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comunicato stampa

Precisazioni sul bilancio della Fondazione Pergolesi Spontini

8' di lettura
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dalla Fondazione Pergolesi Spontini
www.fondazionepergolesispontini.com

piazza della repubblica
Con riferimento a quanto richiamato da un consigliere dell’UDC e riportato sulla stampa locale, ai fini di una corretta lettura del bilancio della Fondazione Pergolesi Spontini, ci permettiamo effettuare le seguenti precisazioni.

Il costo del 'personale' indicato in bilancio non riguarda solo i dipendenti (5 unitànel 2008) ma anche i lavoratori parasubordinati (ulteriori 6 unità). Pertanto il costo medio a persona non è di euro 55.000 ma di euro 25.000 circa. In questa ottica è scorretta anche l'imputazione delle spese di viaggio sui 5 dipendenti (non a caso la voce parla di amm./dip./consul.). Andrebbero inseriti in questo caso, non solo le ulteriori 6 unità di cui sopra (personale parasubordinato) ma il resto dei soggetti scritturati nella forma del lavoro autonomo (per lo più professionale) cui, a seconda dei casi, può essere riconosciuto il rimborso per missioni di lavoro; non è escluso inoltre il rimborso di spese sostenute da personale tecnico nel caso di trasferte in occasione di coproduzioni. Potremmo conteggiare un totale di 20 unità sulle quali il costo graverebbe per euro 2200 circa ciascuno.

Infine si precisa che nel 2008 la Fondazione aveva impiegati presso i propri uffici ulteriori 4 unità tramite agenzia interinale (alla voce 'somministrazione lavoro' che è composta in larga misura da spese per personale di sala). Caratteristica degli enti teatrale è proprio il fattore lavoro ed in questo senso la Fondazione, per non appesantire la propria struttura, si avvale di servizi esterni (anche per il personale tecnico, di sala, di biglietteria oltre che per le pulizie). Tale gestione è in controtendenza con quanto accade in molte realtà teatrali italiane, per lo più le fondazioni lirico-sinfoniche-ingessate dall'elevato numero di personale dipendente. Se quindi il numero dei dipendenti diretti è basso, occorre fare però attenzione, nel caso di valutazione di costi a cranio, a qual è l'ammontare complessivo del personale coinvolto.

Non solo, ci sembra opportuno precisare un aspetto che forse non tutti i lettori (o chiunque sia interessato alla nostra realtà) conosceranno: come funzionano le coproduzioni, quel meccanismo virtuoso che consente ai teatri di collaborare tra loro ad un allestimento lirico con notevoli vantaggi in termini di abbattimento dei costi di produzione? Intanto nascono con largo anticipo rispetto alla data della loro realizzazione, e gli spettacolo vengono programmati a seguito di incontri (che implicano viaggi) in diverse sedi, italiane e non solo (si vedano le coproduzioni internazionali sottoscritte dalla Fondazione) per la definizione del titolo, quindi dei soggetti coproduttori coinvolti, quindi dei protagonisti artistici ingaggiati (in particolare per quest'ultimo aspetto vengono indette audizioni, non sempre in sede). Una volta definito lo spettacolo è il teatro capofila a sostenere direttamente la maggior parte dei costi, che poi in quota attribuirà ai soggetti partners. Nel corso degli anni la Fondazione ha rivestito questo ruolo per almeno uno spettacolo a stagione - fatto che ha inciso in modo significativo anche sulla qualità dello spettacolo, riconosciuta anche a livello ministeriale - richiedendo ciò la responsabilità sull'intero progetto e l'inevitabile mobilitazione del personale coinvolto.

Stesso dicasi chiaramente per gli ingaggi, anche nell'ambito di spettacoli non coprodotti, di cantanti, registi, scenografi ecc. con cui il lavoro di progettazione deve essere effettuato con largo anticipo rispetto al momento della produzione, originando inevitabilmente dei costi di trasferta. Se i risultati sono quelli portati dalla Fondazione fino ad oggi, ben vengano i viaggi e le trasferte! Non dimentichiamoci il riscontro della stampa, anche internazionale, sulle attività della Fondazione, oltre al processo di crescita di questi primi dieci anni di attività di indiscussa evidenza. Il tutto confermato, negli ultimi 3 anni, da bilanci in lieve attivo e con parziale copertura della perdita pregressa (anticipiamo che anche il 2009 presenterà un lieve attivo), a significare un'indiscussa gestione virtuosa, in controtendenza rispetto a quanto avviene per tanti enti di spettacolo del panorama italiano. Pertanto, non leggiamo asetticamente le poste di bilancio; chiediamoci piuttosto: che ritorno ha avuto l'investimento per spese per viaggi in termini di entrate da soggetti coproduttori e partners?

