Cade dal tetto della Scavolini, morto un operaio

eliambulanza in volo 11/10/2010 -

Un operaio di 33 anni di Senigallia, Daniele Cappella, è morto cadendo dal tetto dell'azienda Scavolini a Pesaro.



Un volo di otto metri. L'incidente è avvenuto lunedì mattina attorno al 8.30 quando l'operaio, dipendente della ditta Edra Ambiente, stava rimuovendo dal tetto della fabbrica alcune lastre di eternit. Poi il terribile incidente. Il 33enne è caduto da un'altezza di 8 metri riportando ferite in tutto il corpo. Secondo le ultime ricostruzioni, Cappella avrebbe calpestato una lastra non rinforzata che ha ceduto sotto il suo peso.

Valutata la gravità dell'uomo è intervenuta anche l’eliambulanza, ma non è stato possibile trasportare il senigalliese all’ospedale regionale di Torrette, ad Ancona, proprio per le condizioni di estrema gravità. Cappella è morto poco dopo all'ospedale San Salvatore di Pesaro. Sul luogo dell'incidente sono intervenuti i carabinieri e gli ispettori del lavoro dell’Asur.

La Scavolini, in una nota, ha rivolto "le più sentite condoglianze alla famiglia di Daniele Cappella". "Il Gruppo Scavolini -prosegue la nota diramata dall'azienda- da sempre impegnato nella protezione dei propri lavoratori, è profondamente addolorato per quanto avvenuto". L'azienda pesarese ha precisato inoltre di aver commissionato i lavori di installazione di un impianto fotovoltaico sul tetto del proprio stabilimento industriale, "previa rimozione della precedente copertura alla ditta Energy Resources, con cui collabora la Edra Ambiente", la società per cui lavorava l'operaio deceduto.






Questo è un articolo pubblicato il 11-10-2010 alle 14:01 sul giornale del 12 ottobre 2010 - 1332 letture

In questo articolo si parla di cronaca, lavoro, riccardo silvi, pesaro, eliambulanza, daniele cappella

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Mirco Regni

Commento sconsigliato, leggilo comunque

Una ennesima vittima del lavoro, ma che paese è questo dove esci il mattino per andare a guadagnarti il pane e non sai se tornerai a casa. Troppe morti sul lavoro per essere un paese civile. Perchè non vengono potenziati i controlli, anzi, al contrario, gli ispettori sono sempre meno rispetto alle esigenze.
In questo momento il mio pensiero va alla famiglia.

mauro p.

CIAO DANIELE. UN ABBRACCIO A MARCELLA E MARIO.

Un altro angelo è salito al cielo.....il mio pensiero va alla mamma Marcella con cui ho riso e scherzato sabato pomeriggio...un abbraccio forte a Marcella e Mario...oggi i nostri occhi sono solo pieni li lacrime per l'ennesima morte bianca....

E di sicuro sulla sua bara non ci sarà il tricolore. Come se un morto sul lavoro valga meno di un soldato.

Rafaeli Claudio

Terribile, terribile davvero!! E' una sequenza senza fine le morti di lavoratori sul luogo di lavoro. La competizione sempre più parossistica fa si che le norme di sicurezza, la tutela della salute siano diventati solo dei vaghi ricordi,l'importante è produrre con tempi sempre più stretti, a costi sempre più concorrenziali. Se poi ci scappa il morto si piange la fatalità, ma siamo ipocriti, sappiamo che il fato centra poco...è una questione di probabilità. Per essere competitivi e per portare via il lavoro al concorrente si negano e si eliminano le più elementari norme di sicurezza. Si lasciano morire in incidenti evitabili migliaia di persone ogni anno, senza contare chi rimane segnato a vita o muore per le malattie derivate dalla presenza di agenti patogeni incontrati sui posti di lavoro.
E' una autentica strage! Ed è vergognoso che quasi nessuno paghi per questa autentica mattanza. Chi ha l'obbligo di controllare che fine ha fatto??
Il Ministro, l'Assesore competente in materia quali misure adottano? Non è una mia domanda ma lo gridano con dolore le Famiglie delle vittime. Quale Autorità ha il coraggio di rispondere a questa semplice domanda???

I morti in guerra servono alla politica per giustificare le loro scellerate scelte, la loro inadeguatezza all'amministrazione pubblica, il loro poco senso di civiltà.
Non si deve morire lavorando e non si può e non si deve chiamare eroe chi muore di lavoro, che faccia il soldato o il carpentiere.
Le disgrazie accadono dovunque e per i più disparati motivi, Daniele, che ricordo per la sua spensierata simpatia nonostante il dolore che si portava dentro, è una vittima delle circostanze, circostanze aggravate dalla negligenza di chi era preposto alla sicurezza nel cantiere di lavoro. Il fatto che le imprese sono costrette a lavorare al ribasso, dovendo per questo tagliare personale, formazione e attrezzature, sono una grossa responsabilità della politica e dei legislatori.
Quando ogni giorno entro nel mio cantiere di lavoro, la prima cosa che faccio è ripetermi che la pelle devo salvarmela da solo, che la mia prima difesa contro l'infortunio è la mia coscienza e la mia concentrazione.
Lavorare per vivere, questo mi basta e mi avanza.
Ragazzi, proteggetevi da soli che la sicurezza non è mai abbastanza.