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Rocconi: 'Il vangelo ci insegna a pregare con umiltà'

Mons. Gerardo Rocconi Vescovo di Jesi 4' di lettura 23/10/2010 -

Mons. Gerardo Rocconi commenta il Vangelo di domenica 24 ottobre.



In quel tempo, Gesù disse ancora questa parabola per alcuni che avevano l’intima presunzione di essere giusti e disprezzavano gli altri: «Due uomini salirono al tempio a pregare: uno era fariseo e l’altro pubblicano. Il fariseo, stando in piedi, pregava così tra sé: “O Dio, ti ringrazio perché non sono come gli altri uomini, ladri, ingiusti, adùlteri, e neppure come questo pubblicano. Digiuno due volte alla settimana e pago le decime di tutto quello che possiedo”. Il pubblicano invece, fermatosi a distanza, non osava nemmeno alzare gli occhi al cielo, ma si batteva il petto dicendo: “O Dio, abbi pietà di me peccatore”. Io vi dico: questi, a differenza dell’altro, tornò a casa sua giustificato, perché chiunque si esalta sarà umiliato, chi invece si umilia sarà esaltato». Parola del Signore.

PREGARE CON UMILTA’

Gesù ancora parla di preghiera. Ci aveva insegnato a pregare con insistenza. Oggi il vangelo ci insegna a pregare con umiltà. Per aiutarci Gesù ci presenta, con una parabola, altri due modelli di preghiera: un esempio negativo e un esempio da imitare. E’ la bellissima parabola del fariseo e del pubblicano al tempio.

IL FARISEO

Il fariseo: egli prega “stando in piedi verso sè”. Così dice il testo greco. Non è di fronte a Dio ma di fronte a sè. Contempla se stesso. Certo, egli sta dicendo cose giuste. Parla con il Signore, gli presenta la sua vita e lo ringrazia per quello che è. Soprattutto prende le distanze dagli altri che considera tutti malvagi. Lui solo è giusto! E Gesù è duro con il fariseo! Ma perchè la preghiera del Fariseo è falsa, inutile, dannosa? Perchè è la preghiera meno cristiana che si possa fare. Quella preghiera fa affidamento sulle proprie opere di giustizia e non sulla misericordia di Dio. Quella preghiera presume di salvarsi per i propri meriti e non per il dono di Dio che gratuitamente ci salva per mezzo del sangue di Gesù. La preghiera del fariseo sotto forma di ringraziamento in realtà non è altro che un’autosoddisfazione. Egli è soddisfatto di se stesso e fa il conto dei suoi meriti. La sua preghiera non esprime nè vera fede, nè vero amore. Sta semplicemente passando a Dio un conto di meriti che non ha. La sua idea di Dio è quella di un contabile di meriti e distributore di ricompense.

IL PECCATORE

Il Pubblicano invece giunge al tempio senza diritti, cosciente dei suoi peccati. Si mette di fronte a Dio con il cuore contrito. Resta lontano: non ha nulla da offrire. E soprattutto lo sa, ne è cosciente. E pertanto non può che implorare misericordia. Implora perdono, crede soprattutto in un Dio che salva, che fa sovrabbondare la sua grazia dove aveva abbondato il peccato. E il suo grido pertanto è la preghiera del cieco e dei lebbrosi: “Abbi pietà di me”. Il pubblicano ha compreso il disegno di Dio che vuole riconciliarsi con i peccatori. E si pone di fronte a Dio con tutta la sua povertà. La sua preghiera è la preghiera del povero bisognoso di misericordia, la preghiera del vero sapiente che si accorge “della sua malattia e quindi corre dall’unico medico che può salvarlo”.

GESU’, IL MEDICO CHE CERCA I MALATI

Luca all’inizio della parabola ci diceva chi erano i destinatari della parabola stessa: “Alcuni che avevano l’intima presunzione di essere giusti e disprezzavano gli altri”. Pensare di essere giusti con i propri mezzi è semplice presunzione. Il disprezzare tutti gli altri in base alla personale giustizia, che non c’è perchè si tratta solo di presunzione, è stupidità. Gesù già lo aveva spiegato il motivo per cui era venuto, alla ricerca dei malati, dei peccatori: “Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati. Infatti non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori” (Mt 9,10-13). La realtà è che tutti siamo peccatori, tutti bisognosi di salvezza. Solo che qualcuno se ne accorge e lo ammette, qualcuno, invece, presume di non aver bisogno di salvezza e di misericordia. E Gesù può essere il medico solo di chi lo accoglie. Il Fariseo nella sua preghiera formalmente vera, presume di non aver bisogno di Gesù; il pubblicano, invece, riconosce di aver bisogno del medico, si apre alla misericordia ottenendo salvezza e un cuore nuovo, convertito.

PREGARE CON UMILTA’

Pregare con umiltà. Cos’è l’umiltà? No, non è un atteggiamento da depressi o avviliti, o complessati. E’ l’atteggiamento di chi ha consapevolezza che, del suo, è povero, non ha nulla. Ma è ugualmente gioioso perchè sa che Dio fa grazia e riempie di doni: l’umile è quello che sa riconoscere la sorgente di ogni dono che porta in sé. E allora non si illude di salvarsi da solo, ma con fiducia si affida alla misericordia di Dio.






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 23-10-2010 alle 17:51 sul giornale del 25 ottobre 2010 - 2508 letture

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