Rocconi: il Vangelo di domenica è una contemplazione della misericordia di Dio

Mons. Gerardo Rocconi Vescovo di Jesi 11/09/2010 -

Il Vangelo di oggi ci presenta le tre parabole della misericordia che Luca ci riporta al capitolo 15. Sì, è una contemplazione della misericordia di Dio. Dopo la prima la seconda Gesù conclude: Io vi dico, vi è gioia davanti agli angeli di Dio per un solo peccatore che si converte. Conosciamo infine molto bene la terza parabola, quella del padre misericordioso.



VANGELO DEL 12 SETTEMBRE
Dal Vangelo secondo Luca
In quel tempo, si avvicinavano a Gesù tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. I farisei e gli scribi mormoravano dicendo: «Costui accoglie i peccatori e mangia con loro».
Ed egli disse loro questa parabola: «Chi di voi, se ha cento pecore e ne perde una, non lascia le novantanove nel deserto e va in cerca di quella perduta, finché non la trova? Quando l’ha trovata, pieno di gioia se la carica sulle spalle, va a casa, chiama gli amici e i vicini e dice loro: “Rallegratevi con me, perché ho trovato la mia pecora, quella che si era perduta”. Io vi dico: così vi sarà gioia nel cielo per un solo peccatore che si converte, più che per novantanove giusti i quali non hanno bisogno di conversione.
Oppure, quale donna, se ha dieci monete e ne perde una, non accende la lampada e spazza la casa e cerca accuratamente finché non la trova? E dopo averla trovata, chiama le amiche e le vicine, e dice: “Rallegratevi con me, perché ho trovato la moneta che avevo perduto”. Così, io vi dico, vi è gioia davanti agli angeli di Dio per un solo peccatore che si converte».



A chi rivolge il suo discorso Gesù? Agli scribi e farisei che mormoravano! Lo rivolge ai giusti, a quelli che si comportavano bene, ma che non riuscivano a capire il modo di fare di Dio. Qual è allora il messaggio?

1- I modi di fare di Dio sono sempre diversi dai nostri, anche quando cerchiamo di fare il meglio. Dio stupisce sempre, e se non abbiamo un cuore sapiente, c’è il rischio che Dio addirittura ci scandalizzi. C’è poco da fare: Gesù la festa la fa con i peccatori. Invita alla conversione non gridando minacce e incutendo paura, ma offrendo misericordia e perdono. Dio è un Dio di amore, vuole essere amato, non temuto. Anche perchè sa che chi ha un rapporto di paura nei suoi confronti continua a peccare tranquillamente, angosciandosi poi; solo chi è conquistato dall’amore si converte fino in fondo e cambia vita.

2- Un secondo insegnamento è che in realtà siamo tutti peccatori, tutti in fuga. Solo la grazia di Dio ci trattiene dal compiere il male e solo la misericordia di Dio ci permette di rispondere ad una vocazione di amore.
Il mondo non è diviso fra buoni e cattivi, ma fra chi sa di essere amato e perdonato da Dio e chi ancora non lo sa o non lo vuol sapere.
La gratitudine e la gioia del perdono ricevuto devono caratterizzarci.
Ma proprio perchè perdonati e amati, non possiamo permetterci di giudicare i fratelli e di essere gelosi dell’amore che Dio ha per altri.
In ogni caso nessuno è migliore degli altri. ice San Francesco: Senza la grazia di Dio non saremmo migliori di nessuno...

3- Ecco allora il terzo insegnamento: se per grazia abbiamo potuto fare anche un piccolo passo nella fede e nell’amore, è ora necessario imitare la misericordia di Dio, per diventare strumenti del suo amore.

In altre parole c’è da imparare a sentire come Dio, ad avere il cuore misericordioso come quello di Dio che ha avuto compassione dell’uomo peccatore. Lo ha cercato, si è dato da fare, ha pagato a caro prezzo la sua misericordia, donando il suo Figlio e sacrificandolo sulla croce. E allora sentirsi amati e perdonati e perciò capaci di opere di giustizia, significa come Gesù imparare a donare se stessi, spendersi, faticare, predicare, pregare, fare opere penitenziali, perchè ogni uomo possa essere toccato dalla misericordia di Dio.






Questo è un articolo pubblicato il 11-09-2010 alle 14:35 sul giornale del 13 settembre 2010 - 969 letture

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