contatori statistiche

UAAR: Il Sole delle Alpi della scuola di Adro ed il Crocifisso dell'ospedale di Jesi

Sole delle Alpi 8' di lettura 09/10/2010 -

La delegazione UAAR di Senigallia, denunciando ciò che tristemente e violentemente stà accadendo, nella nostra realtà locale quotidiana, come in tutto il nostro paese del resto, invita pubblicamente i cittadini tutti, ad un momento di riflessione e di approfondimento di un bizzarro caso di parallelismo e doppiopesismo.



I cittadini italiani, assuefatti ormai alla propaganda mass-mediatica di questo e di quello, risultano totalmente incapaci di scindere e scremare, o identificare e riconoscere, il Principio di Laicità dello Stato, che trova fondamento nella Costituzione Italiana. Impossibile di conseguenza riconoscere dove viene nascosta la propaganda ideologica politica e religiosa, anche quando a farne le spese, risultano essere i nostri stessi figli, che impotenti vengono indottrinati e subdolamente indirizzati, in modo coatto e meschino.

Mentre la recentissima, attualissima ed ennesima polemica nazionale, sui 700 simboli del "Sole delle Alpi", inseriti in ogni dove a pioggia, in una scuola pubblica del Comune di Adro (BS) dal Sindaco Leghista, Oscar Lancini, impazza su tutti i giornali, le tv e perfino in Parlamento ed al Quirinale, noi cittadini italiani ci chiediamo, quasi tutti sdegnati, inorriditi e contrari, come sia possibile che un Sindaco si sia permesso di trasformare una scuola pubblica, quindi di tutti, in una scuola sostanzialmente inneggiante al suo partito.

Premesso che gli stessi leader dello stesso schieramento politico di questo Sindaco, come per esempio il Ministro delle Riforme per il Federalismo Umberto Bossi, o per esempio, lo stesso Ministro dell’Interno Roberto Maroni, hanno sostanzialmente preso le distanze dalle bizzarre iniziative del Primo Cittadino, liquidando a mezza bocca la questione, come un’esagerazione palese da parte dell’Amministratore della Città, dobbiamo necessariamente registrare e tenere a mente, gli innumerevoli interventi ed inviti del Ministro del MIUR, Mariastella Gelmini a rimuovere i simboli leghisti dalla scuola. Gli svariati appelli e forti sollecitazioni del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, a togliere la verde simbologia cara alla Lega. Un paio di manifestazioni di piazza del PD. Opposizione, stampa, intellettuali ed opinione pubblica… Insomma, tutti concordi e ben fermi, contro la presenza di quei simboli nelle aule della scuola “G. Miglio” (!!!) di Adro. A questo punto quindi, diventa impossibile negare, che se l’Italia è sulla carta politicamente divisa, almeno su questa vicenda, sembrerebbe estremamente evidente, l’unità nella condanna della pensata faziosa del “padano” Sindaco.

Tutti uniti nella condanna e quindi, “via i simboli leghisti dalle scuole pubbliche” ma qualcosa non torna… Facciamo un passo indietro.

È notizia di qualche giorno fa’, che all’Ospedale di Jesi (AN), un privato cittadino non-credente di nome Ennio Montesi, abbia richiesto, prima agli operatori sanitari, poi ai dottori ed infine agli organi dirigenziali la rimozione dalla sua camera di degenza, dei simboli religiosi cristiani (crocifisso), che solo nel nostro paese, trovano una diversa collocazione rispetto ad una cappella, una chiesa o un santuario, dove risulta più ovvio e naturale che stiano, in considerazione soprattutto che l’Ospedale è pubblico, quindi laico, e conseguentemente aperto anche ad altri cittadini di diverso orientamento religioso o non religioso. Oltre che al rifiuto delle educate e logiche richieste del Montesi, per tutta risposta, è stato fatto trovare sul suo comodino, appena uscito dalla sala operatoria, oltre che gli orari delle celebrazioni della messa nella cappella dell’Ospedale, anche un depliant, con tanto di “Preghiera del malato”. Nessuna parola, nessun articolo, nessun caso e silenzio totale da parte delle istituzioni, dei politici nostrani e dell’opinione pubblica.

Inutile ricordare il caso “Lautsi Albertin vs Italia” con la sentenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo che condannava l’Italia a rimuovere i crocifissi dalle aule scolastiche. Inutile ricordare ai cittadini come reagirono a questa sentenza, i politici quasi tutti, gli opinionisti delle tv trash-nazionale, alcuni giornalisti di parte, la maggioranza dell’opinione pubblica intervistata fuori dalle chiese ed ovviamente il clero. Anche in quel caso ci fu uno sdegno collettivo ed una seria presa di posizione dello Stato, concretizzatasi con il ricorso alla “Grande Chambre”, ancora in fase di delibera. Inutile ricordare che in quel caso, lo stesso sdegno si manifestò in episodi di violenza (scritte e disegni di croci sulle mura di casa Albertin) e discriminazione (cartelli con scritta “Wanted” sotto la foto della famiglia, affissi per la città di residenza), nei confronti della famiglia promotrice che denunciò l’indebita presenza dei crocifissi nelle aule scolastiche pubbliche. Silenzio. Assordante silenzio, e quindi complicità.

