’artista-artigiano Giorgio Rocchegiani.

Lei nasce artigiano o artista?Io nasco come parrucchiere per signora - spiega Giorgio Rocchegiani - hair stylist da “Raimond” in Inghilterra e per oltre dieci anni sono stato insegnante presso l’accademia acconciatori in Ancona”.

Quindi come nasce la sua passione per i modellini?Nasce 14 anni fa, direi per caso. Mi ero appassionato di Architettura e prendendo in mano un fustellato che, appositamente ripiegato e incollato, sagomava il Palazzo della Signoria di Jesi, mi sono incaponito e ho voluto riprodurlo ma con i fiammiferi. Così, dopo meticolosi studi condotti con il supporto di piantine, cartoline e fotografie, ho cominciato a riprodurre palazzi, chiese, torrioni e alberghi tirolesi con i fiammiferi da cucina assemblati con colla vinilica, senza il supporto di nessun corpo d’appoggio”.

Dove ha esposto le sue miniature?In tantissimi posti e ovunque ho ricevuto medaglie d’oro o apprezzamenti per l’originalità delle mie piccole miniature… oltre a Jesi, ho esposto a Moie, Mondaino, Arezzo, Firenze, al Museo di Villa Vitali di Fermo, al Castello di Welsberg (Bolzano). Nel 2001 sono stato chiamato a inaugurare la riapertura del castello di Frontone, dove ho esposto poi altre quattro volte…”.

Realizza solo miniature? No, anche plastici e bassorilievi, ma sempre e solo con i fiammiferi”.

La tecnica? E’ maturata nel tempo, grazie agli insegnamenti che ho tratto da ogni insuccesso e dall’esperienza. Prima realizzavo le mie miniature solo osservando l’originale, realizzandole con fuscelli incendiati per ottenere una particolare colorazione rispetto al legno naturale e utilizzando il pirografo per esaltarne le linee. Poi, con il tempo e l’esperienza, mi sono affidato a nozioni di disegno e architettura, studio delle planimetrie e dei prospetti provenienti dagli archivi o dagli uffici tecnici, oltre che dalle foto”.

Quanto conta per il suo ‘lavoro’ l’esperienza?E’ fondamentale direi, anche perché per ottenere le sfumature cromatiche uso non solo il pirografo ma anche speciali colorazioni pigmentanti che sono frutto dei miei 45 anni di attività da parrucchiere”.

Una indiscrezione: la ditta Tecnomatch di Catania ha selezionato 48 immagini delle sue opere riproducendole sulle scatole di fiammiferi.. è vero? Assolutamente sì e ne sono stato molto felice. I miei modellini e quindi anche i più bei palazzi di Jesi sono stati impressi su oltre 10 milioni di scatole di fiammiferi venduti in tutta Italia…una bella pubblicità”.

Quanti pezzi esporrà alla chiesa di San Nicolò, in corso Matteotti? “Troverete oltre 50 quadri e una ventina di plastici con le miniature dei modelli architettonici di Jesi, della Vallesina e dell’Italia. Inoltre, alle mie opere si abbina una sezione di foto, manifesti e ricordi della azienda jesina Saffa, storica produttrice di fiammiferi”.

Quanto resterà aperta? “Fino al 9 maggio prossimo. E’ possibile visitarla tutti i giorni dalle ore 9 alle 12 e dalle 16 alle 20”.








Questa è un'intervista pubblicata il 26-04-2010 alle 23:46 sul giornale del 27 aprile 2010 - 6061 letture

In questo articolo si parla di cronaca, Talita Frezzi, intervista, giorgio rocchegiani





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