L’aspetto curioso di confronto dei costi e dei ricavi, evidenzia proprio la peculiarità delle istituzioni di spettacolo: applicare aprioristicamente i criteri aziendali senza tener conto delle caratteristiche che connotano tali realtà, porta una visione appunto ‘curiosa’ cioè fuorviante. Proprio la percentuale esigua degli incassi di biglietteria rispetto al totale delle entrate è il primo segno del fatto che si sta parlando non di un'azienda qualunque, ma di un'azienda di spettacolo. Questo è un dato di fatto di quasi tutte le realtà teatrali italiane (potrebbero far eccezione l'Arena di Verona che è dotata di 16.000 posti e qualche altra Fondazione lirico-sinfonica di medie/grande dimensioni). Gli studiosi di economia dello spettacolo si sono quindi posti la seguente domanda: a quanto dovrebbe ammontare il prezzo di un biglietto per essere tale da coprire le uscite relative? Una cifra impensabile... Da qui la necessità di analizzare le caratteristiche di tali realtà e scavare alla ricerca delle leve economiche proprie di tale mondo, che pur ci sono, ma sfuggono ai criteri tradizionali. Non di minor importanza il riconoscimento, per queste tipologie di enti, del concorso pubblico, pur se si sta incentivando ed è possibile incentivare anche il finanziamento privato, altro elemento oggetto di studio dagli aziendalisti del settore.

Ci permettiamo di elencare solo alcune delle caratteristiche che vanno premesse ad una completa analisi dei bilanci degli enti di spettacolo, cui la letteratura dell’economia del settore ha dedicato tanto e sempre più spazio nell’ultimo decennio, e cui invitiamo a cimentarsi chiunque voglia approfondire correttamente la lettura dei bilanci teatrali, fermo restando la disponibilità degli uffici della Fondazione ad un colloquio di approfondimento presso la sede: – gli scopi delle realtà liriche sono 'la diffusione dell'arte, della cultura dello spettacolo', ovvero finalità che non trovano facile quantificazione a livello aziendale e sono comunque influenzate da elementi etico-sociali; – l'assenza di un 'prezzo di cessione', basato sui costi sostenuti dall'ente, fa venir meno uno degli strumenti tipici della valutazione della gestione: la reazione della domanda; – la misurazione dell'output dei teatri d'opera incontra alcune difficoltà teoriche, dovute a fattori quali: simultaneità di produzione/consumo; indistinguibilità degli input dagli output (entrambi identificati nel fattore lavoro; eterogeneità dell'output (l'evento operistico è unico e irripetibile); indivisibilità del consumo (non è possibile ottenere un costo unitario a recita, collegato al grado di riempimento della sala, in quanto il costo di produzione viene comunque sostenuto anche in assenza di spettatori).

Infine invitiamo chiunque voglia commentare delle cifra di bilancio ad estrapolarle esattamente:

· in bilancio la voce di spesa internet è abbinata a quella di telefonia fissa (internet/telefonia, non soltanto internet), dal momento che la prima è una cifra abbastanza irrisoria, oltre al fatto che il fornitore dei servizi di telefonia nella maggior parte dei casi è anche fornitore del servizio ADSL; pertanto euro 10.000,00 non rappresenta solo il costo internet, attenzione!

· è interessante invece notare come sia per la voce di cellulari che per la telefonia fissa/internet ci sia stata una flessione a ribasso rispetto al 2007, segno di un processo di monitoraggio delle spese stesse, nonostante l'aumento fisiologico dei prezzi di mercato;

· la cifra di euro 15.000,00 non corrisponde alla voce cancelleria, ma alle spese postali di affrancatura. La voce cancelleria è pari a euro 7.952,00.

· Infine, secondo quanto premesso sopra (condizioni per una corretta lettura di un bilancio teatrale), un'azienda che produce spettacolo e cultura non avrà forse la sua forza motrice nella comunicazione, nell'allargare il proprio orizzonte oltre il confine locale? Come potrebbe diversamente ottenere dei riconoscimenti ed instaurare delle collaborazioni anche a livello internazionale, se non investendo negli strumenti che anche la tecnologia mette a disposizione? Le spese di promozione, pubblicità e sponsorizzazione non vanno quindi comparate soltanto con gli incassi di biglietteria (al contrario, dato meno incidente), ma con quella serie di entrate da coproduzioni, da sponsorizzazioni o per l'ingresso di nuovi Soci Sostenitori, che possono essere tali solo se si investe sull'immagine e sulla visibilità della Fondazione stessa.



piazza della repubblica

Questo è un comunicato stampa pubblicato il 06-05-2010 alle 18:16 sul giornale del 07 maggio 2010 - 748 letture