Rocconi: non c’è autentico amore di Dio se non si ama il prossimo

mons. gerardo rocconi 5' di lettura 10/07/2010 -

Mons. Gerardo Rocconi coomenta il Vangelo di domenica 11 luglio.



Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, un dottore della Legge si alzò per mettere alla prova Gesù e chiese: "Maestro, che cosa devo fare per ereditare la vita eterna?". Gesù gli disse: "Che cosa sta scritto nella Legge? Come leggi?". Costui rispose: "Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua forza e con tutta la tua mente, e il tuo prossimo come te stesso". Gli disse: "Hai risposto bene; fa’ questo e vivrai". Ma quello, volendo giustificarsi, disse a Gesù: "E chi è mio prossimo?». Gesù riprese: "Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gèrico e cadde nelle mani dei briganti, che gli portarono via tutto, lo percossero a sangue e se ne andarono, lasciandolo mezzo morto. Per caso, un sacerdote scendeva per quella medesima strada e, quando lo vide, passò oltre. Anche un levìta, giunto in quel luogo, vide e passò oltre. Invece un Samaritano, che era in viaggio, passandogli accanto, vide e ne ebbe compassione. Gli si fece vicino, gli fasciò le ferite, versandovi olio e vino; poi lo caricò sulla sua cavalcatura, lo portò in un albergo e si prese cura di lui. Il giorno seguente, tirò fuori due denari e li diede all’albergatore, dicendo: “Abbi cura di lui; ciò che spenderai in più, te lo pagherò al mio ritorno”. Chi di questi tre ti sembra sia stato prossimo di colui che è caduto nelle mani dei briganti?". Quello rispose: "Chi ha avuto compassione di lui". Gesù gli disse: "Va’ e anche tu fa’ così".


MAESTRO, COSA DEVO FARE?

Oggi Gesù racconta quella stupenda parabola detta del Buon Samaritano, parabola introdotta da una domanda: Maestro, cosa devo fare per ereditare la vita eterna? Sì, Gesù è il maestro al quale ci si può rivolgere per avere risposte alle grandi domande della vita, soprattutto quelle che riguardano il senso della vita. E di fronte a questa domanda Gesù invita a cercare nella legge di Dio dove c’è scritto: "Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua forza e con tutta la tua mente, e il tuo prossimo come te stesso". E proprio per spiegare chi è il prossimo, o meglio, per spiegare come farsi prossimo ad ogni uomo, Gesù racconta quella parabola, dove ovviamente appaiono dei personaggi. Chi rappresentano?

UN UOMO… UN SAMARITANO

Un uomo: rappresenta l’umanità che fa il suo viaggio nella storia; è ogni uomo che fa il suo viaggio della vita. Scendeva da Gerusalemme a Gerico: un percorso di 27 km con un dislivello di mille metri. Un percorso difficile e pieno di briganti. E’ il rischio della vita: è un cammino verso una bellissima patria, ma è un cammino rischioso. Incappò nei briganti: l’umanità è stata assalita da Satana ed è rimasta mortalmente ferita. E’ il dramma del peccato attraverso il quale satana, il vero delinquente, impedisce all’uomo di entrare nella patria. Chi salverà quell’uomo? Un Sacerdote e un levita passarono oltre: Non sarà la legge di Mosè, che il sacerdote del tempio e il levita rappresentano, a salvare. Gli ebrei cercavano la loro giustificazione nell’osservanza scrupolosa delle regole date da Mosè e nelle loro opere. Ebbene non saranno opere e nemmeno i nostri meriti a dare salvezza. Un Samaritano: Chi salva l’uomo incappato nel brigante-Satana è Colui che viene da molto lontano, ma si fa veramente vicino; è rifiutato e considerato l’ultimo, ma in realtà è colui che dona la vita. Il Samaritano rappresenta Gesù stesso che si china sull’umanità, versa olio e vino sulle sue ferite (possiamo vederci la grazia dei Sacramenti) e conduce il malcapitato nella locanda dove viene curato: la locanda rappresenta la Chiesa. Ovviamente il ferito non è salvato dal proprio sforzo ma gratuitamente dall’opera del Samaritano-Gesù. Anche tu fa’ così: l’invito è quello di essere imitatori di Gesù, testimoni della salvezza, strumenti di Gesù per la salvezza dei fratelli.

AMORE DI DIO E AMORE DEL PROSSIMO: COMANDAMENTI INSCINDIBILI

Chissà perchè Gesù ha scelto inizialmente come esempi negativi il sacerdote e il levita? Erano due personaggi apparentemente religiosissimi, ma con il cuore duro. Non era vera religiosità la loro! E Gesù vuol insegnare proprio questo: non c’è autentico amore di Dio se non si ama il prossimo. E nello stesso tempo non si ama nella verità e in profondità il prossimo se questo amore non è fondato sulla parola di Dio. In altre parole non si può dissociare fede e carità, amore di Dio e amore del prossimo, culto e fraternità, preghiera e servizio. Del resto Gesù afferma che il modo migliore di vivere l’Eucaristia è quello di imitarlo nel dono di se stesso. Dice Giovanni: Quando ebbe lavato loro i piedi, riprese le sue vesti, sedette di nuovo e disse loro: “Capite quello che ho fatto per voi? Voi mi chiamate il Maestro e il Signore, e dite bene, perché lo sono. Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i piedi a voi, anche voi dovete lavare i piedi gli uni agli altri. Vi ho dato un esempio, infatti, perché anche voi facciate come io ho fatto a voi. (Gv 13,12-15).






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 10-07-2010 alle 16:01 sul giornale del 12 luglio 2010 - 2666 letture

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