Il Presidente della Repubblica Napolitano, come anticipato sopra, è intervenuto sul caso dei simboli della Lega ostentati nella scuola elementare di Adro, “tuonando” contro l’iniziativa leghista perché, a suo giudizio, "nessun simbolo identificabile con una parte politica può sostituire, in sede pubblica, quelli della nazione e dello Stato, né questi possono essere oggetto di provocazione e sfide".
Questo giudizio, del Presidente Napolitano, ci trova assolutamente d'accordo: ma altrettanto ci chiediamo dove sia finita la “coerenza” nell’altro caso. Il Presidente ci ricorda, giustamente, che in Italia vige il principio “supremo” del “pluralismo politico”, in virtù del quale (art. 49) “tutti i cittadini hanno il diritto di associarsi liberamente in partiti”, ma nessuno si può arrogare il diritto di “marcare” le istituzioni pubbliche con simboli politici di parte, visto e considerato che le Istituzioni appartengono a tutti gli italiani. Ma dell’altrettanto supremo principio costituzionale del “pluralismo religioso”, in virtù del quale “tutte le confessioni religiose sono eguali di fronte alla legge”, sicché i cattolici non possono arrogarsi il diritto di “marcare” con i crocifissi le scuole, i tribunali, gli ospedali, le caserme e gli uffici pubblici, che appartengono anch’essi a tutti gli italiani, e non ai cattolici, probabilmente il Presidente ne ha perso memoria… Come mai, Napolitano, non ha altrettanto “tuonato” contro questo sopruso della Chiesa, del Vaticano e dei Cattolici e, anzi, è intervenuto nella causa intentata dalla cittadina Lautsi Soile contro l’Italia dinanzi alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo sostanzialmente per auspicare che la Grande Camera “ribalti” la sentenza che ha condannato l’Italia accogliendo le tesi del Governo.

Il doppiopesismo e la conseguente discriminazione ed intolleranza di cui i non credenti si sentono oggetto stanno tutte qui: Nel primo caso, quello in cui si riconosce il pericolo di un indottrinamento partitico ideologico nei confronti dei nostri figli in una scuola pubblica che dovrebbe essere priva e scevra di qualsiasi simbolo, ci si sdegna collettivamente e si punta a condannare e prendere immediatamente i provvedimenti dovuti.
Nel secondo caso, quello in cui un alunno non credente o diversamente credente, deve per forza di cose, assistere a cinque ore di lezioni per nove mesi l’anno per almeno dodici anni della sua vita, seduto sotto un simbolo ideologico religioso che non gli appartiene, addirittura ci si sdegna, se questo alunno ne richiede la rimozione e si arriva ad inoltrare un ricorso di Stato contro un tribunale internazionale che e’ preposto a far rispettare i diritti umani.

Visto che non ci sono differenze sostanziali, tra un simbolo politico ed un simbolo religioso, esposti entrambi in un luogo che dovrebbe essere il più neutrale, laico ed equilibrato possibile, proprio perché pubblico ed aperto ed al servizio di tutti i cittadini, e’ con estrema umiltà che si avrebbe la pretesa di capire il motivo dei diversi atteggiamenti da parte dei politici, da parte dell’opinione pubblica, da parte della stampa e da parte dei media. Forse tutti ritengono evidentemente che il vecchio adagio secondo il quale sia meglio essere, forti coi deboli e deboli coi forti, sia tutt’oggi, la retta via da seguire in questioni di questo tipo? O forse si ritiene che il principio di “pluralismo religioso”, in questo paese, valga solo per gli adepti cristiani e non per quelli ebrei, quelli mussulmani, quelli buddisti o quelli che si professano atei?

Nel frattempo l’UAAR e tutti i non credenti suoi soci e simpatizzanti, non si stancheranno mai di ribadirlo: non ci sono bambini cristiani, ci sono soltanto figli di genitori cristiani, così come non ci sono bambini conservatori, democratici o leghisti. Ci sono soltanto figli di genitori conservatori, democratici e leghisti. Al di sotto di una certa età, si è troppo piccoli per sapere se si crede, se si vuol far propria un’ideologia, se si è cristiani, mussulmani, leghisti, di destra o di sinistra. Non esiste nessun bambino leghista. Non esiste nessun bambino cristiano. Che gli adulti tutti, dimostrino quindi un minimo di buonsenso nel non “marcare” il territorio con i propri simboli di propaganda politica religiosa, e nel non imporre le proprie idee, alle giovani menti innocenti.

Paul Manoni
Referente UAAR della delegazione di Senigallia


da Paul Manoni
Referente UAAR della delegazione di Senigallia





Questo è un comunicato stampa pubblicato il 09-10-2010 alle 17:11 sul giornale del 11 ottobre 2010 - 3486 letture

In questo articolo si parla di politica, UAAR, sole delle alpi, legsa nord, Ennio Montesi, paul manoni

Licenza Creative Commons L'indirizzo breve è https://vivere.me/c7c





logoEV
logoEV